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Non dubitava del fatto che, a prescindere dal fatto che avesse già visitato il parco divertimenti e sapesse quali fossero i punti di maggiore interesse per la giovane, quest’ultima si fosse già portata avanti, raccogliendo informazioni per conto suo in vista della loro visita di quel giorno. D’altronde, e lì non ci voleva uno spirito di osservazione straordinario, l’aspetto organizzativo era importante per lei. Sorrise tra sé mentre afferrava la mappa e pensava alla reazione che avrebbe potuto provocare se le avesse anche solo proposto di andare alla cieca e lasciarsi trasportare qui e là, a sensazione. Ma il sorriso si allargò quando vide la sua reazione nello stringere la mappa tra le mani, il modo in cui la portò al viso per inspirarne il profumo di carta appena stampata, l’entusiasmo con cui osservò la legenda e la riproduzione del parco per scegliere da dove iniziare. Si piazzò alle sue spalle, per osservare le eventuali novità dalla sua ultima visita – e non erano poche, visto che risaliva a qualche anno prima. Stella parve indugiare qualche secondo, ma tornò in sé e indicò un punto sulla mappa che, per quanto lo riguardava, andava bene come qualsiasi altro. “Mi va benissimo, sono nelle tue mani,” rispose. Non appena proferì quelle parole ricordò di avergliele già rivolte, nella sua auto. Una circostanza molto diversa, dato che si erano appena conosciuti e al contratto che, allora, c’era tra loro. Scosse il capo tra sé. “Allora andiamo, non vorrei ti perdessi questo saluto,” disse, porgendole poi il braccio perché si potessero incamminare nella direzione da lei indicata.
Poté vedere da vicino la reazione meravigliata nel trovarsi nella riproduzione di ciò che sino a quel momento aveva visto solamente sulla pellicola, e sebbene fossero degli attori a interpretare i vari personaggi che abitavano quelle riproduzioni, erano davvero bravi e credibili nel loro ruolo. Si soffermò a osservare una Malefica molto convincente, le spalle ben dritte e il mento in su persino nell’interagire con bambini molto piccoli; e a qualche metro di distanza si fermò a guardare il modo in cui una Biancaneve dal viso molto dolce posava con alcuni dei visitatori, ringraziandoli poi con una fedele riproduzione della voce dell’originale. E mentre si dilettavano a guardare in questo o quell’angolo, si volgeva a osservare l’espressione di Stella, il modo in cui sembrasse essere avvolta in quel mondo magico che, come lei stessa gli aveva detto, lei e l’amica amavano profondamente. Fecero una sosta per comprare alcuni souvenir, e anche in quell’occasione la osservò e ascoltò mentre elencava i diversi oggetti che aveva scelto per amiche e amici, avendo cura che si adattassero al meglio ai loro gusti, magari persino rinunciando a prendere qualcosa per sé. Si allontanò brevemente per osservare alcuni braccialetti a tema Star Wars che, lo sapeva, l’amico avrebbe acquistato senza battere ciglio. Ne scelse uno in cuoio che recava il famoso “May the force be with you” e fu in quel frangente che vide, con la coda dell’occhio, una collanina: il ciondolo rettangolare aveva impresso il viso di una delle principesse e la parola ‘dreamer’. Si volse per osservare la schiena della giovane, impegnata a uno stand distante e, con la collanina e il bracciale tra le mani, si diresse alla cassa per pagare. Ripose entrambi i pacchetti al sicuro in una tasca interna del giubbotto di pelle.
Al tramonto si concessero una breve pausa per ricaricare le energie e sedersi per qualche minuto. Per quel che ne sapeva e ricordava del parco, dovevano aver visto più o meno tutto quello che c’era da vedere a tema fiabesco, e rimaneva ben poco. Rigirò la cannuccia nel tè freddo che aveva ordinato, lo sguardo appuntato sul cielo, che virava ormai su una intensa sfumatura di arancione, salvo riscuotersi alla voce della giovane e volgersi a osservarla. Ridacchiò appena e scosse il capo. “Devi ammettere che qualsiasi altra cosa giocava una lotta impari, allora. Non credo gli altri posti abbiano mai avuto una chance di competere contro questo.” Accennò al castello che si intravedeva in lontananza. Assottigliò poi lo sguardo, giocando al suo stesso gioco e avvicinandosi quando parve voler addirittura cospirare. “Oh, pericoloso,” ripeté. “Ho saputo che si può pilotare la Millennium Falcon. Non so se lo hai notato, ma sarei un ottimo candidato contrabbandiere,” rispose in un sussurro, salvo poi scostarsi e sorridere. “Per la cena avrei trovato un posto da cui si vedono proprio le navi di Jack Sparrow,” aggiunse a mo’ di spiegazione. “E non negherò il fatto che Han Solo sia il mio personaggio preferito dell’intera saga.”
Una volta finiti i rispettivi drink e, dunque, la loro piccola pausa, si diressero nuovamente verso il viale principale con passo piuttosto rilassato, in direzione del parco a tema Star Wars. “Hey, ragazzi,” disse una voce maschile all’improvviso. Sulle prime, Darren pensò si stesse rivolgendo a qualcuno alle loro spalle, ma qualche secondo dopo si trovarono di fronte un uomo sulla quarantina che stringeva una macchina fotografica. “Ciao ragazzi, la volete una foto di fronte al castello?” Darren lasciò saettare lo sguardo in direzione di Stella. Appena il tempo di schiudere le labbra per rispondere che già il tipo era ripartito in quarta. “Tutte le belle coppie come voi hanno una foto ricordo di fronte al castello, sarebbe un peccato andarsene senza.” “Non-” “Su,” il tizio gli mise una mano sul braccio e li sospinse verso un punto in cui c’era meno gente. “Vedete, vi faccio pure lo sconto: due foto al prezzo di una. E ve la stampo sul momento.” Accennò al suo banchetto, a pochi metri di distanza, su cui campeggiava una postazione a cui sicuramente stampava le foto, una pila di cartoncini a tema Disney su cui appiccicarli e una bacheca su cui aveva appuntato le foto degli altri (sventurati) passanti che era riuscito a fermare. “Non potete rifiutare, se volete ve la stampo anche in formato polaroid, è molto vintage e romantica.” Darren si volse verso Stella, stringendosi nelle spalle, mentre l’uomo li osservava con occhi carichi di aspettativa e di totale insistenza. “Dici sempre che preferisci l’analogico al digitale, direi di accettare.” “Perfetto!” esclamò il fotografo, il quale era teso in loro direzione e non sembrò attendere la conferma di stella. Segnalò ad alcuni passanti di fare il giro largo e si posizionò poco distante da loro, la macchina fotografica già sollevata. “Mettetevi in posa.” Darren lasciò scivolare il braccio attorno alla vita di Stella, stringendosi al suo fianco e sorridendo in direzione dell’obiettivo. Il fotografo scattò, dopodiché annuì soddisfatto. “Bene, ora andiamo con la seconda.” Attese che si rimettessero in posa, ma sbuffò nel vedere che sembravano essere intenzionati a riproporre quella precedente, e scosse dunque il capo. “Suvvia, che sia almeno diversa. Perché non un bel bacio?” “Preferiamo-” “Tutte le coppie ne vogliono una con un bacio, dai,” insistette lui, e gesticolò perché si mettessero in posa. Scosse il capo in risposta, tentando di mettere fine all’equivoco per non mettere ulteriormente in imbarazzo Stella. “No, guarda, non-” “Non siate timidi,” lo interruppe quello per l’ennesima volta e a voce alta, attirando così l’attenzione qualche passante che si era fermato a osservare la scenetta con un sorriso. “Siete bellissimi insieme, quale posto migliore di un castello delle favole e perché non-” continuò a blaterare, perché qualsiasi replica venisse smorzata dalle sue parole. Sospirò, dunque si volse nuovamente a Stella. Non sapeva cosa dire, ma appuntò lo sguardo nel suo e inarcò le sopracciglia, quasi a volerle chiedere implicitamente il permesso. Sollevò dunque una mano per poggiarla sulla guancia di lei, inducendola a sollevare il volto in sua direzione, mentre con l’altro braccio la strinse maggiormente a sé. Si chinò, annullando la poca distanza rimasta tra loro. Fu pervaso da un dolce profumo di fragola nella frazione di secondo in cui le sue labbra si poggiarono a quelle della giovane, appena il tempo di un respiro, prima che il fotografo urlasse in loro direzione, “Bellissimi, fantastica!”
Si scostò e schiarì la voce. “Scusa,” disse solo, accennando poi al banchetto. “Vado a prendere le foto.” Il fotografo gesticolava perché lo raggiungessero e pagassero. Di certo, considerò tra sé mentre si allontanava da Stella e Pooka, non sembrava la persona più incline all’ascolto. Dopo aver stampato loro le foto, veloce come se temesse che si dissolvessero per incanto, il tipo ricevette entusiasta i soldi – ed era sicuro che non molti si fermassero a fare la foto da lui – e augurò loro una piacevole permanenza, prima di scattare in direzione di una coppia, o apparentemente tale, che camminava dove si trovavano lui e Stella poco prima. Abbassò lo sguardo sulle foto, la fronte appena corrugata la prima foto, in cui sorridevano rilassati, e la seconda, in cui era stato impresso il bacio improvvisato. Sullo sfondo si stagliava il castello Disney su un bel tramonto che faceva da splendida cornice. Porse le foto a Stella, carezzandosi la nuca con la mano libera. “Ecco qua.” Fece una breve pausa. “Scusa, non sapevo come zittirlo,” si giustificò infine, tornando a infilare le mani in tasca. Accennò al viale ancora da percorrere di fronte a loro. “… allora, Millennium Falcon?”
Si rimproverò per quel breve attimo di sospensione, causata dalla vicinanza del giovane e dal modo in cui si era sporto a guardare la cartina oltre la propria spalla, dandole l'impressione di essere letteralmente avvolta dalla sua presenza. Avrebbe seriamente rischiato che, prima o poi, quelle sensazioni venissero notate. Seppur immaginava che il giovane avrebbe saputo scherzarci sopra o compiacersene, non voleva rischiare di compromettersi, soprattutto considerando che avrebbero dovuto restare su un piano platonico. Il giovane approvò conciliante la propria proposta, come immaginava avrebbe fatto per non venire meno a quello spirito di ospitalità fin troppo premuroso. Gli sorrise in risposta, ma non poté fare a meno di percepire un breve singulto in petto quando le rivolse quelle parole, le stesse pronunciate in modo assai più beffardo, la sera del loro primo incontro. Ricordò come allora si fosse sentita presa in contropiede, tanto da rischiare di tamponare l'auto davanti a loro, costringendola a una frenata brusca che aveva sospinto entrambi in avanti. Fu ben lieta di passare oltre, imitando la sua stessa attitudine e annuendo delle sue parole. "Andiamo," concordò e sorrise per quel gesto ormai abituale di porgerle il braccio. Questa volta il ricordo fu più dolce e risaliva a quando lo aveva guidato in quella "visita" in città (quando ancora credeva che non fosse mai stato a NYC) e, a causa del disagio per le calzature eleganti ma scomode, gli aveva chiesto di aggrapparsi. Non ce ne sarebbe stato bisogno, considerando che aveva scelto appositamente delle scarpe che le consentissero di camminare a lungo e senza fatica, ma fu spontaneo e naturale avvicinarglisi, dopo aver sussurrato un ringraziamento. Era ormai divenuto semplice e confortevole camminare insieme, accordando il ritmo, col cucciolo obbediente ai loro piedi malgrado i moltissimi stimoli per i suoi sensi assai più sensibili.
