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La mia prospettiva .
“Ho gli occhi da grande, più grandi di me.”
— Braccialetti Rossi (via sorrisidicartapesta)
Respira un’attimo
Jeanne Moreau e Monica Vitti, “La notte” (Michelangelo Antonioni, 1961).
Martin Landau & Sam Waterston, “Crimes and Misdemeanors” (Woody Allen, 1989).
Alan Rickman, “Love Actually” (Richard Curtis, 2003).
Per non dimenticare.
Quest'opera si trova all'interno di uno spazio noto come “Vuoto della Memoria” nel Museo Ebraico di Berlino ed è dell’artista israeliano Kadishman. L'installazione si chiama “Shalachet – Foglie cadute” ed è in memoria della morte di diecimila uomini, donne e bambini ebrei, vittime dell'olocausto. L'artista ha deciso di rappresentare i loro visi stilizzati con del ferro, sono visi anonimi, niente che li caratterizzi: hanno tutti la stessa espressione, la loro bocca si apre in un grido senza suono. È possibile calpestarli, come se fossero appunto foglie cadute e i passi su di essi provocano rumori strazianti.
Ho scattato questa foto mesi fa, dopo aver mosso con grandissima difficoltà soli sei passi sull'installazione: passi lenti per poter percepire ogni sensazione che l'artista voleva trasmettere. Non è possibile camminarci su, consapevoli di cosa vuol dire, e non provare almeno un minimo di dolore. Quando guardo questa foto, so esattamente cos'è che non va dimenticato.
Nicoletta Braschi e Marco Cocci, “Ovosodo” (Paolo Virzì, 1997).
Massimo Troisi, “Ricomincio da tre” (1981).
Marcello Mastroianni e Sophia Loren, “Matrimonio all'italiana” (Vittorio De Sica, 1964).
Massimo Troisi e Olimpia Di Maio, “Scusate il ritardo” (1983).
un mito.
Marisa Traversi e Alberto Sordi, “Il medico della mutua” (Luigi Zampa, 1968).
mai.