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@senza-piangere
Annie Hall (1977)
Dentro mi sto accartocciando
"Anche oggi il vomito è rosso,
non è per qualcosa che ho mangiato.
Sono i miei pezzi di cuore
bloccati nello scarico."
~senza-piangere
incrocia le sua dita alle mie
e il mio cuore perde un battito.
lo guardo,
si accende una sigaretta che sta consumando con il rumore dei suoi pensieri.
fissa il vuoto.
il paesaggio attorno a noi si è fatto più nitido, riesco a vedere il sole adesso.
mi riscalda la pelle quasi come la sua felpa nera.
lo stringo forte a me e cancello ogni pensiero.
il suo profumo mi inebria le narici creandomi una dipendenza da cui sono ancorata, incapace di lasciarlo andare.
"perché mi fissi?"
chiudo gli occhi, ispirando il nostro amore nell'aria e lascio che mi consumi all'interno come una candela che non riesce a sovrastare il potere della sua stessa fiamma.
apro gli occhi e non riesco a vedere nulla oltre a noi.
"con te mi sento a casa" dico
lasciandolo immobile.
via (senza-piangere)
"aspettavo un tuo bacio
come si aspetta che fioriscano
gli alberi di ciliegio
in primavera." 🌸
-senza-piangere 🌙
non ho mai dato peso
alla parola "noi"
ho sempre pensato che fossimo io e te
e nessun'altro.
ma cazzo, dire "noi"
mi pesa nel cuore come un macigno
di tanto tanto amore.
voglio solo vivere di noi.
vorrei solo viverti.
~senza-piangere 🌙
porco dio con te mi sento a casa.
solo tu mi fai questo effetto.
mi sento sulle nuvole, altro che su Marte.
mi sento così vuota...
ricordo che soffrii per la mancanza di mio padre come se fosse stato un coltello gelato tra le mie costole.
avevo circa 6 anni..
i miei genitori litigavano spesso.
passavo metà della giornata a scuola e poi a casa a studiare.
"casa", quattro mura, una mansarda vecchia che non era neanche nostra, troppo piccola per contenere un armadio mio, troppo piccola per tre persone..
seppur adesso provi a sforzarmi non riesco a trovare ricordi belli in quella casa senza le urla dei miei genitori che sbattevano contro i muri di legno e si ributtavano nella mia pelle.
qualche volta mamma faceva le torte oppure capitava che facessi i biscotti insieme a lei, tornava stanca dal lavoro e il suo sorriso si spegneva sempre di più, giorno dopo giorno..
ricordo anche che nei giorni fortunati, in cui mio padre andava a lavorare, tornava a casa e mi portava due bustine degli amici cucciolotti, figurine che tutte le mie compagne avevano e avevano già riempito l'album perché se lo potevano permettere.
ricordo che avevo un comodino con tutti i miei peluches, alcuni tra questi li conservo ancora e delle volte il profumo mi riporta di nuovo in quella casa, in quell'incubo.
in inverno faceva troppo freddo, le pareti erano ghiacciate e mi consolavo solo tra la chitarra di papà che suonava sulle note di pino daniele, il suo cantante preferito e le urla di mamma perché non le piaceva la musica e a poco a poco stava iniziando ad odiare anche lui.
gli ultimi tempi li ricordo benissimo, ricordo che non si abbracciavano più, mio padre spariva per giornate intere e mia madre aveva sempre quello sguardo spento e sorrisi finti che riservava solo a me.
penso che l'unica ad aver sentito davvero il crack, la rottura del rapporto sia io, seppur la mia tenera età. loro stavano solo cercando di resistere ancora per un po' ma la rottura defininitiva la sentì io ancora prima del loro divorzio.
quando papà tornava speravo sempre che mi portasse le figurine, che poi non mi interessavano così tanto, erano solo coccole che non avevo da tempo dai miei genitori, troppo indaffarati ad urlarsi contro e ad andare a lavorare per arrivare a fine mese, quindi costretti a lasciarmi sempre da nonni e zii e persone di cui non ricordo il volto.
ricordo bene che una sera papà non tornó a casa, e ricordi che rimasi ad aspettarlo nel letto dei miei mentre mia madre piangeva girata dall'altra parte perché non voleva mostrarsi debole davanti a me. ricordo che guardai la porta fino ad addormentarmi nell'attesa che sarebbe arrivato prima o poi, nell'attesa che mi avrebbe riabbracciato.
ricordo che dormii nel suo cuscino, addormentandomi con il suo odore, piangendo.
la mattina dopo svegliandomi, non lo trovai, non c'era alcuna traccia di lui.
le sue cose erano ancora in quella casa, ma di lui nessuna traccia.
