— Ho gli occhi pesanti, bruciano. Nella mia testa cerco un po’ di quiete: ma no, non c’è. La mia testa è un casino, un bordello, dentro c’è di tutto: guerre e manicomi, musica e ricordi, sogni e delusioni, rabbia e orgoglio, astio e amore, domande e parole ma, ecco, no, un punto di vista meno incasinato dal quale sedermi e guardare il mio mondo che pare andare in mille pezzi sembra proprio non esserci. In fondo non mi dispiace, perché penso che il dolore bisogna viverselo, e sentirlo nelle ossa, nella pelle, nel cuore... Perché fa parte del gioco, perché sta nelle cose. Perché, se scappi, lui ti rincorre per tutta la vita, e prima o poi ti raggiunge, con una violenza doppia. O tripla. E adesso è proprio in tutti quei posti che lo sento, e credo sia il momento di esserci, è il momento di farmi trovare, disarmato. Senza scudi. Senza scuse. Senza alibi.