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by Mark Samsonovich
Dopo più di un anno di assenza, sono tornata su YouTube con un video DIY a tema bullet journal •
Spero sia di vostro gradimento
Ilaria
Un messaggio che diresti alla tua psicoterapeuta per averti aiutata in questi anni di guarigione?
Ho già ricevuto una domanda molto simile da un altro anonimo, non ho mai risposto perché obiettivamente non saprei che rispondere.Saprei benissimo cosa scrivere alla mia psicoterapeuta, malgrado il mio percorso di psicoterapia è tutt’altro che terminato, ma credo che non sarebbe opportuno pubblicarlo su internet...è qualcosa di troppo personale
Ho sempre cercato conforto nella musica, nei testi di artisti in grado di esprimere emozioni attraverso la propria voce e il proprio talento musicale. Ho imparato a cercare rifugio in canzoni che mi spronassero a reagire e non a crogiolarmi nel mio malessere, per questo motivo ho creato una playlist Spotify nella quale ho raccolto tutti i brani capaci di trasmettermi positività in “giornate no” o di darmi ancora più carica nei periodi felici.
Amanda De Vito
Piacerebbe anche a me che tu tornassi a scrivere, in caso lo facessi ti aspetto. Se vuoi tornare a scrivere lo dovresti fare e basta, indipendentemente dal fatto se qualcuno lo legge o no, perché secondo me ti farebbe bene e ti libera, ti da modo di sfogarti.
Esatto, alla fine non ho di certo aperto il blog per ricevere alcun tipo di riconoscimento.Se ne sentirò l’esigenza tornerò a scrivere, questo è certo
Parli di come è stato affrontare la guarigione?
Estenuante, faticoso, difficile, straziante, impegnativo, dispendioso di energie, ma anche e soprattutto, gratificante, entusiasmante e affascinante.Il percorso verso la guarigione è tutto questo.Non è lineare, ci sono giornate positive dove tutto ti sembra possibile, giornate negative nelle quali non vorresti nemmeno alzarti dal letto, e giornate dove tutto sommato i giorni che ti si prospettano non sembrano poi così spaventosi e in certi momenti riesci quasi a percepire la bellezza di quei piccoli attimi di felicità: la signora che ti sorride e ti augura una buona giornata dopo che le hai lasciato il posto sull’autobus, l’incontro casuale con una persona che non vedevi da tempo e che si ricorda ancora di te, una chiacchierata rilassata con i propri genitori, un pomeriggio trascorso con la propria amica a parlare e a ridere come non succedeva da anni. Ecco la guarire significa che piano piano le giornate di estrema felicità ed estrema sofferenza lasciano spazio a questo terzo tipo di giornate, quelle fatte di un delicato equilibrio tra serenità e tristezza, quelle né bianche né nere.
Per rispondere esaustivamente alla tua domanda dovrei scrivere e descrivere i miei ultimi sette anni di vita, ma credo che mi limiterò a dire che ce l’ho fatta.A volte mi chiedo come ci sia arrivata, come abbia fatto a risollevarmi da certe situazioni apparentemente irrisolvibili… di sicuro ci ho messo tutto l’impegno, la forza e la costanza che possedevo, ho scommesso su me stessa, ho creduto in me stessa e ne è valsa la pena.
Se tanti tuoi lettori sono spariti è perché non eri più attiva sul blog perciò penso che ti hanno perso di vista e diciamo si sono dimenticati del tuo blog, anche se sembra brutto da dire. Però io ci sono ancora :)
È brutto da dire ma è la verità.Grazie, lo apprezzo davvero! Sono davvero felice di sapere che c’è qualcuno che apprezza ciò che condivido. Fondamentalmente ho iniziato ad abbandonare il blog perché non sentivo più l’esigenza di averne uno e, detto sinceramente, mi dava fastidio rileggere certi miei vecchi post, come se fossero delle mie vecchie fotografie nelle quali non mi riconoscevo più. È bello sapere di avere un “safe place” virtuale nel quale poter scrivere e condividere i propri pensieri ma sfortunatamente qualche tempo fa ne sono stata privata, un ragazzo ha iniziato a perseguitarmi su ogni mio social esistente e mi ci è voluto un po’ per riprendermi da quella esperienza...