"quando torna papà?" chiesi a mia madre ma non ricevetti alcuna risposta.
alla fine la risposta la capii da sola,
non sarebbe tornato più.
le sue cose sparirono subito dopo e io mi sentii un vuoto allo stomaco che non mi fece mai più ritornare la stessa.
a scuola tutti i bambini erano felici e spensierati, ridevano e si divertivano, io invece piangevo perché non c'era nessun papà ad aspettarmi all'uscita e non c'era nessun papà a prepararmi la merenda per la scuola.
ricordo che non lo vidi per mesi, poi finalmente ci vedemmo.
ero così felice di vederlo, ma in lui non trovavo più affetto e via via questa cosa mi scavó un buco sempre più profondo.
dentro di me non avevo più il loro amore che cresceva sempre di più, nei loro occhi vedevo solo colori spenti in cui non riuscivo a scorgere sentimenti positivi, nei loro abbracci distinti e separati non mi sentivo più completa, abbastanza.
la casa che aveva preso, era una casa minuscola fuori città, ricordo che aveva dozzine di scale, un letto enorme e una vasca da bagno inquietante.
ricordo che non volevo stare con lui, volevo ritornare a casa.. avrei voluto che venisse con me,avrei voluto che tutto questo fosse stato solo un bruttissimo incubo, uno scherzo, una finzione. invece no, la me di 6 anni si ritrovó a crescere troppo in fretta e da sola.
mia madre lavorava sempre e io stavo sempre sola a casa, via via il mio cuore iniziò a marcire e inizió a materializzarsi l'odio nei confronti di mio padre che mi aveva abbandonata e mi aveva lasciata sola a fare i conti con me stessa e i miei demoni interiori.
ci vedevamo pochissimo, il giorno del mio compleanno, per natale e a volte anche per pasqua.
ricordo che alle recite della scuola speravo solo che lui venisse a vedermi, imparavo le poesie a memoria e litigai anche per avere più parti nella recita perché volevo la sua ammirazione.
ogni volta che entrava un genitore, speravo sempre che fosse lui, speravo che forse questa volta sarebbe venuto alla mia recita, o alla mia festa di carnevale, ma non veniva mai nessuno, mia madre tra 3 lavori riusciva a venire e mi riservava quel solito sorriso ed era così fiera di me... ma a me non bastava.
speravo fino all'ultimo la sua entrata dalla porta della mia classe elementare, e mi ripetevo che lo avrei perdonato anche per il ritardo, anche se la festa era ormai finita, ci speravo fino all'ultimo.
ma lui non venne mai.
c'erano giorni in cui non ricevetti nessun regalo di natale, o nessun uovo di pasqua o nemmeno una torta di compleanno ma non c'era un giorno in cui non speravo di vederlo.
dormivo al suo posto perché la casa era troppo piccola per ospitare un altro letto e non avevo posto per le mie cose, mi addormentavo fissando la porta, come quel giorno ma puntualmente quando mi risvegliavo, le sue cose non erano tornate al suo posto, non c'era più lui a svegliarmi, e non c'era più il suo profumo in casa.
all'età di 8 anni iniziai ad odiare me stessa e ad odiare lui. avevo bisogno della sua approvazione, quindi studiavo moltissimo, ero diventata la prima della classe solo per farmi dire "brava" al telefono da lui, iniziai ad elemosinare le sue attenzioni.
un giorno mia madre e mia nonna mi portarono da una psicologa per bambini perché a scuola facevo disegni inquietanti con gente morta e sangue sparso ovunque, diedero la colpa al divorzio dei miei, ma nessuno capì che tutto questo creó un solco profondo dentro di me, un vuoto incolmabile e mi fece adottare meccanismi distruttivi e autodistruttivi.
mi disseró che era un trauma e che avevo una forte paura dell'abbandono e delle persone.
ma io continuavo sempre di più a marcire all'interno, finché morii.
avevo pensieri suicidi già all'età di 9 anni e a 11 presi la mia prima lametta e la passai sul braccio cercando di colmare l'immenso vuoto che mi stava divorando.