Aveva approfittato della pausa alla caffetteria anche per mandare ai genitori e alle amiche qualche scatto del parco, promettendo alle amiche (Lizzie soprattutto) che la vista dal vivo sarebbe stata ancora più magica e piacevole. Ridacchiò alle parole del giovane in cui sembrò confermare qualcosa di piuttosto scontato dati i propri gusti e non poté che scuotere il capo per risposta. "No, infatti," confermò il suo commento scherzoso, "nulla avrebbe potuto competere... ma l'incontro casuale con qualche vip uscito dalla sua abitazione, beh... quello avrebbe potuto essere un diversivo niente male," concluse scherzosamente, alludendo al giro turistico dei primi giorni che aveva incluso luoghi di interesse cinematografico e compreso uno dei quartieri più gettonati tra le celebrity. Inclinò il viso di un lato, tornando a osservarlo: "Era da tanto che non ci venivi?" domandò curiosamente. Cercò di mantenere quell'atmosfera più complice e giocosa quando si sporse in propria direzione, non lasciandosi distrarre dall'apparente morbidezza e dalla luminosità dei capelli, o dal guizzo più furbesco dello sguardo castano o dal sorriso che ne increspava le labbra sottili, oltre al profumo stuzzicante. Sbatté le palpebre, ma sorrise al riferimento alla famosissima navicella spaziale il cui pilota era uno dei suoi personaggi preferiti, come avrebbe potuto facilmente immaginare. "Saresti un ottimo Han Solo," commentò per risposta e inclinò il viso di un lato. "Mi sembra una proposta allettante," alluse in riferimento alla simulazione di guida della navicella spaziale. "Pur sperando di non dover scendere a spingerla di persona," concluse con un sorrisino, facendo un vago riferimento a una battuta sarcastica della Principessa Leia piuttosto indispettita dall'arroganza del suddetto pilota. Meglio non pensare che da lì a poco ci sarebbe stata la famosa scena del loro primo bacio che era, tra le altre cose, un omaggio di George Lucas all'altrettanto celebre bacio tra Clark Gable e Vivien Leigh nei panni di Rhett Butler e Rossella O'Hara.
Non si era subito resa conto che avevano attirato l'attenzione del fotografo. Quando avrebbe ripensato a quell'aneddoto avrebbe potuto sorridere ironicamente di se stessa: quando aveva conosciuto Darren e lo aveva ingaggiato, si era preoccupata che tutti - dalla collega Rebecca e gli amici consapevoli della finzione fino agli sposi - li ritenessero una coppia credibile. Nella fattispecie, trascorrendo la giornata come due semplici amici, dovevano aver dato un'impressione diversa, probabilmente per via del fatto che continuassero a camminare a braccetto. Dapprima, aveva pensato che fosse davvero una bella idea avere una foto ricordo di fronte a quella location così suggestiva e unica, un'occasione da prendere al volo. Non aveva fatto in tempo a esprimere un parere favorevole, che il fotografo li aveva ulteriormente incalzati con la tipica testardaggine e sfacciataggine di chi dovesse procurarsi dei clienti e nel modo più rapido possibile. Aveva sentito un effluvio di calore al volto quando li aveva additati come una coppia, ma prima ancora che lei o Darren potessero chiarire l'equivoco, li aveva letteralmente sospinti verso una posizione ideale per uno scatto strategico, cercando di accattivarsi il loro consenso con il riferimento a delle fotografie in formato polaroid. Aveva intrecciato lo sguardo di Darren e si era ritrovata a sorridere e ad annuire in riferimento alla propria preferenza per tutto ciò che era analogico. Inoltre cercò di empatizzare con il fotografo il cui impiego non era dissimile da alcune persone che aveva conosciuto al centro commerciale nel periodo natalizio. A suo dire, avevano un incarico ben peggiore di quello di cantare in sottofondo, ossia quello di cercare di fermare i clienti per far loro sottoscrivere tessere fedeltà per questa o quella boutique o di presentare loro qualche nuovo prodotto con qualche promozione. Il solo salario, infatti, contemplava una percentuale più o meno alta a seconda di quante tessere/prodotti riuscissero a distribuire. "Vada per le foto," annuì a sua volta ma sembrò che il fotografo neppure si curasse del suo assenso, mentre li incoraggiava a mettersi in posa e chiedeva agli altri passanti di non intralciare il raggio dell'obiettivo. "Spero per te che i registi con cui lavorerai in futuro, non siano altrettanto dispotici," aveva soffiato in direzione del ragazzo, prima di percepire la pressione del suo braccio intorno alla propria vita. Non era una posa dissimile a quelle che avevano assunto per qualche selfie newyorkese che rendesse credibile la loro love-story, ma non poté ignorare quel brivido lungo la spina dorsale. Tuttavia si concentrò sull'obiettivo, sorridendo a propria volta, dopo aver incoraggiato Pooka a restare seduto.
Per quanto si sforzasse di agire sempre con educazione e di provare empatia, si era ritrovata a stralunare gli occhi quando il fotografo aveva mostrato segni di evidente insofferenza e impazienza dopo il primo scatto. Persino pretendendo che assumessero una posa diversa, quasi ne andasse della cifra pattuita o della sua credibilità professionale. Sbatté le palpebre e boccheggiò quando li incoraggiò a immortalare un bacio, sentendo le guance ardere di imbarazzo e di incredulità, tanto più quando si dimostrò volontariamente sordo ai tentativi del ragazzo di chiarire che non fossero una coppia. Se possibile la situazione sembrò persino più assurda e surreale quando persino degli altri avventori si fermarono a guardarli, neppure fossero stati due sposi sul sagrato di una Chiesa o due celebrità di fronte a dei fan adoranti che li avevano resi oggetto di qualche speculazione sentimentale. Davvero ci sono persone che godono di queste attenzioni? Non poté fare a meno di chiedersi, pensando a Tiffany e alle dirette social in cui spesso riceveva esortazioni dai followers affinché scambiasse un bacio con Nate.
Sentiva di avere il volto in fiamme e avrebbe volentieri voluto sprofondare nel terreno, magari dopo aver preso a borsettate il fotografo che stava continuando a blaterare frasi a sostegno della propria richiesta. Si volse istintivamente al giovane che, per la prima volta da che lo conosceva, sembrava realmente a disagio e sotto pressione. Aveva inarcato le sopracciglia in quella che Stella interpretò come un'implicita richiesta di permesso che le fece tambureggiare il cuore così intensamente da avere l'impressione che risuonasse nei propri timpani. Si era mordicchiata il labbro, dovendo ammettere a se stessa che non avrebbe mai osato sperare di poter avere un'altra occasione. E certamente non si sarebbe mai volontariamente prestata a sguardi estranei e tanto meno a un fotografo così insistente. Ma dovette convenire che rifiutarsi o allontanarsi avrebbe creato persino più clamore, l'ultima cosa che entrambi desideravano. In fondo, si ripeté, avevano già finto a beneficio di estranei, non avrebbe dovuto essere molto diverso, se avesse ignorato le proprie remore e il timore di valicare un confine sicuro. Aveva mosso appena il capo in un cenno di assenso, ma non riuscì a distogliere lo sguardo dal suo, neppure quando percepì la pressione delicata ma sicura della sua mano sulla propria guancia che la indusse a sollevare il volto in sua direzione. Percepì l'aumento della stretta del suo braccio che la fece aderire maggiormente al suo petto e dei brividi caldi e freddi le scivolarono lungo la spina dorsale mentre, istintivamente, stringeva tra le dita la stoffa del suo giubbetto di pelle. Sembrò che il tempo si stesse fermando mentre, con grazia, si chinava verso di sé, immergendola nuovamente nel suo profumo. Sembrò tutto svanire: il brusio dei passanti, gli incoraggiamenti del fotografo, la lieve brezza che si era abbattuta su di loro, la pressione del collare con cui stava trattenendo il cucciolo ai loro piedi. Percepì il tocco morbido e caldo delle sue labbra e socchiuse gli occhi d'istinto, mentre un dolce calore le si annidava nel petto e brividi caldi e freddi le scivolavano lungo la spina dorsale, sentendosi letteralmente fremere di un'emozione tanto fugace quanto preziosa e vivificante. Sentì le gambe tremare e il cuore scalpitare furiosamente, ma fu naturale e istintivo sollevare una mano e insinuarla tra i suoi capelli, ghermendone la nuca per un breve istante. Fu un battito di palpebre perché altrettanto repentinamente il giovane si scostò, ma si concesse un attimo ulteriore prima di schiudere gli occhi e tornare alla realtà. Si rese conto che le sue dita erano ancora insinuate tra i suoi capelli, quando ne sentì lo schiarimento di voce e quella parola di scuse. Sbatté le palpebre, affrettandosi a riabbassare il braccio e scosse il capo in risposta. "N-Non c'è bisogno," soffiò per risposta, lasciando che si allontanasse ma seguendolo con lo sguardo. Si era mordicchiata il labbro nel rendersi conto che, nonostante tutto, non avrebbe voluto fermarsi. No, non stava decisamente seguendo i suoi buoni propositi di mantenere delle distanze di sicurezza.
Sbatté le palpebre mentre il giovane, dopo esser stato liquidato frettolosamente dal fotografo - oltre al danno la beffa - che aveva già individuato un'altra potenziale coppia da immortalare, faceva ritorno. Sembrava che lui stesso si sentisse ancora vagamente a disagio, come se quell'irruzione avesse, in qualche modo, contaminato quella giornata così spensierata e serena. Si mordicchiò il labbro, ma convenne che dovessero cercare di accantonare quell'imbarazzo per non rischiare di rendere quelle ultime ore più difficili del dovuto. Senza contare che, conoscendosi, avrebbe tentato di psicanalizzare l'aneddoto sotto diversi punti di vista, compromettendo la propria autostima che stava cominciando a risollevarsi dopo l'incontro con Mr Roland. Prese le fotografie che il giovane le stava porgendo e un sorriso le affiorò alle labbra nel contemplare il primo scatto, felice comunque di avere un ricordo tangibile di quella giornata insieme. Volse lo sguardo alla seconda e sentì il cuore scalpitare in petto. Se non altro, convenne tra sé e sé, con una simile prova non avrebbe potuto pensare di essersi sognata quel momento inaspettatamente e diversamente romantico. "Siamo venuti benissimo," commentò soltanto, indicando la prima fotografia, "e aveva ragione: è uno sfondo unico per degli scatti". Non escludeva che avrebbe dedicato qualche pagina del proprio bullet journal a raccogliere ricordi e aneddoti di quella settimana e probabilmente le fotografie sarebbero state al sicuro da sguardi indiscreti ma a disposizione se avesse sentito il bisogno di ricordare quei momenti. Le ripose con cura all'interno della propria borsa, ma sollevò nuovamente lo sguardo all'ennesima frase di scuse, mentre allungava la mano a stringere appena il braccio del giovane, quasi a volerlo rincuorare. "Davvero, non c'è bisogno..." ripeté, sostenendone lo sguardo e cercando un modo di stemperare la tensione. "Ma sarà meglio allontanarci, prima che cerchi di convincerti a chiedermi di sposarti," soggiunse in finto tono minaccioso, dopo aver annuito al suo suggerimento di riprendere il percorso verso il parco dedicato a Star Wars.
