Ah, la maturità. Passi cinque anni a vederla sempre meno lontana - ma comunque mai troppo vicina, sembra non tocchi mai a te. Cinque anni a diventare sempre più ‘padroni di casa’ e poi? Maturità, che cinque anni fa sembrava una parola da grandi, traguardo così lontano da essere invisibile per la curvatura della superficie terreste - che commento da scientifica. Maturità, già. Come ogni cosa la vedi ‘domani’… ‘domani’, ‘domani’ domani domani domaniDOMANIaiutoDOMANI e poi d'un tratto ci sei dentro senza passaggi intermedi. Diventa ‘oggi’, ma mentre sei seduto lì non capisci niente. Ti accorgi di qualcosa solo quando pezzo dopo pezzo inizia a diventare ‘ieri’, ‘una settimana fa’. Nemmeno nel mezzo sei davvero cosciente, quando dici ‘tra un po’ di giorni è finita’ stai solo pensando a quei giorni nel mezzo, che ti separano dalla libertà… a dopo non puoi pensare. Se ci pensi che ti viene in mente? Eh già: niente. Ma che cazzo c'è dopo? Come fa ad esserci qualcosa se per cinque anni non hai mai immaginato di doverti preoccupare del dopo. Ah si, avremo tutti pensato al lavoro, all'università, ma è mainstream, lo facciamo tutti perché si suol fare così. Ma cosa c'è veramente… chi lo sa spiegare? M'immagino che NON sarà un sacco di cose. Non sarà tre mesi di mare e ci rivediamo a settembre, ma tu vuoi il posto in ultima fila, ché l'anno scorso te l'hanno fottuto. Non sarà fare subito amicizia coi bidelli nuovi, così non ti dicono nulla quando vai in giro a vuoto durante le ore. Non sarà arrivare in ritardo e sperare che l'appello non sia già arrivato al numero 23. Non sarà inventarsele tutte per rimandare le interrogazioni, studiare il calendario per programmare i malanni, e nemmeno scrivere i conti sul banco perché sul foglio non ti va di cancellare. Ho paura che non sarà nemmeno potersi permettere di sbagliare tutte le crocette, ché tanto è sempre ‘puoi ancora recuperare’. Mi sa che ‘dopo’ alcune risposte non si possono recuperare. Non sarà avere sempre ragione e non sarà ‘mamma giuro che mi ha chiesto l'unica cosa che non sapevo, non c'ero quando l'ha spiegato’. Posso andare avanti per esclusione ed escludere le infinite cose che non saranno dalle infinite cose che potrebbero essere, ma infinito meno infinito, mi hanno insegnato, è una forma indeterminata. Sarà questo il 'dopo’: una forma indeterminata. Bello, perché io coi limiti ci faccio a botte. Ma l'indeterminazione fa parte della natura, che ci piaccia o meno, chi siamo noi per contraddire Heisenberg? Non so dire se siamo maturi. Di me posso sicuramente dire che questi cinque anni, li avessi passati a fare altro da quello che ho fatto, non sarei qui alle 2:45 a fare la poetessa della scienza, a rispondere al quesito 'che cazzo ce sta dopo?’ con analisi e quantistica. Potrei fare la divulgatrice scientifica. Chissà se avessi fatto l'artistico. Ma che vuol dire maturità?
Testamento spirituale di una si spera a breve ex-liceale K. (via asociale-con-brio)
