poi iniziai via via a cadere sempre di più nella malattia.
la malattia si prese tutta la mia spensieratezza, tutta la mie felicità.
passavo giornate intere a camminare, a fare le scale. passavo giornate intere al bagno a vomitare anche l'anima cercando di sentirmi meglio, poi mi sentivo troppo stanca e dormivo tutto il pomeriggio.
passavo giornate intere a scrivere numeri su fogli di calorie, pesi e masse corporee, ad evitare di mangiare e trovare scuse per nascondere i tagli.
chiusi definitivamente il rapporto con mio padre che mi stava deteriorando sempre di più perché mi trattava male e non riusciva a capirmi.
il giorno stesso mi tagliai seriamente e settimane dopo mi ammalai.
iniziai a dimagrire molto ma la cosa mi faceva stare meglio e andava bene così.
ma l'assenza di mio padre mi deteriorava ancora e ancora.
continuai nella mia malattia arrivando a pesare 38 kg e perdere i capelli. i miei occhi si erano spenti e il mio sorriso pure.
mi sentivo in mare aperto con un peso sulle tasche, ero incapace di salire in superficie.
andavo al mare con i polsini sui polsi o decine di elastici che prudevano e facevano male e in estate evitavo di mangiare, l'unica cosa che mangiavo era solo l'anguria oppure una pallina di gelato piccola al limone.
la mia vita si stava distruggendo pezzo per pezzo sempre di più e non trovavo nessun motivo per non accasciarmi a fondo e fissare la superficie dell'acqua come una meta lontana e un'occasione ormai perduta.
la continuerò promesso. 🌙
vento.
soffia il vento forte stasera.
mi ricorda un po' te.
mi ricorda un po' noi.
tanto rumore per niente.
che rumore era poi..
il rumore delle nostre litigate
o il rumore delle nostre risate..?
e poi chiamarlo rumore..
le parole viaggiavano, viaggiavano fino a toccare l'orgoglio.
che poi perché? per cosa?
non l'ho mai capito.
dicevi che litigavamo tanto solo perché ci tenevamo troppo.
beh ma perché adesso non ci teniamo più per mano?
perché adesso non mi tieni ancora testa come nelle litigate?
perché adesso non ci teniamo più appesi in un amore che ci rendeva felici?
perché non mi vieni a riprendere?
saresti veloce e rumoroso come il vento..
vorrei soffiarti via dalla mia testa,
dare più forze al vento per farti volare via da me
ma non ci riesco
e forse non voglio proprio..
~senza-piangere 🪐📌
questo tempo profuma di noi,
profuma delle nostre risate,
delle nostra dita incrociate,
del nostro amore nell'aria.
questo tempo profuma di canzoni ascoltate insieme,
dei pomeriggi sul divano, abbracciati
dei pianti sulla tua spalla.
profuma di segreti confessati,
di fiducia reciproca
e occhi colmi di felicità.
profuma di battiti accelerati,
della voglia di vedersi,
dei nostri baci in quei pomeriggi di sole.
questo tempo profuma di te,
profuma di me,
profuma di noi, dei nostri odori intrecciati tra loro come in una danza,
profuma del nostro amore.
-senza-piangere🪐📌
quegli occhietti li vedrei anche in futuro
su un'altra persona più piccola
e continuerei a guardarli allo stesso modo
~asuna
e continuerei a guardarli allo stesso modo📌
"Anche oggi il vomito è rosso,
non è per qualcosa che ho mangiato.
Sono i miei pezzi di cuore
bloccati nello scarico."
~senza-piangere
E’ come se tu stessi urlando ma nessuno riuscisse sentirti!
Pensiero giusto.