"Scommetto che Ryan l'ha visitato almeno una dozzina di volte da quando l'hanno inaugurato," commentò con un sorriso, ricordando le diverse allusioni alla saga e come nel suo appartamento non mancassero gadget a tema. "Credi che rischierei di essere bandita se confessassi di non aver ancora completato l'ultima trilogia?" gli domandò abbassando discretamente la voce, quasi temendo che qualcuno potesse apostrofarla negativamente. Se l'introduzione di Rey era parsa interessante, la distruzione della love story tra Han Solo e Leia e la morte del primo ad opera dello stesso figlio, l'avevano abbastanza scombussolata da non essere impaziente di vedere gli altri due film. Si resero conto che, per quella particolare attrazione, avrebbero dovuto pazientare per una fila piuttosto numerosa, dando loro modo di controllare il cellulare e di essere intrattenuti da molteplici apparizioni di attori travestiti da stormtrooper. Era particolarmente divertente sentirli interagire coi bambini, chiedendo loro di aiutarli a identificare dei Jedi nascosti e osservarne le diverse reazioni. Se i più piccoli sembravano spaventati a morte, quelli più grandicelli si prestavano al gioco con risposte argute e non mancò una bambina piccola che, pur non capendo bene il gioco, abbracciò le gambe di uno degli animatori con una dolcezza e spontaneità da intenerire buona parte dei presenti. Non mancavano travestimenti dei personaggi più amati delle varie saghe, tra cui quello di Chewbecca che era tra i più imponenti per stazza e che si sforzava di imitare i versi incomprensibili della creatura. Se Pooka si era goduto per gran parte le attenzioni dei bambini e degli attori, iniziò a guaire spaventato di fronte a quel personaggio che si era troppo avvicinato. "Va tutto bene" lo blandì, un poco divertita da quella reazione, immaginando che lo avesse scambiato per un orso o un animale molto più grande e minaccioso di lui. Si mise in ginocchio e lo sollevò, lasciando che si adagiasse contro la sua spalla, ancora tremante. Lo sentì sbadigliare e, quando giunse il loro momento di accedere all’attrazione, si era ormai appisolato contro la sua spalla. Uno degli addetti si offrì gentilmente di tenerglielo, attento a non svegliarlo, mentre entravano insieme ad altre quattro persone per formare la squadra necessaria alla simulazione che consisteva in due piloti, due ingegneri e due mitraglieri. Brevi ma intensi minuti per dirigere una fuga nell'iperspazio, mentre cercavano di attaccare navi nemiche e risolvere le avarie causate dagli attacchi subiti. Aveva lasciato che il giovane si cimentasse come pilota e si era seduta al suo fianco, cercando di capire il meccanismo e facendogli da aiutante. O almeno provandoci. Seppur non avesse mai avuto grande passione per motori e tecnologia, non poté che ammirare quella replica sorprendente di una delle navicelle più famose della storia del cinema. All'uscita, tornando nel mondo "normale", convenne che la lunga attesa era valsa la pena, seppur si sentisse ancora un poco scombussolata dal realismo della simulazione. Pooka dormiva ancora beatamente e si volse in direzione del giovane, dopo aver controllato l'ora. "Che ne dici di avviarci nel posto a cui accennavi per cena?" gli propose.
And I’m going to kiss you, Mr. O'Connell. Call me Rick.
Fairy Land
Il penultimo giorno di permanenza di Stella, come avevano concordato, venne dedicato all’esplorazione della città. Sarebbe stato impossibile vedere tutti i luoghi d’interesse in una sola settimana, data la grandezza della stessa, ma erano riusciti a coprire buona parte di ciò che la giovane aveva espresso il desiderio di vedere. Al risveglio aveva avuto la sensazione di essere caduto in un sonno piuttosto agitato, di cui non aveva serbato ricordi se non qualche figura nebulosa che non era riuscito a identificare e l’immagine di una spiaggia. Si era risvegliato in una posizione piuttosto scomoda, ancora vestito di tutto punto e con l’asciugamano che aveva utilizzato per frizionare i capelli ancora in grembo. Evidentemente entrambi avevano finito per addormentarsi tra una chiacchiera e l’altra, seppur non si trovassero nella posizione ideale per dormire. Dopo una tazza di caffè che aveva scacciato via la stanchezza residua, aveva organizzato l’itinerario migliore per non perdersi nemmeno una delle attrazioni che rimanevano sulla lista, magari a causa del traffico o di un qualsiasi altro imprevisto. Aveva tenuto conto del proprio impegno serale ma, e fu una sorpresa che fu in grado di spazzare via quel residuo di malumore che permaneva dalla sera prima, anche per quella sera sarebbe stato libero. Sebbene ciò significasse che parte del proprio debito con Colleen continuasse a rimanere tra loro, preferiva di gran lunga posticipare il momento di ripagarlo che ritrovarsi nuovamente di fronte a qualcuno che fosse consapevole di ciò che stava andando a fare.
Nel pomeriggio, inoltre, Ryan aveva proposto loro di andare a cena a casa sua per due motivi a detta sua fondamentali: far provare a Stella la sua cucina e, come aveva aggiunto a mezza voce, fare qualche prova di ballo in vista del matrimonio. La richiesta aveva fatto ridere non poco Darren, il quale aveva spiegato a Stella dell’assoluta imbranataggine dell’amico quando si trattava di seguire un qualsiasi ritmo, a dispetto del fatto che fosse un tipo piuttosto atletico e mai fuori forma. Dopo le ultime attrazioni si erano dunque diretti all’appartamento della coppia, dove Ryan li aveva accolti con grande allegria e una varietà di gustosi piatti. Dopo cena, Ryan si erano dedicati per un po’ alle lezioni di lento. La prima prova era stata un silenzioso strizzare gli occhi per sopportare il peso dell’amico sul piede, e dopo le sue scuse, Darren si era avvicinato a Stella. “Che ne dici di una dimostrazione pratica?” le aveva domandato, tendendole una mano, per coinvolgerla. Al secondo tentativo con l’amico, avevano convenuto che non fosse il caso di continuare. Ryan aveva imbastito con Stella una conversazione sulla musica e su ciò che la ragazza si aspettava dai futuri incontri con il produttore. A fine serata si era di nuovo fatto tardi e, forse grazie alle poche ore di sonno e alla lunga giornata, gli era parso di crollare istantaneamente.
La mattina di sabato si svegliarono entrambi molto presto, in vista del viaggio che avrebbero dovuto intraprendere in direzione di Disneyland ed esaudire così il desiderio di Stella di vedere il famoso parco divertimenti. Nonostante avessero fatto già colazione a casa, non si risparmiò di comprare qualcos’altro da stuzzicare in macchina. Con la radio a fare loro da sottofondo e il sole a illuminare la strada davanti a loro, si misero in viaggio. Giunti in un ampio parcheggio, Darren trovò posto e spense il motore. “Ti piacerà, ci sono diversi parchi a tema,” le disse, intento a rimuovere la cintura di sicurezza. “Non credo che sceglieresti mai quello dedicato a Star Wars, ma se ho capito qualcosa di te, allora amerai Fantasyland.” La aiutò a fare smontare Pooka dal sedile posteriore e ad agganciargli il collare alla pettorina, prima di condurli entrambi in direzione dell’ingresso. Entrarono all’interno del parco divertimenti e fecero mostra dei biglietti che avevano acquistato online, così da non doversi mettere in fila sotto il sole. In fondo avevano poco tempo, avrebbero dovuto fare tesoro di tutto il tempo a loro disposizione. Con quella che, immaginava, sarebbe stata una grande gioia per lei e per il suo amore per tutto ciò che era analogico e un po’ retrò, Darren recuperò una mappa del parco divertimenti, fornita di una pratica e dettagliata legenda, e la porse a Stella con un sorriso. “Dimmi solo da dove ti piacerebbe cominciare e andremo immediatamente.” Si sporse da sopra la sua spalla per dare un’occhiata alla mappa. “Se vuoi vedere le principesse, allora lascia che ti conduca verso il loro regno,” aggiunse infine, porgendole il braccio.
Quella mattina, mentre osservava il trolley in cui aveva già insinuato alcuni capi di abbigliamento lavati e piegati, non aveva potuto fare a meno di prendersi un attimo per riconsiderare quella settimana. Per certi versi le sembrava che non fosse passato che un giorno da quando era giunta in città e il giovane era venuto ad accoglierla e ad aprirle il proprio appartamento. Per altri, invece, si sorprendeva di come, in modo semplice e spontaneo, si fossero creati dei piccoli rituali che avevano il sapore di normalità e di abitudine. Piccole cose e di poco conto come sorseggiare insieme una tazza di caffè o di the appena svegli, consultarsi sulle attività da svolgere durante la mattinata o su cosa preparare o ordinare per pranzo. Non aveva potuto fare a meno di pensare che, sì, avrebbe sentito nostalgia di quella camera e di quel palazzo ma, soprattutto, della presenza quotidiana del giovane. Si era mordicchiata il labbro al pensiero e lo sguardo istintivamente aveva saettato in direzione della tasca del trolley in cui era rimasta celata la sua sciarpa. L'aveva estratta e accarezzata, mentre si accomodava sul letto, lo sguardo perso in un punto indefinito. Si era detta che avrebbe potuto restituirgliela in quella circostanza, ma in verità, in quelle ultime ore da trascorrere insieme, sembrava più difficile. Dopotutto, l'aveva incalzata Lizzie, non sembrava sentirne la mancanza e se era stata un portafortuna così valido per la prima canzone dopo un lungo periodo di crisi, perché non trattenerla fino alla fine dell'album? A quel punto avrebbero anche potuto riderci sopra. O forse, considerò tra sé e sé, avrebbe potuto rendergliela il giorno successivo, fingendo di esserselo ricordata in quel momento, mentre faceva l'ultimo controllo dei propri bagagli per sincerarsi di non dimenticare nulla. La rimise nella tasca, ma non si alzò subito in piedi, mentre la mente vagava nuovamente sui momenti più salienti di quella settimana insieme. C'erano stati persino degli episodi inaspettatamente romantici, considerò tra sé con un sorriso. Non ovviamente perché ci fosse stata l'intenzionalità, ma sembravano piuttosto attimi di un'emozione sussurrata eppure così suggestiva che avrebbe serbato nel cuore. E chissà che, una volta raccolta la concentrazione in un ambiente raccolto, non potessero essere "immortalati" in qualche verso che in maniera allegorica le avrebbero nuovamente rievocato il giovane e quei frangenti. Non importava che lui o eventuali e futuri fruitori dell'opera potessero "decifrare" o meno il significato. Quei momenti, in qualche maniera, sarebbero rimasti con lei.
Sicuramente avrebbe ricordato quella sera in cui, complice un temporale e il blockout conseguente, erano rimasti ad ascoltare la pioggia, sorseggiando dalle loro tazze e riuscendo a parlare più a lungo di quanto avrebbe immaginato, tanto da addormentarsi vicini, come era già successo a casa propria. Avrebbe serbato quel brivido involontario quando lo sguardo castano sembrava volerle leggere dentro e aveva avuto quasi il timore che il battito accelerato o il rossore sulle guance divenissero troppo palesi. Quel tremolio interiore nel rendersi conto di essere piuttosto vicini, tanto che sarebbe bastato stendere il braccio per colmare la distanza per sfiorarne la mano o cingerlo in un abbraccio (come era poi avvenuto brevemente), quasi avendo il timore che quella prossimità potesse rivelare ciò che era conveniente tacere. Ma al contempo quella distanza imposta di parole misurate, di gesti discreti e del rispetto dei silenzi e dei pensieri intimi. Svegliarsi in una posizione analoga e desiderare di prolungare l'attimo, malgrado l'intorpidimento del collo e della schiena per la postura scomoda assunta per un tempo prolungato. Prendersi qualche attimo a contemplarne il volto, considerando che sembrasse così vulnerabile e reale in quel frangente, quando non poteva difendersi dietro parole enigmatiche o la battuta pronta per sviare qualche verità scomoda. Rendersi conto ancora più intensamente che sarebbe bastato allungare il braccio a sfiorarne quelle fattezze che erano così impresse nella propria mente o scostarne quel ciuffo di capelli che ricadeva sul volto. Restare semplicemente immobile a prolungare quell'attimo di pace e di silenzio, volendo interiorizzare quanti più dettagli possibili per rendere di nuovo vivido il ricordo.