In ogni caso mi piacerebbe riprendere a scrivere, anche solo piccoli pensieri e riflessioni e magari tornare a rende realmente attivo il blog.
Viaggio all'interno del proprio inconscio
Sono sei anni che due volte alla settimana mi reco in terapia per lavorare su me stessa per raggiungere il tanto atteso stato di serenità. Avevo 14 anni quando iniziai questo percorso tra mille dubbi e preoccupazioni, non avevo idea di cosa si trattasse o funzionasse una seduta di psicoterapia. Ero convinta che l’avrei abbandonata come ogni altra cosa, una sorte che destinai all’equitazione e alla recitazione. Mi sbagliavo, bastarono 45 minuti di colloquio per farmi comprendere che quell’esperienza sarebbe diventata una delle cose più importanti per me. Sei anni di terapia e non ho mai saltato una seduta, lo studio non è dietro casa, devo fare 45 minuti di treno per raggiungere la mia terapista, altri 45 di seduta, mezz’ora di attesa per il treno di ritorno e poi prendere un autobus per rientrare a casa. La terapia mi occupa un intero pomeriggio e ciò diventa un problema con l’aggiunta degli impegni scolastici, mi porto sempre qualcosa da studiare ma è difficile concentrarsi con il rumore costante delle rotaie e il brusio degli altri viaggiatori. D’inverno si muore dal freddo in stazione, mentre d’estate il più delle volte manca l’aria condizionata in treno e divento un tutt’uno con il sedile. Ma ne vale la pena. Molti non hanno idea di cosa consista essere in terapia, alcuni pensano che sia solo uno spreco di denaro, altri che si tratti di una semplice chiacchierata. Non è affatto così. È vero, in terapia si parla ma non è un semplice scambio di pensieri fine a se stesso, si analizza il proprio comportamento in relazione con se stessi e con gli altri, si indaga sul perché delle proprie azioni e si lavora sulle proprie emozioni. Il termine “lavorare” non è casuale, la terapia è un lavoro che si fa sulla propria persona e come ogni lavoro comporta tanta fatica ma anche tante soddisfazioni. Recarsi in studio non è sempre facile, a volte si muovono certi pensieri che, più o meno inconsciamente, non so vogliono affrontare in terapia e che preferiremmo rimuovere dalla nostra mente. È proprio questa la difficoltà della terapia, affrontare e accettare le proprie parti più sgradevoli e non lasciarsi abbattere dalla lunghezza del percorso. Se alla prima seduta mi avessero detto che mi ci sarebbero voluti sei anni prima di intravedere buoni risultati, me ne sarei andata sbattendo la porta. Ma una volta intrapreso il percorso ti dimentichi di quanto tempo sia passato, concentrandoti sulle piccole conquiste la terapia diventa una risorsa e non più un dovere da adempiere. Il viaggio nel proprio inconscio è l’esperienza più faticosa che abbia mai fatto, ma anche la più arricchente. Se avessi potuto mi sarei risparmiata molte cose ma in tanto dolore la terapia è diventata una delle mie più grandi risorse e sono davvero grata di aver potuto intraprendere questo percorso. La psicoterapia non solo mi ha aiutata a guarire, mi ha donato infiniti strumenti utili alla vita. Non mi ha cambiata, mi ha solo dato una mano per scoprire me stessa e fare emergere la mia personalità.
#RecoveryIsWorthIt 💪🏼
Sei sempre stata il mio blog preferito, non chiuderlo :(
Non sai quanto mi dispiaccia chiudere questo blog, ma ultimamente non mi rispecchio più in questo social e i lettori “affezionati” sono andati sempre a calare...
Scrivetemi qualsiasi parola, anche a caso, ed io vi dirò cosa mi ricorda. Se lo fate senza l'anonimo ricambierò.💭
oddio che cosa bella, dai !!!!!!!!!!!!
È bello trovare persone con le quali si può essere vulnerabili.
(via ragazzoguerriero)
“Le belle persone si distinguono, non si mettono in mostra. Semplicemente si vestono ed escono, chi può le riconosce.”
—Cesare Pavese