Quando avevo 15 anni e mi trovai la ragazza, mio padre mi comprò dei preservativi. Durante l'adolescenza nessuno mi ha mai criticato quando uscivo con diverse ragazze. Attualmente continua così. Nessuno mi giudica quando voglio farmi una ragazza e prendo l'iniziativa. Nessuno mi vigila i vestiti, dicendo che devo fare attenzione a come mi vesto. Nessuno mi ripete che devo fare attenzione perchè “le donne pensano solo al sesso”. Nessuno pensa che le mie ex stessero con me solo per scopare. Non sono mai stato giudicato perchè avevo dei preservativi nello zaino o nel portafoglio e non li ho mai nascosti ai miei genitori. Non mi hanno mai detto che per sposarmi devo essere vergine, essendo un uomo. Non mi hanno mai ripetuto che “L’uomo deve valorizzarsi” o “Fatti rispetto”. Il mio sesso ottiene il rispetto da sè. Quando esco per strada nessuno mi chiama “gnoccone”. Nessuna sconosciuta mi dice “sexy” in tono aggressivo. Io posso camminare per strada mangiando un gelato tranquillamente, perchè so che non sentirò niente come “Lascia stare il gelato e vieni qui a ciucciarmi”. Io posso perfino camminare per strada mangiando una banana. Non ho mai dovuto attraversare una strada per sviare un gruppo di donne al bar, che mi diranno qualcosa al mio passare, lasciandomi pieno di vergogna. Io non sono mai stato seguito da una donna in macchina mentre tornavo a casa a piedi. Io posso prendere la metro piena di gente tutti i giorni con la certezza che nessuna donna si sfregerà su di me con pervertite intenzioni. Non ho mai sentito dire che qualcuno del mio sesso sia stato stuprato da un gruppo di donne. Posso prendere l’autobus da solo di notte, non ho paura di essere stuprato in qualsiasi momento. Questo rischio non esiste nella testa delle persone del mio sesso. Quando esco di notte, posso indossare quello che voglio. Se soffrirò qualche tipo di violenza, nessuno mi incolperà dicendo che ero ubriaco o a causa dei miei vestiti. Se, un giorno, io fossi stuprato, nessunò andrà dicendo che la colpa è mia, che ero in un posto inadeguato, che ero vestito indecentemente. Nessuno giustificherebbe l’atto dello stupratore. Io sarei trattato come VITTIMA. Quando ho una relazione sessuale con una donna subito, al primo appuntamento, sono praticamente appaludito. Nessuno mi chiama “troione”, “facile”, “gigolò” per avere del sesso occasionale ogni tanto. 99% dei siti pornografici sono fatti per piacere a me e agli uomini in generale. Nessuno resta scioccato quando dico che guardo porno. Nessuno mi giudicherà mai perchè dico che mi piace scopare. Nessuno mi giudicherà mai se mi vede leggere libri erotici. Nessuno resterebbe scandalizzato se dicessi che mi masturbo. Quando ho lo stesso incarico di una donna nell’ambito lavorativo, non prenderò mai meno soldi di lei. Se fossi promosso ad un livello più alto, nessuno sparlerebbe dicendo che probabilmente sono andato a letto con il mio capo. Le persone riconoscerebbero il mio merito. Se dovessi viaggiare per lavoro e dovessi lasciare i figli con la madre qualche giorno, nessuno mi darebbe dell’irresponsabile. Nessuno trova anormale se a 30 anni io non ho ancora avuto dei figli. La società non vede la mia verginità come un trofeo. Se io esco con dei determinati vestiti nessuno mi dice “Se le va a cercare”. Se io fossi in discoteca e una donna mi facesse del sesso orale, non sarei io ad essere sparlato. Nessuno mi chiamerebbe “puttanone” e neanche direbbero “E poi ha anche il coraggio di scrivere frasi d’amore su Facebook”. Se in qualche modo si diffonde un video dove sto avendo una relazione sessuale con una donna in pubblico, nessuno mi criticherà o insulterà. Non sarei uno schifoso puttaneire, uno stronzo, un disgraziato. Sarei solo un uomo. Compiendo il mio copione da macho. Nessuno dice che è mancanza d’igiene se non mi depilo. Nessuno mi giudica se sono un padre single. Non mi proibirebbero mai di occupare un incarico alto nella Chiesa Cattolica perchè sono uomo. Non sono mai stato obbligato a fare le pulizie di casa perchè sono un uomo. Non mi hanno mai costretto ad imparare a cucinare, essendo un uomo. Nessuno dice che il mio posto è in cucina perchè sono un uomo. Nessuno dice non posso dire le parolacce, essendo un uomo. Nessuno dice che non posso bere, essendo uomo. Nessuno guarda male il mio piatto se ho messo tanto cibo. Quando dico “No” nessuno pensa che me la stia tirando. No è no. Non ho bisogno di controllarmi i vestiti per evitare che una donna cadda in tentazione. Le persone del mio sesso non vengono stuprate ogni 12 secondi in Brasile. [Humor do Intelecto]