Sorrise a un ulteriore ricordo che sapeva sarebbe stato tra i più preziosi che avrebbe recato con sé. Se il ballo al matrimonio era stato uno dei pochi episodi da rievocare con piacere, vi era sempre la triste consapevolezza che vi fosse stato un contratto a sancirlo. Non si sarebbe aspettata che, la cena ospitata da Ryan, potesse concedere loro un’altra occasione. Aveva accettato con piacere l'invito per quella sera, avendo già sentito decantare le doti culinarie del giovane (per nulla esagerate!), ma era rimasta assai sorpresa dell'ulteriore implicazione. Sembrava difficile associargli una simile mancanza di coordinazione, ma trovava terribilmente romantico e adorabile che si premunisse di esercitarsi all'indomani del matrimonio. "Un peccato che non ci troviamo a New York," non aveva potuto fare a meno di commentare con un sorriso, "Lizzie è la migliore insegnante che io conosca". O almeno era quello che sostenevano sciami di madri che iscrivevano i propri figli ai corsi di ballo da lei personalmente gestiti. Solitamente era Brittany a gestire quelli per adulti e non mancavano mai coppie che cercavano di imparare qualche ballo da sala per il matrimonio o simili occasioni romantiche. Decisamente Darren non aveva esagerato nell'esplicitarle quella problematica e diverse volte il giovane aveva dovuto socchiudere gli occhi e reprimere un gemito di dolore. Da parte propria, trattenendo in braccio Pooka perché non fosse loro di impaccio, aveva contemplato il quadretto, fino a quando Darren non le aveva porto la mano, invitandola a dargli una dimostrazione. Non aveva potuto che lasciarsi sfuggire un "oh!" di sorpresa alla richiesta e aveva sentito il cuore tambureggiare più rapidamente, mentre un moto di calore le saliva alle guance, ma non avrebbe potuto esimersi anche per riguardo all'ospite. Aveva quindi appoggiato Pooka al pavimento e si era lasciata condurre in quella pista improvvisata, lasciando che il giovane ne cingesse la vita e intrecciando le dita dell'altra mano alla sua, mentre cercava di istruire l'amico o enfatizzava su qualche aspetto basilare come la presa sulla dama o la necessità di rilassarsi e seguire il ritmo. Da parte propria, si era lasciata docilmente condurre, cercando di premunirsi di non tradire quei piacevoli brividi lungo la spina dorsale e quel battito accelerato. Cercò di concentrarsi sui movimenti, mantenendo il contatto di sguardi come fossero un prolungamento dei movimenti del corpo, così come aveva sentito dire spesso dalle Clarington. Aveva lasciato che, come al matrimonio, il giovane la guidasse a girare su se stessa per poi tornare tra le sue braccia con un sorriso tra il divertito e l'ammirato per la scioltezza. Aveva desiderato che il tempo potesse rallentare così da gustare appieno quella vicinanza e non sentirne troppo la nostalgia.
Scosse il capo tra sé e sé, controllando l'orologio e convenendo che fosse opportuno finire di prepararsi. Sorrise al proprio riflesso, notando come la settimana californiana fosse riuscita, nonostante la stagione, a regalarle un colorito più acceso all'incarnato. Aveva scelto uno dei suoi abiti preferiti: di un tenue color rosato con sopra disegnati dei fiori bianchi. Aveva le maniche corte, uno scollo squadrato con dei motivi ornamentali che ricorrevano anche a chiusura della manica e all'orlo dell'abito che le arrivava al ginocchio, lasciando nude le gambe. Si stringeva alla vita per poi ricadere morbidamente sui fianchi. Ulteriore motivo decorativo era un fiocco dello stesso colore sul corpetto. Aveva indossato delle sneaker bianche che conferivano alla mise un tocco più informale e le avrebbero consentito di muoversi facilmente senza procurarle vesciche o sfregamenti dolorosi. Aveva legato i capelli in una coda alta e lasciato libere delle ciocche ai lati del volto e aveva passato un leggero filo di trucco e indossato degli orecchini, dei bracciali e un ciondolo a tema. Si era concessa un ultimo sguardo per controllare che tutto fosse in ordine e aveva scosso il capo tra sé e sé. Era del tutto intenzionata a godersi quell'ultima giornata di esplorazioni e quelle ore che ancora avevano a disposizione. Sarebbe stato inevitabile sentire una punta di malinconia il giorno successivo, quello della partenza, ma l'avrebbe affrontata l'indomani stabilì tra sé e sé, prima di uscire dalla camera per consumare una leggera colazione con il giovane e sincerarsi che anche Pooka fosse pronto.
Aveva sorriso della premessa del giovane, annuendo tra sé e sé, al pensiero delle informazioni che aveva già raccolto in rete e di quelle ulteriori che le aveva fornito Lizzie. La sua assenza, convenne, sarebbe stato l'unico neo della giornata, anche se immaginava che, in quella circostanza, sarebbe stata persino più esuberante del cucciolo che avrebbe tenuto a guinzaglio perché non scappasse tra le centinaia di persone che li avrebbero circondati per tutta la giornata. "Sì," aveva confermato le parole del ragazzo in riferimento alle sue preferenze, "hai decisamente capito qualcosa di me," aveva concluso in tono allegro e leggero, seppur sempre si augurasse che non fosse stato troppo intuitivo circa il proprio stato emotivo. "Ooh, una mappa!" aveva trillato entusiasta, prendendola dalle sue mani e dispiegandola ben bene. Se la portò al volto per assaporarne il profumo, prima di lasciar vagare lo sguardo su tutta la rappresentazione in scala dal famosissimo parco, contrassegnato dai nomi delle varie località e delle attrazioni correlate. Superfluo dire che l'avrebbe conservata con cura e forse se ne sarebbe procurata una ulteriore da regalare all'amica e che potesse a sua volta studiare per la sua personale esplorazione della prossima estate. Stava ancora contemplando i vari siti, quando percepì la voce del giovane dalle proprie spalle, mentre la incalzava affinché scegliesse la prima destinazione. Non poté fare a meno di mordicchiarsi il labbro quando ebbe la percezione che il suo profumo l'avvolgesse in un abbraccio materiale e il suo respiro le procurò un involontario brivido sulla pelle sensibile della nuca e del collo. Sbatté le palpebre, cercando di tornare al presente e girò il capo per poterlo osservare e ricambiarne il sorriso: "Oh sì, decisamente non possiamo che iniziare con il benvenuto delle principesse Anna e Elsa," dichiarò, indicando un punto della mappa. In verità aveva una predilezione per le principesse meno moderne, ma l'assolo di Elsa, aveva dovuto riconoscere anche da un punto di vista artistico, era una delle hit più belle mai composte dal mondo Disney negli ultimi anni e sembrava un ottimo punto di partenza.
Il tempo sembrò letteralmente volare tra le molteplici attrazioni, tanto da lasciarsi persino condurre dall'ispirazione del momento e da ciò che catturava la loro vista. Era come trovarsi in una bolla magica, letteralmente, in cui fosse praticamente impossibile provare emozioni negative, risvegliando il proprio fanciullo interiore e non potendo che sciogliersi alle varie rappresentazioni dei personaggi Disney, incarnati da attori e attrici che sfilavano con disinvoltura, recitavano da un canovaccio o improvvisavano qualcosa soprattutto a vantaggio dei bambini. Persino Pooka sembrò impazzire alla vista delle versioni "umane" di Pluto, Paperino, Pippo e dell'adorabile Dug (il cane di Up): era stato non poco esilarante osservare l'attore che imitava il comportamento canino, dilettandosi a giocare con il cucciolo. Il parco era così ricco di attrazioni che non aveva dubbi che tutti gli amici - non solo Lizzie - sarebbero stati incantati: Riker sarebbe impazzito per tutte le attrazioni a tema Avengers, Chris si sarebbe fiondato negli stand dedicati all'animazione, Lance avrebbe dovuto usare tutto il proprio savoir-faire Clarington per mantenere la sua compostezza, Quinn e Jasmine avrebbero contemplato tutto ciò che riguardava lo styling dei personaggi Disney e osava ipotizzare che Luke sarebbe stato a sua volta colpito dalla parte storica del parco, progettata dal capostipite in persona e si sarebbe avventurato nei musei. Tenendo a mente le caratteristiche di ognuno, era stato piuttosto semplice scegliere dei souvenir da portare loro al ritorno.
Doveva ammettere che lei stessa avrebbe avuto difficoltà a stabilire quale fosse stata l'attrazione preferita: Toontown che permetteva di immergersi nelle strade di Topolinia, la visita del Castello della Bella Addormentata (l'unico supervisionato da Walt Disney in persona), la visita del cottage e della miniera dei 7 nani, il giardino di Alice, le sfilate dei personaggi Disney, fino ai locali di ristorazione che permetteva agli ospiti di consumare il pasto con delle visite dei personaggi che facevano la gioia dei bambini. Aveva letteralmente perso la cognizione del tempo e si erano concessi una pausa in un tavolino all'aperto del Cafe Orleans per assaporare i noti pasticcini a forma di Topolino dai variegati gusti e un bel puppuccino per Pooka che stava a sua volta accusando la necessità di una pausa. Ammirò il tramonto con un sorriso, incredula che la giornata stesse scorrendo così rapidamente, ma persuasa a evitare che la malinconia guastasse il tempo da trascorrere ancora in quell'isola felice. "Non me ne volere, ma per quanto eccezionali le tue doti da Anfitrione, credo che Disneyland vinca su tutte le attrazioni della settimana," dichiarò con un sorriso, prima di tornare ad accomodarsi contro lo schienale della sedia. "Ma devo ammettere di aver fatto il pieno di principi e principesse ed essere pronta a chiudere con qualcuno di più... pericoloso" pronunciò l'ultima parola con studiata enfasi, fingendo persino di guardarsi attorno perché nessuno li sentisse. "Jack Sparrow o Han Solo, cosa suggerisci?". Nel frattempo aveva dispiegato nuovamente la cartina, segnando con una matita i posti che avevano visitato. Avrebbero dovuto ponderare che cosa fare per la loro ultima cena insieme: scegliere un locale del parco stesso o optare per una pizzeria di fiducia del ragazzo?
ANNE WITH AN E 3.10 | The Better Feeling of My Heart
ANNE WITH AN E 3.10, “The Better Feeling of My Heart”
White Collar 1.04 - Neal Caffrey
darrenharris:
Accennò a un sorriso quando Stella gli disse che era stato semplice lasciarsi condurre. L’ingaggio con lei, per quanto particolare dato che lo aveva costretto a spostarsi per un tempo così lungo e a mandare avanti una farsa per più giorni – il massimo era stato un fine settimana – non aveva richiesto niente di troppo complesso. E immaginava che la predisposizione a fare in modo di essere credibile avesse reso più semplice immergersi in quella bugia a fin di bene. “Da’ a te stessa qualche merito.” Fu lei a glissare quando le rivolse quell’allusione ben poco velata sulle attività praticabili sulla sabbia, non che si aspettasse qualcosa di diverso. Su quel frangente ormai poteva dire di conoscerla già abbastanza. A prescindere da alcune delle reazioni più divertenti, era arrivato il momento di darle un po’ di tregua con quel genere di battute. Reclinò il capo, vagamente divertito all’ammissione dell’altra di non avere idea di cosa fosse una sidequest. Non che fosse una conoscenza essenziale alla vita di tutti i giorni. Ricercò le parole più adatte e semplici per spiegarlo. “È una missione secondaria. Qualcosa da fare che non ha a che fare con la storia principale ma fa acquisire esperienza,” disse infine, nel modo più semplice che gli venisse in mente, salvo poi essere colto da un esempio che sembrava abbastanza calzante. “Potremmo dire che il tuo ingaggio al centro commerciale fosse una missione secondaria, in vista della missione principale. Oggi hai svolto una delle missioni della storia principale,” aggiunse con un gesto che dimostrava la semplicità di quanto aveva detto. “E spesso le sidequest hanno storie molto interessanti.”
Sospirò. “Di solito quando si dice così ci si riferisce ai predatori che ci sono nei pub,” puntualizzò, seppur avesse capito che non si riferiva minimamente a qualcosa del genere, nel loro caso, e sorridendo per dimostrare di non essere offeso dalle implicazioni di quella battuta. Scosse poi il capo, come ulteriore rassicurazione sui suoi possibili intenti di renderla vulnerabile al fine di conoscerne i segreti. “Oh no, tranquilla, credo che il momento delle confessioni sia già avvenuto. Per tua fortuna, nemmeno io ho tenuto d’occhio il mio bicchiere.” Mentiva, in parte. Ricordava le diverse confessioni che gli erano state fatte, tra cui una in particolare che poteva essere considerata come molto personale su cui non aveva fatto parola. Per parte sua ricordava di aver parlato troppo, più di quanto avrebbe fatto se fosse stato del tutto lucido, poiché di solito non era proprio propenso a condividere alcun aspetto riguardo la propria vita sentimentale, in maniera più o meno scherzosa. “Meglio specificare,” disse poi, ridacchiando di fronte all’espressione seria dell’altra, nemmeno avesse raccontato dettagli scabrosi sulle proprie partner.
“Prosegui un passo alla volta e un ambito alla volta. Interessante.” Rispose alla sua osservazione riguardo al sentirsi sul giusto cammino. Non c’era, d’altronde, una formula magica che rimettesse tutte cose a posto nello stesso istante, si trattava spesso e volentieri di mettere insieme, uno dopo l’altro e con pazienza, i tasselli. Come in un puzzle, si partiva dalla cornice per avere una visione d’insieme e si proseguiva settore per settore, con calma. Nel caso di Stella, o almeno da quello che era riuscito a capire di lei, immaginava che avesse non solo la giusta determinazione, ma soprattutto la giusta pazienza per mettere insieme quel quadro, o quel cammino giusto. Annuì, un breve cenno in sua direzione. “Bene, allora ci risentiamo tra qualche settimana.”
Buffo come l’altra avesse interpretato le sue parole come una sfiducia nei suoi stessi confronti, quasi volesse ‘buttarsi giù’ e non farsi illusioni, quando si riferiva perlopiù al fatto che non si fosse dedicato a ruoli molto diversi da quelli che sentiva più vicini alla propria personalità, e almeno per il momento il suo agente non sembrava avergli proposto altro, a parte quelli per cui stava aspettando ancora una risposta. Anche in quel caso, tuttavia, non approfondì quanto aveva da dire, ben poco desideroso di riaprire la parentesi e di dedicarsi a un tu per tu riguardo alle proprie possibilità di carriera, in quel momento l’unica cosa di cui sentisse di aver bisogno, soprattutto con il peso di una giornata sulle spalle. Da quello che ho visto, diceva, riferendosi probabilmente alla farsa messa su insieme ai suoi conoscenti. Proprio quella sera, durante la cena elaborata che gli era stata messa di fronte e di cui aveva piluccato qualcosa nella speranza che il tempo scorresse più rapidamente, aveva pensato che dietro quei sorrisi e quei gesti cominciasse a sentire una sorta di logorio. Scacciò quei pensieri e si limitò a sorridere e scrollare le spalle. “Chissà, come ti ho detto, non ho avuto niente del genere in programma ultimamente per cui almeno per il momento dovremo trattenere il fiato e restare con il dubbio.” Era molto più facile lasciare che il discorso tornasse a riguardare lei e le scelte che avrebbe fatto riguardo il suo album. Era di certo una sfida interessante quella di proporre qualcosa di personale come una canzone in un ritmo più accattivante e frizzante, senza per questo lasciare che quel testo perdesse la propria personalità. E in quel caso immaginava che lei stessa avrebbe dovuto mettere dei paletti su quanto fosse possibile o meno fare, controllando le clausole a riguardo. “È una tua creazione e da tale andrà trattata anche da chi ti consiglierà e tenterà di farle prendere forma concreta. Ma non dubito che riuscirai a farti valere, a prescindere. Sai tu cosa è meglio per te.”
Reagì ridacchiando a quello che sembrava a tutti gli effetti un rimprovero, così si limitò a stringersi nelle spalle e a indicarsi il viso con un gesto come di resa. “Come vedi riesco a rimanere spettacolare anche con poche ore di sonno sulle spalle.” disse in un sospiro che doveva essere affranto. “Ma forse sono l’eccezione che conferma la regola.”
Era piuttosto sicuro che, fino a quando non si fosse reso conto che il tempo cominciava a stringere, non avrebbe fatto granché per preparare il discorso. In fondo ancora era prematuro, considerato che mancavano ancora parecchie settimane prima che si giungesse al lieto evento. Storse il naso alla menzione della donna, ben ricordando quel tremendo discorso che aveva proferito di fronte a una sala che, straordinariamente, era riuscita a mantenere una certa compostezza e a non riderle, o peggio ancora a sbadigliarle in faccia. “Preferirei evitare di annoiare a morte la platea o peggio, di farmi guardare come se fossi un tamponamento a catena in autostrada, come nel caso della signora in questione.” Ricordava bene le espressioni dei due amici di Stella e di come il ragazzo sembrasse particolarmente inorridito e allo stesso tempo incapace di distogliere lo sguardo. Sorrise, salvo poi tornare ad assumere un’espressione contrita alle parole scherzose dell’altra e poggiare una mano sul petto, quasi potesse sentire del vero e proprio dolore fisico. “Sarà tremendamente difficile e dovrò cercare di attutire la mia aura, una tragedia per gli altri invitati.”
Ascoltò con attenzione il suo giudizio riguardo la città e ciò che il futuro le prospettava proprio da quel lato del paese, così distante da casa. Certo, a parte l’entusiasmo di veder realizzato il proprio sogno e l’idea di vedere nel prossimo futuro una propria creazione diventare disponibile a un pubblico vastissimo, c’era anche da pensare a cose immediatamente più pratiche, di riorganizzare la propria quotidianità e adattarla a quell’enorme novità. “Programmi di continuare a lavorare al caffè o vuoi parlare con Karen per dare le dimissioni?” domandò, quando accennò al fatto di dover parlare con Karen. “È tanto a cui pensare, se consideri che hai anche altre tracce da dover sottoporre a Roland.” Certamente sarebbe stata la sua prima preoccupazione, avere più tempo possibile per comporre e per presentarsi all’incontro seguente con qualcosa che la soddisfacesse e che fosse in linea con ciò che aveva in mente per il suo album. “Comunque, la stanza che occupi è essenzialmente vuota. Se hai bisogno di un posto a cui appoggiarti,” disse, accennando con il capo al disimpegno, in quel momento buio, che dava su entrambe le camere da letto, salvo poi sollevare le mani. “A meno che tu naturalmente non preferisca avere più spazio per Pooka e per creare e dedicarti del tutto alla tua musica… e non solo.” Impossibile dare per scontato che non vi fosse anche una vita privata, il che sarebbe stato del tutto normale. “Se mi piace qui?” domandò di rimando, quando gli venne rigirata la domanda. Scrollò appena le spalle. “Sì, prima di venire a stare qui mi piaceva la semplice idea, ora è praticamente casa mia.” Fece una breve pausa, lo sguardo rivolto alla finestra, sulle gocce che scivolavano giù lungo il vetro, e tornò a osservare Stella. “Per ora la mia vita è qui, non so dire se tra qualche anno lo sarà ancora, per cui… Staremo a vedere.”
Solitamente la maggior parte dei ragazzi sembrava dare per scontato che la maggior parte delle rispettive amiche, partner o parenti non fossero molto ferrate in materia di videogiochi. In modo analogo con quanto accadeva sugli aspetti più tecnici e meccanici delle automobili. Apprezzò tuttavia che Darren si prendesse persino la briga di cercare di farle comprendere qualcosa al riguardo, seppur non si trattasse certamente dell'oggetto principale della loro conversazione. Inclinò il viso di un lato e ascoltò la spiegazione più che comprensibile con tanto di esempi concreti. "Oh!" esclamò infatti non potendo celare la sorpresa, convinta che si trattasse di qualcosa di molto più ostico. "Mi piace come suona: ho svolto una missione della mia storia principale," ripeté con un sorriso. "Quindi immagino che tu di quando in quando ti occupi di missioni secondarie mentre aspetti di accumulare esperienze, competenze o poteri per risolvere la principale", azzardò lei stessa a trarre delle conclusioni.
Non poté fare a meno di inarcare le sopracciglia. Non era proprio il caso di mettere sullo stesso piano le personali confessioni che erano scaturite dal giochetto alcolico. Era anche vero che il ragazzo non sembrasse volentieri condividere aspetti della propria vita sentimentale e sembrasse anche convinto che non avrebbe mai sentito l'esigenza di pronunciare le tre parole che rappresentavano un vero e proprio step nelle relazioni sentimentali. Era probabile, tuttavia, che con il tempo potesse cambiare idea sia sull'aprire il proprio cuore, sia sul concetto stesso di relazione. O forse sarebbe già avvenuto se non avesse subito il rifiuto a cui aveva fatto riferimento in quella stessa occasione. Da parte propria, benché avesse subito molte delusioni e ferite in quell'ambito, se non altro non avrebbe dovuto rimproverarsi la ferma decisione di non aprirsi. Anzi. Forse spesso e volentieri il problema era stato proprio il contrario. E non era detto che, anche nel proprio caso, non vi fosse un cambiamento. Se in meglio o in peggio, quello era tutto da vedersi.
Dovette trattenersi dal rigirargli quella domanda decisamente più impegnativa circa l'avere o meno intrapreso un "giusto" cammino nei vari aspetti della sua vita. Era anche vero, dovette ammettere, che non tutto dipendesse da lui per quanto concerneva l'ambito delle audizioni e di ruoli da poter ricoprire. Sorrise e annuì appena al suo commento. "Dopotutto, nella vita spesso si comprende il senso di qualcosa solo a distanza di tempo, quando si è emotivamente più lucidi e distaccati," concluse con uno scrollo di spalle. Da lì a qualche mese, considerò, avrebbe potuto persino dare un senso ad anni di continuazione della sua malsana relazione con Tiffany. Certamente, col senno di poi, doveva dirsi persino grata che Patrick avesse mandato all'aria il matrimonio. Chissà che poi il loro matrimonio agli sbocci non avesse risentito delle sue trasferte per lavoro. E chissà, dopotutto, se ci sarebbe stata davvero quell'occasione.
Sembrò che il giovane si fosse perso in qualche riflessione personale quando cercò di spronarlo a non avere un'attitudine disfattista alla possibilità che uno dei due provini desse l'esito positivo. E avrebbe anche osato approfondire, ma non voleva apparirgli inopportuna, senza contare che, malgrado tutto, non avevano quel tipo di amicizia. In ogni caso, se lo avesse desiderato, era certa che Luke o la coppia di amici che aveva recentemente conosciuto avrebbero saputo spronarlo in una maniera che non risultasse invadente e non ne nuocesse l'orgoglio o l'umore. Lasciò che si tornasse a porre elucubrazioni sul proprio album e su quelle che sarebbero state le esigenze della casa discografica su cui avrebbe potuto porre un veto. "Ho faticato sin troppo per permettere che, giunta a questo punto, io ceda tanto facilmente sulla mia visione della mia musica o di tutta la rappresentazione che ne deriverà..." convenne in tono piuttosto fermo e determinato. Da quel colloquio con Mr Roland, le sembrava che lui si fidasse al punto da lasciarle il timone, pur dovendo necessariamente aiutarla a focalizzare alcuni aspetti o porre delle modifiche essenziali affinché il progetto potesse rientrare nelle linee della casa discografica e andare incontro al pubblico. Sorrise del moto di fiducia del giovane, inclinando il viso di un lato e annuendo. "Sì, almeno in questo ambito lo so per certo," concluse. Sulla vita privata stendiamo un velo pietoso, sembrò suggerire la sua vocina interiore.
Non poté che ridere della battuta del giovane con riguardo alla madre di Nathaniel. "Sono sicura che gli sposi e gli invitati te ne saranno molto grati," convenne con un lieve scuotimento del capo all'indirizzo di quella donna. Era piuttosto curioso, considerò tra sé, che si fossero conosciuti proprio in virtù di quel matrimonio e che, neppure un anno dopo, lui avrebbe ricoperto lo stesso ruolo del proprio ex fidanzato, la figura più temuta per quella forzata reunion. Chissà se era stato coinvolto come Patrick persino nella scelta dell'anello di fidanzamento e se insieme avessero scelto un atelier di riferimento per gli abiti del giorno. Scosse il capo alla battuta del giovane, trattenendosi dal ridergli in faccia, mentre inclinava il viso di un lato. "Una tragedia che speriamo resti latente per non trasformare una cerimonia romantica in un funerale," concluse divertita, imitandone il tono altisonante e portandosi a sua volta una mano al petto a simulare una reale angoscia alla prospettiva.
"Non lo so ancora," rispose alla domanda sul lavoro in caffetteria. "Quando mi ha assunta, Karen sapeva che avrebbe dovuto essere un impiego temporaneo e non vede l'ora di licenziarmi da quel punto di vista," ammise con un sorriso di mero affetto nei confronti della signora. "Ma nulla toglie che non l'abbandonerei fintanto non fosse inevitabile e non avesse trovato qualcuna per prendere il mio posto," precisò. Annuì al commento del giovane circa le molte cose su cui avrebbe dovuto riflettere che avrebbero decisamente condizionato i mesi successivi fino alla pubblicazione del cd. Si era tuttavia ripromessa che non avrebbe neppure cominciato a rifletterci fino all'indomani e che nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa senza aver valutato accuratamente i pro e i contro, averne parlato con i familiari e con Karen stessa. Si riscosse nuovamente alla voce del giovane e sgranò gli occhi quando, con la tipica semplicità e compostezza, sembrò persino paventare l'ipotesi che potesse ulteriormente appoggiarsi alla sua stanza. Superfluo dire che ciò avrebbe notevolmente ridotto le proprie ansie e le avrebbe risparmiato moltissimi grattacapi potendo fidarsi di lui, avendo cominciato a conoscere la zona e avendo persino incluso i suoi amici tra le proprie conoscenze. Sbatté le palpebre e si sporse in sua direzione con sguardo quasi commosso: "E' incredibilmente generoso da parte tua e so che mi smentirai subito, ma non vorrei che ti sentissi in alcun modo obbligato a offrirmi questa sistemazione," esordì per poi sorridere, convenendo che non aveva senso mettersi a discuterne in quel momento. "Davvero, mi commuovi e non lo dimenticherò," sussurrò, cercandone brevemente la mano per sfiorarne il dorso a mo' di ringraziamento. Superfluo aggiungere, meditò tra sé, che se quella potesse essere una soluzione fattibile, avrebbero dovuto discutere delle implicazioni. Non avrebbe potuto accettare se non le avesse permesso di pagare una sorta di affitto o quanto meno condividere le spese per le bollette o la cura della casa.
Immaginava che anche la sua risposta sul futuro a L.A. non potesse essere definitiva in quel momento. Sarebbe stato assai triste, effettivamente, se fosse stato costretto a rinunciare per tornare nella città natale e magari cambiare piano per la propria vita, rinunciando ai propri sogni. Sempre che non fosse disposto a continuare l'attività per l'agenzia, ma immaginava che più passava il tempo e più quel giogo si sarebbe fatto opprimente, per quanto si sforzasse di tenerla separata dal resto della sua vita e dalle menti della famiglia e degli amici. Annuì e convenne che nessuno dei due, da quel punto di vista, potesse porre ipoteche sul futuro. "Chissà che cosa staremo facendo da qui a un anno," commentò in tono più leggero, volendo stemperare quell'atmosfera fin troppo seriosa. Fu quasi tentata di proporgli di giocare allo scenario peggiore, ma desistette non volendo appesantire nuovamente quella fine della giornata che avrebbe dovuto, invece, aiutarli a rilassarsi e prendere sonno.
La conversazione virò quindi su argomenti più leggeri, comprese le proprie domande sulle attrazioni che avrebbe voluto visitare nei giorni successivi e su quelle informazioni necessarie per prepararsi a qualche avventura californiana. Il calore della coperta, il ticchettare della pioggia sempre più ipnotico - ormai non si sentivano più rombi di tuono - e la sua voce sembrarono creare intorno a sé una piacevole bolla di sapone. Si ritrovò ad appoggiarsi con il volto allo schienale del divano, a socchiudere gli occhi, a respirare più profondamente... Un sorriso le increspò le labbra nel riconoscere l'ormai familiare gazebo, ma fu con lieta sorpresa che invece ammirò l'abito principesco che indossava e che sembrava uscito da una delle fiabe preferite di Lizzie. Si lasciò condurre non solo dalla curiosità ma da alcune e dolci note di pianoforte, seppur non ne riconoscesse la melodia di primo acchito. Scorse l’ortensia rosa dal profumo intenso e stuzzicante. Insieme al fiore vi era un bigliettino su cui erano vergate soltanto due parole che ma riuscirono a strapparle un dolce tremotio del cuore. A presto.
Beth + Madison The Duo We Didn’t Know We Needed But Deserved
WHITE COLLAR MEME ➞ [½] OTPS ↳ Neal Caffrey & Sara Ellis
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“Ah, ma lì si trattava di abituarti alla mia presenza,” rispose con semplicità, alludendo al fatto che in quel periodo specifico fossero comunque due completi sconosciuti che dovevano fingere addirittura di avere una relazione. “In maniera poco romantica, se vuoi, ma mi sembra che abbia funzionato alla perfezione.” Sapeva quando varcava una soglia invisibile. Per quanto fosse divertente notare il repentino cambio di espressione sul volto dell’altra quando faceva un’allusione appena più spinta, capì di aver varcato proprio quella linea nel momento in cui l’espressione più morbida e dolce mutò sotto il suo sguardo. La vide tirare indietro il viso, schiudere le labbra in un’espressione se possibile ancor più indignata di quella precedente. Qualche secondo dopo percepì il movimento in sua direzione e sentì il contatto morbido con il cuscino sul proprio viso e rispondere alla sua provocazione in modo altrettanto scherzoso. Quindi, dopotutto, non poteva dire di aver varcato quella soglia, ma di aver calcato troppo la mano secondo gli standard della giovane? Poteva darsi. Seguì il suo sguardo in direzione delle due console, disposte vicine al televisore. Rispose con una smorfia, dapprima, poi un sospiro arrendevole. Alzò le mani, come a segnalarle la propria resa di fronte al suo rifiuto. “Non è proprio la compagnia ideale su una spiaggia alle prime luci dell’alba, ma immagino che potrei fare qualche sidequest nell’attesa,” disse, stringendosi nelle spalle. “In effetti la spiaggia porta ben pochi benefici per non dormire, su quello sono d’accordo,” aggiunse solo a mo’ di provocazione, in un soffio.
Inarcò le sopracciglia quando ripeté le raccomandazioni di sua madre – che già da quel che aveva potuto vedere non era proprio il tipo di persona più rilassato al mondo. “Ah beh, ti ringrazio per la fiducia,” disse, sorridente. “Per la cronaca, quella volta sei stata tu a prenderla come una sfida,” aggiunse, puntandole addosso un dito accusatore e ridacchiando. “Le mie compagnie sono sempre state più che consenzienti, te lo posso assicurare.”
L’atmosfera si fece ben più pesante quando venne tirata Tiffany in ballo. Stella stessa non sembrava essere parecchio in vena di scoperchiare ancora una volta il proprio rapporto con lei. Immaginava che in quel mese avesse riflettuto abbastanza sul rapporto che aveva avuto con lei e con il suo ex e che avesse osservato la faccenda da tutte le angolazioni possibili con chi conosceva meglio le persone coinvolte. E di certo non era desiderosa di riprendere il discorso con lui, che aveva avuto occasione di vederla nel ‘momento della verità’, il momento in cui aveva ricevuto quella botta. “E tu?” Dopo averne ascoltato le parole, reclinò il capo e la scrutò, per cogliere qualcosa nel suo sguardo pur in quella penombra. “Ti senti sul giusto cammino?” domandò, con autentica curiosità. Non solo per il lavoro, perché per quanto potesse rendere soddisfatti l’idea di aver fatto notare a qualcuno i propri sforzi, non si trattava dell’unico aspetto della vita che desse soddisfazione. Ce n’erano tanti altri. E immaginava che a seguito di un periodo e di rivelazioni come quelle vissute da Stella, non fosse abbastanza la semplice soddisfazione lavorativa. Fu il turno di Stella di chiudere la conversazione sull’argomento ben poco lieto, nonostante altre persone avrebbero beneficiato non poco all’idea di pensare a quale fine fossero andati incontro. Pensò rapidamente all’espressione di Nathaniel quando gli si era rivolto, gli occhi sbarrati quasi non lo vedesse nemmeno, e immaginò che la sua sarebbe stata una vendetta a tutti gli effetti, che avesse ottenuto l’annullamento o meno. Soprattutto sul cugino che, a detta sua, aveva considerato per tutto quel tempo come un vero e proprio fratello. Minimizzò a sua volta. “Hai ragione, oggi dovrebbe riguardare solo te e le tue vittorie, non le disfatte che si sono attirati addosso con le proprie azioni.” Ridacchiò poi, e accennò nuovamente all’armadietto in cui teneva la bottiglia. “Te l’ho detto, è sempre lì a portata di mano, ma giuro che il mio unico intento è farti stare al meglio fintanto che sei mia ospite.”
Lasciò che quel breve momento che lo aveva colto in contropiede scivolasse via e che si tornasse alla conversazione più semplice e leggera. All’idea di un personaggio così tanto diverso da sé si strinse nelle spalle. “Chissà. Non negli ultimi per cui ho fatto un’audizione, mi sa che dovrò deluderti. Ma non è detto che il risultato sia positivo,” aggiunse, in tutta serenità. “Al massimo potrò chiedere al mio agente di passarmi più ruoli diversi da quelli che ho avuto fino a ora.” Sorrise, sembrava quasi casuale che entrambi parlassero di uscire dalla propria zona di comfort, che si trattasse di recitazione o di musica. Che lei si riproponesse di aggiungere quel tanto di più alla propria musica, pur essendo più affezionata ad un genere specifico. “Se sarà qualcosa di unicamente tuo e in cui si senta il tuo tocco, e non qualcosa che ti senti costretta a fare, immagino andrà più che bene.” Si strinse nelle spalle. “Non credo tu sia obbligata a far nulla che non voglia fare e che cambierebbe troppo la direzione della tua musica, in fondo è la tua opera, e in molti non si sono cimentati in qualcosa di più movimentato, come dici tu. Ma se senti di voler affrontare questa sfida anche per una soddisfazione personale, in fondo non c’è nota che non possa provocare una reazione o un’emozione.”
Si ritrovò poi a scuotere il capo alle sue parole circa il suo essere stanco. Se anche aveva desiderato gettarsi sul proprio letto, poco meno di un’ora prima, non poteva dire lo stesso in quel momento. “Sono nottambulo e necessito di molte poche ore di sonno per sopravvivere,” le spiegò con semplicità. “Per cui grazie ma no, non ho intenzione di rincorrere una pallina per sfiancarmi. L’alternativa della console sarebbe ancora valida,” accennò di nuovo al televisore spento, salvo poi abbandonarsi a un sospiro sfinito alla menzione del matrimonio. Le settimane avevano cominciato a rincorrersi e i due sposi erano praticamente pronti, fatta eccezione per qualche dettaglio che dovevano ancora finire di definire – d’altronde non avevano voluto un matrimonio enorme quanto quello di Tiffany. “No, ma c’è ancora molto tempo,” disse infine. “Ho vagliato la possibilità di andare a braccio, ma ammetto di non essere il migliore quando si tratta di esprimersi emotivamente,” sospirò di nuovo, questa volta senza fingere., ma le rivolse un sorrisino divertito. “Il tuo dono o quello di Luke mi farebbero molto comodo, in questi casi.” Si mise più comodo contro lo schienale, il capo poggiato contro di esso. “Che mi dici di L.A.? Immagino che dovrai tornare spesso per lavoro. La città corrisponde alle tue aspettative e merita dei ritorni frequenti?”
Durante quelle due settimane a New York ricordava di essersi spesso domandata se quelle provocazioni fossero un modo di "rompere il ghiaccio" o facessero parte del suo modo di relazionarsi con il mondo femminile. E il rapporto che avevano instaurato "fuori contratto" sembrava confermare che vi fosse una verità in entrambe le ipotesi, seppur il giovane alludesse a una necessità di aiutarla ad abituarsi a lui. Ha funzionato fin troppo bene, suggerì la propria vicina interiore, ricordando ancora una volta quanto fosse stato triste quel risveglio all'indomani della sua partenza alle prime luci del mattino. "Sì, superato il primo impatto - e le prime gaffe aggiunse tra sé e sé - è stato abbastanza semplice lasciarti condurre e venirti dietro," convenne, passandosi una mano tra i capelli. Ripensò brevemente all'episodio in caffetteria e come avessero gestito la visita improvvisata di Tiffany o il saluto di Patrick al ricevimento. Sbatté le palpebre pochi istanti dopo, con le sopracciglia inarcate e domandandosi se avesse ben compreso il sotto-testo di quello scambio di battute. Davvero stava affermando che, previo suo assenso, avrebbero atteso l'alba... in quel modo? Scosse il capo, dicendosi che non fosse il caso neppure di pensarci, concentrandosi sulla menzione ai suoi amatissimi videogiochi. Non aveva mai compreso che cosa li rendesse così speciali per taluni: spesso diventavano fonte di stress ulteriore e non erano pochi quelli che si irritavano davanti a uno schermo, sbottando con rabbia e volgarità e talvolta persino malmenando i dispositivi o sbranando chiunque ardisse anche solo di respirare durante un momento di "tensione" del gioco stesso. Ma dopotutto, era questione di gusti. Alcuni preferivano terrorizzarsi con i film horror. E altri, come nel proprio caso, costruirsi castelli in aria con risvolti drammatici e malinconici. A ognuno la propria valvola di sfogo. "Non ho la benché minima idea di cosa sia un sidequest," confessò in tono composto, salvo rivolgergli un sorriso bonario, e sollevare le mani "ma se tu e la tua console avrete bisogno di intimità, basta che tu lo dica: Pooka e io non interferiremo. Benefici o meno", aggiunse a sua volta in un soffio.
"Non stavo pensando a nulla di drammatico o di abominevole," precisò alla sua frase più ironica, "magari vuoi solo farmi ubriacare per strapparmi qualche confessione shock che potrai usare contro di me," concluse con un sorriso più scherzoso perché non fraintendesse. Ridacchiò appena al ricordo di come si era ritrovata, suo malgrado, ad accettare quella proposta ed erano finiti con l'essere coinvolti in quel giochino tanto stupido. "Mea culpa," dovette ammettere, annuendo. "Avevi stuzzicato il mio lato competitivo," ammise con uno scrollo di spalle. Dopotutto, essendo figlia dei suoi genitori, era persino troppo composta quando si trattava di accettare una sfida. Che poi fosse soltanto una propria proiezione mentale, quella era un'altra questione. Sollevò la mano e l'agitò appena quando alluse alle sue partner: "Non c'era bisogno di specificarlo," concluse brevemente.
Aveva schiuso le labbra e inarcato le sopracciglia quando le aveva rivolto quella domanda diretta sulla propria percezione della sua stessa vita in quella particolare fase. Immaginò che stesse parlando molto in generale e non fosse un mero riferimento alla gratificazione lavorativa che aveva ricevuto quella mattina stessa. Oh, come no, rispose la propria voce sarcastica. Mi sono presa una cotta non corrisposta per un affascinante aspirante attore che fa il gigolò. E che potenzialmente è ancora alle prese con la propria infatuazione... sono proprio sulla strada giusta per ulteriore disagio mentale. "Bella domanda," convenne con un vago sorriso, tornando a fissare la pioggia che batteva contro i vetri. "Mi auguro di aver imboccato quello giusto e che gli errori e le esperienze del passato se non altro mi rendano più saggia..." lasciò la frase in sospeso e lo sguardo si perse nuovamente in un punto indefinito. "Diciamo che sto cercando di rimettere ordine in un ambito alla volta e adesso che la situazione lavorativa sta aprendo degli spiragli, magari potrò concentrarmi anche su altro". O magari anche no. Tornò a osservarlo con un sorriso, il viso inclinato di un lato: "Prova a richiedermelo tra qualche mese," propose in tono più leggero.
Lo ascoltò con curiosità circa le audizioni più recenti e inclinò il viso di un lato quando sembrò mettere le mani avanti e paventare un possibile rifiuto. "Non è neppure detto che il risultato sia negativo," gli fece notare con le sopracciglia inarcate. Comprendeva bene, tuttavia, quell'atteggiamento: si aveva l'impressione che prospettandosi il peggio, l'eventuale delusione sarebbe stata più semplice da affrontare e smaltire. Sperava con tutto il cuore di poter avere ragione in quel frangente e che anche lui, finalmente, potesse muovere un passo concreto che lo rendesse più vicino alle sue reali aspirazioni. Ridacchiò quando lo sentì alludere alla possibilità di cimentarsi in altri prototipi di personaggio. "Ma da quel poco che ho intravisto, sono sicura che faresti un ottimo lavoro comunque..." Dopotutto, l'alter ego del "professore" aveva qualche aspetto che lo differenziava da Darren, per sua stessa ammissione. E' vero che non avevano avuto bisogno di improvvisare chissà quale momento eclatante, ma si era dimostrato più che idoneo a gestire bene tutto, anche in momenti di maggiore pressione. Sorrise delle sue parole in cui parve spronarla a non lasciarsi plagiare nelle proprie intenzioni e principi. "No, assolutamente: non ho intenzione di scendere a compromessi per me inaccettabili," dichiarò subito e avrebbe avuto occasione di parlarne con chi di dovere sia per quanto concerneva il look che il contenuto delle proprie canzoni. Seppur il proprio animo fosse più incline a testi ponderati, con una sfumatura malinconica o romantica, avrebbe voluto lei stessa cercare di conferire anche un'impronta più briosa ed energica, più leggera e spensierata. "Ma voglio almeno tentare di sfidare me stessa," concluse semplicemente. Nulla toglieva, dopotutto, che poi in procinto di incisione, una o più tracce venissero scartate.
Assunse un'espressione appena più severa quando lo sentì sminuire in quel modo la sua necessità di riposo. "Non dovresti sottovalutare il sonno: oltre a rigenerare il corpo e la mente, è anche un alleato importante per preservare la propria bellezza," sottolineò le ultime parole con espressione fin troppo seria, salvo sollevare le mani. "O almeno l'ultima parte è quello che sento dire spesso da Quinn," precisò.
Sembrò aver toccato un tasto dolente con la domanda sul suo ruolo da testimone, dovendo trattenersi dall'assumere un'espressione sgomenta all'idea che qualcuno potesse realmente pensare di improvvisare un brindisi. Finché si fosse trattato di una battuta scaturita da qualche fattore esterno, ma non era fattibile per un momento così speciale che sarebbe rimasto impresso nella memoria degli sposi e probabilmente anche immortalato dai device. Sorrise appena al riferimento a se stessa e a Luke, salvo scuotere il capo. "Credo che tu sia la persona più qualificata: conosci molto bene entrambi come singoli e come coppia," illustrò semplicemente, salvo poi farsi più pensierosa. "Inoltre, una persona poco incline a esprimersi emotivamente, come dici tu, ha un vantaggio non da poco: sa scegliere le parole con cura, ponderarle e per questo renderle più incisive e dirette. Senza bisogno di fronzoli o di leziosità," lo incoraggiò con un sorriso. "Senza contare che puoi ispirarti al commovente discorso della Signora Van Der Bilt che in quanto a cosiddetta improvvisazione ed emotività non ha rivali," soggiunse, portandosi una mano al cuore e pronunciando le ultime parole in tono enfatico per poi ridere tra sé e sé al ricordo del silenzio che era sceso nella sala da pranzo e delle facce insieme esterrefatte e perplesse della maggior parte degli astanti. "Temo solo che dovrai sforzarti di non mettere in ombra lo sposo col tuo carisma e il tuo savoir-faire," finse di raccomandarsi, dandogli una breve stretta al braccio. Non aveva dubbi che, a prescindere da ciò che avrebbe detto, sarebbe riuscito a calamitare tutte le attenzioni su di sé. E poi, se la sorella dello sposo, come immaginava, sarebbe stata la damigella, vi era anche un ballo di rito, aggiunse tra sé e sé, ma ben guardandosi dal dirlo a voce alta.
Lo vide mettersi in quella posizione più comoda e porle quella domanda sulla città. "Oh, è persino più bella ed energica di quanto mi sarei aspettata," convenne con un sorriso, prendendosi qualche secondo per ripensare ai luoghi che aveva visto fino a quel momento e quelli che avevano in serbo per i giorni restanti alla conclusione della propria permanenza. Si era fatta più pensierosa al riferimento alle future trasferte e aveva annuito: "Mr Roland mi ha già fissato diversi appuntamenti per la fine del mese e l'inizio del prossimo," spiegò. "Quindi dovrò valutare diverse questioni," corrugò le sopracciglia e si pose la mano sotto il mento in un’espressione più pensierosa. "Dovrò sicuramente parlare con i miei genitori e con Karen e valutare se sia più conveniente fare brevi e frequenti trasferte o, piuttosto, stabilirmi qui fino alla fine del progetto, salvo qualche weekend a casa," convenne con espressione concentrata. "E se così fosse dovrò pensare a una sistemazione qui, a come gestire la casa a New York e come fare con Pooka," continuò a ponderare per poi scuotere il capo e sollevare le mani. "Avrò molto su cui riflettere nei prossimi giorni," concluse con un sorriso scherzoso. Non era decisamente quello il momento per vagliare tutti i pro e i contro e sarebbe stato assai utile confrontarsi coi genitori che l'avrebbero aiutata a mettere a fuoco quale potesse essere la soluzione migliore sia in termini personali, finanziari e professionali. "Tu, invece?" lo incalzò a sua volta, il viso inclinato di un lato e un sorriso. "Mi sembra di capire che ormai la tua vita sia qui". Immaginava che mantenere quell'appartamento e quello stile di vita cui si era abituato, vivendo dall'altra parte del Paese, fosse una delle ragioni più fondanti per continuare l'attività da gigolò, nell'attesa di poter finalmente realizzare la propria carriera artistica.
BRIDGERTON | 1x08
“You were not a fool. You merely believed yourself in love and one should never apologize for that.”
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Rise di cuore della reazione così palesemente sconvolta dell’altra, così piena di indignazione da chiudere la vestaglia che aveva indosso, quasi sentisse il bisogno di aggiungere strati al suo stesso ricordo. Osservò il gesto, le sopracciglia inarcate, ma senza abbandonare il sorrisetto con cui aveva fatto quell’allusione. “Prima o poi dovevi accorgerti della sfacciataggine.” Scrollò le spalle, con un sospiro che doveva essere di finta rassegnazione, e tornò dunque a poggiare la schiena contro il divano. “Meglio prima che poi, immagino. E non ho intenzione di ritirare alcuna parola.”
Reclinò poi il capo quando Stella si schermì a quel modo per evitargli, come sempre, il disturbo di fare qualcosa a suo beneficio. Quasi non sentisse di meritare quel tipo di attenzione o volesse passargli accanto in punta di piedi perché il suo passaggio fosse il meno visibile possibile. Aggrottò le sopracciglia. “Non mi sembra che tu abbia espresso un desiderio impossibile come camminare su Marte o, chessò, ricevere una tonnellata di lingotti d’oro. Per me non è assolutamente un problema.” Lo disse con estrema semplicità, rimarcando il fatto che, contrariamente a quanto lei stessa continuasse a ripetere a lui e a se stessa, non si trattava di un disturbo da parte propria. Se fosse stato poco incline a fare alcunché con qualcun altro, allora avrebbe del tutto evitato di proporsi. “Se perdere qualche ora di sonno non ti spaventa, allora non è nulla che non si possa fare.”
Abbandonò il tono rassicurante per riprendere il sorriso più malizioso – o sfacciato, a detta di lei – del proprio repertorio e avvicinarsi al suo viso, soffiandovi una piccola provocazione con cui divertirsi: “A meno che tu non preferisca la versione sfacciata del perdere sonno.”
Fu lieto del fatto che Stella, con la sua solita discrezione, avesse deciso di cambiare discorso e di virare a sua volta in direzione del bourbon e della serata che avevano trascorso con un bel mal di testa da dopo sbornia. Non che il proprio tentativo di sviare il discorso fosse così invisibile, ma apprezzava particolarmente che lei non fosse il tipo da continuare a pressare o da fare domande, pur essendo, in quel momento, l’unica persona che conoscesse davvero la situazione e non una sua versione parziale edulcorata da parte propria. “Chi ti dice che l’intento non fosse proprio quello di farti ubriacare?” replicò con voce flautata. “In fondo sei in territorio nemico. Potrei correggerti la tisana o la cioccolata calda.”
A differenza sua, Stella non aveva difficoltà ad aprirsi e a raccontarsi, a parlare anche dei propri periodi più bui perché capisse una parte più profonda di sé. A prescindere dal fatto che fosse naturalmente portata proprio all’espressione di sé, trovava particolare in lei il fatto che si rendesse volontariamente vulnerabile. Certo, aveva assistito a un momento di sua debolezza quello stesso inverno, ma non era stato volontario da parte sua, se non si fosse trovato in quel giardino in quel momento non avrebbe mai dovuto comunicarle ciò che sapeva della sua passata relazione. Ma lì, su quel divano, gli stava raccontando una parte di sé che a parti inverse non era sicuro che avrebbe mai svelato. Anche se, come nel suo caso, conosceva le persone coinvolte. “Non deve essere stato bello trascorrere quegli anni così delicati con una persona che non ha alcun tipo di delicatezza o riguardo nei confronti degli altri.” Disse infine, quando venne tirata in ballo Tiffany. Probabilmente senza una figura come quella nella sua quotidianità, le cose sarebbero andate diversamente. “Ma dopotutto sei riuscita a liberarti di lei. Non nel modo più piacevole possibile, ma quando si dice meglio tardi che mai…” Per quante possibilità si potessero dare a una persona e per quanto si potesse essere pazienti, come la giovane al suo fianco, c’era sempre un avvenimento che costituiva la cosiddetta goccia che faceva traboccare il vaso. Non era proprio auspicabile che finisse alla stessa maniera del dicembre appena trascorso, ma era comunque importante che, prima o poi, si togliesse quella sanguisuga di dosso. “È comunque importante che tu non ti dia la colpa di niente nel vostro rapporto di amicizia, in fondo è stata lei ad aver esaurito tutte le occasioni che le hai dato,” aggiunse, perché non pensasse che la stesse accusando di aver agito troppo tardi. Avrebbe mai potuto immaginare che quello fosse il risultato? E d’altronde proprio in quella situazione era l’unica che non aveva colpa.
“Oh, quindi lei non è stata fisicamente eliminata dalla madre dello sposo. Conoscendola mi aspettavo che fosse il risultato più probabile,” disse, quando lo ragguagliò sulle novità riguardo la sposa. Conoscendo la madre dello sposo era una fortuna che non fosse sparita dalla faccia della terra e che avesse ancora dei follower su cui fare affidamento. In base a ciò che gli era stato raccontato dal padre, la madre di Nate non era un tipo con cui scherzare, né intrattenere un rapporto che andasse oltre il più formale dei saluti. E fortunatamente non avevano corso il rischio di avvicinarsi a lei quel giorno. Scosse comunque il capo quando Stella avanzò le proprie congetture sul futuro di Tiffany. “Immagino che se anche volesse vendere la sua storia la cara mammina dello sposo interverrebbe,” disse solo. “Speriamo che il suo declino sia lento e doloroso, in fondo se lo merita.”
Alle proprie considerazioni su quanto quel talento per la musica fosse innato in lei a prescindere dagli eventi positivi o negativi che l’avevano segnata, seguì un attimo di silenzio. Per un breve attimo immaginò di aver detto qualcosa di sbagliato che l’avesse ferita, di aver involontariamente sminuito la sua esperienza – sebbene il suo intento fosse proprio l’opposto – seppur la sua espressione dicesse tutto il contrario. E fu con sorpresa che la vide infatti allungarsi in sua direzione per cingerlo brevemente e lasciargli un bacio sulla guancia che lasciò solo la traccia del suo profumo e una lieve nota dolce al cioccolato. Volse lo sguardo per osservarne gli occhi scuri, di cui intravedeva appena il baluginio grazie alla fiammella, mentre stava poggiata alla sua spalla. Sorrise appena, l’unica risposta che non gli sembrasse di troppo in quel momento brevissimo. Appena il tempo di sbattere le palpebre che si era già scostata ed era tornata alla sua parte di divano.
Il momento scivolò via così come Stella vi aveva dato vita. Sembrarono scivolare di nuovo nella conversazione più scherzosa e leggera. Di nuovo, essere paragonato al famoso vampiro dalla giovane gli fece inarcare le sopracciglia, ma scosse il capo con uno sbuffo. “Di solito Damon mi viene spontaneamente attribuito, non dovrei nemmeno impegnarmi, sarebbe noioso.” Rispose, minimizzando. “E le doti di scalatore possono essere mostrate solo a persone elette, i miei sensi di ragno funzionano solo nelle modalità relax altrui,” aggiunse con un sorrisetto allusivo. Al suo augurio si limitò a chinare appena il capo in un cenno in sua direzione e a rivolgerle un breve sorriso. “Grazie.” Schiuse di nuovo le labbra, indeciso se fosse il caso di rivelare a qualcuno quel pensiero che aveva cominciato a insinuarsi in lui, che si stesse autosabotando perché consapevole che quel suo lavoro lo avrebbe sempre e comunque limitato, nonostante si fosse illuso che non sarebbe successo e di essere tutelato. La sua parte più razionale aveva cominciato a diventare un tarlo, ma ciò non rendeva meno vero quel pensiero. Tuttavia restò in silenzio, si limitò a schiarirsi la voce e a rigirarle la domanda. Ne ascoltò la risposta, tutti artisti che in fondo avrebbe potuto attribuire spontaneamente a lei e che aveva avuto modo di sentirle cantare durante le due settimane trascorse in casa sua.. “Gusti che vanno dalle grandi voci ai testi molto personali, tendente al sentimentale. Interessante,” osservò, squadrandola con interesse. “Quindi i tuoi fan si aspetteranno di più ballad, immagino?”
Pooka sembrava aver raggiunto il proprio limite per quel giorno, sfinito dalla giornata fuori, dal temporale e dal gioco improvvisato con Stella per distrarlo. Non smise di sorridere quando la giovane lo esortò ad andare a riposare, anche in quel caso sembrava sempre voler evitare di arrecare disturbo, quasi lo stesse costringendo a rimanere in sua compagnia. “È un modo di dirmi che ti sei stancata di me?” domandò in tono scherzoso, “Non ho sonno e in mancanza di interlocutori andrei solo a fare una doccia, non a dormire. Ma se è il tuo modo di dirmi che preferisci andare a letto dopo la tua cioccolata…”
Aggrottò le sopracciglia istintivamente quando il suo interlocutore proruppe in quella risata di puro divertimento."A dirla tutta avevo già colto questo lato a New York," precisò con un breve scuotimento del capo, ricordando quante volte avesse giocato in simile modo. Era pur vero, seppur non ci fosse bisogno di esplicitarlo, che si trattava probabilmente di un modo (di dubbio gusto) di aiutarla a sciogliersi ai fini della loro recita. Si lasciò sfuggire un altro verso gutturale a esprimerne scandalo e sconcerto quando ebbe persino l'ardire di confermare le proprie parole. "Ma sentitelo!" sbottò per risposta, seppur non vi fosse nessun altro a parte il cucciolo che non sarebbe stato in grado di comprendere altro che le sue emozioni, "Che razza di svergognato!" commentò ulteriormente, salvo scuotere il capo, quasi così facendo potesse cancellarne le provocazioni.
Il cipiglio si era ben presto sciolto quando, ancora una volta, le diede conferma della sua disponibilità ad accontentare persino quei desideri espressi giusto per fare conversazione. "No, non mi spaventa," confermò con un sorriso, piuttosto sicura che lo spettacolo a cui aspirava valesse assolutamente la pena. Senza contare che quelle ore di sonno avrebbero potuto essere recuperate restando a letto più a lungo o concedendosi un riposino nel pomeriggio successivo. Stava per rivolgergli un ulteriore ringraziamento, quando il volto del giovane lasciò spazio, nuovamente, a un sorrisetto ben più beffardo e allusivo. Ne scorse il movimento con cui si era avvicinato al proprio volto per rivolgerle le parole successive in tono più complice e smaliziato. Il fatto che poi fossero in quella penombra, se possibile, conferiva a quella pseudoproposta un velo ancora più provocante. Sbatté le palpebre e boccheggiò, mentre si ritraeva d'istinto e le guance si infiammavano per il moto di imbarazzo da cui fu colta a tradimento. Ci sta provando sul serio?! Non poté fare a meno di chiedersi per poi scuotere il capo stizzita, ricordando la non poco delicata informazione di cui disponeva sulla propria condizione. Sapeva che la reazione migliore sarebbe stata quella di spiazzarlo a sua volta, magari fingendosi complice, ma dubitava di poter facilmente imbastire un tono altrettanto suadente e risultare convincente. Fu invece con un rapido movimento che recuperò un cuscino e glielo spalmò sul volto senza troppi complimenti. "Se tu hai proprio paura di addormentarti, puoi sempre portarti dietro la tua nintendo switch o come si chiama," alluse con un cenno distratto del capo verso la postazione delle sue consolle di videogiochi, prima di stringersi nelle spalle.
Sembrava proprio che quella sera fosse in particolare forma e stesse impegnandosi a stuzzicarla, considerò tra sé e sé, a dispetto dell'ora tarda. Fu infatti uno sguardo di rimprovero che gli rivolse alla sola ipotesi che potesse indurla a ubriacarsi. "Mia madre ha proprio ragione," commentò tra sé e sé, come stesse riflettendo a voce alta, mentre guardava in direzione del soffitto. "Non perdere mai di vista il tuo bicchiere o la tua tazza," concluse con uno scuotimento del capo. Che poi lei glielo ripetesse ben prima che compisse ventun anni e potesse accedere ai liquori, quello era un altro discorso. Sorrise poi tra sé e sé, rimirando ancora una volta la propria tazza personalizzata con tanto di alter ego del proprio cucciolo. Oltre a essere stato un regalo pratico e geniale - tipico di Lizzie - era anche diventato una sorta di portafortuna che l'aveva accompagnata nella stesura del proprio singolo e di cui si sarebbe servita anche per le altre tracce del suo futuro album. Faceva ancora effetto anche solo pensarlo, non poté fare a meno di sorridere tra sé e sé.
Il riferimento a Tiffany, malgrado i suoi propositi, aveva appesantito, pur brevemente, l'atmosfera. Probabilmente la ferita era ancora troppo fresca e sarebbe stato necessario lasciar trascorrere altro tempo perché tutti i ricordi, anche i più dolorosi, venissero ridimensionati e non le procurassero un senso di disagio e di malessere. Aveva tuttavia annuito con foga alla sua osservazione sull'essersi finalmente liberata di quel rapporto tossico, come anche le amiche non avevano mancato di appuntare, volendo trovare un aspetto positivo anche nel marasma che si era scatenato alla rivelazione del tradimento di Patrick. Scosse il capo, quando sembrò alludere al fatto che non dovesse sentirsi in colpa: "Oh, no", lo rincuorò, "ma in compenso devo molte scuse a me stessa," soggiunse con un sorriso più amaro. Quanto dolore e quante umiliazioni avrebbe potuto risparmiarsi, se soltanto avesse posto fine a quella situazione quando fosse stato consigliabile. Ma era anche vero che, per un gigantesco effetto domino, se non avesse incontrato Patrick, non sarebbe stata lì in quel momento e non avrebbe conosciuto il giovane che poteva osservare con la coda dell'occhio. "Mi piace pensare che persone simili sono come una deviazione sbagliata prima di imboccare il giusto cammino," concluse in tono più pensieroso. Dopotutto, non sarebbe stata la persona che aveva di fronte, se non avesse attraversato anche quei momenti più difficili e dolorosi. Non si poteva cancellare o modificare il passato, ma ci si doveva impegnare perché non condizionasse il presente e il futuro. Non era sbagliato guardarsi indietro, ma non sarebbe stato costruttivo lasciarsi andare ai rimpianti. Piuttosto, era saggio tenere conto della propria crescita e trarne nuova fiducia ed energia per l'avvenire.
Aveva ridacchiato al commento sulla signora Van der Bilt, prima di scuotere il capo. "Forse è prematuro ritenere che se la sia cavata con così poco," rettificò, "ma oserei ipotizzare che la sua vendetta per il momento si stia concentrando su Patrick: è pur sempre sangue del suo sangue," convenne senza alcuna ironia. Per quanto non avesse mai stimato Nathaniel, doveva essere atroce e incredibilmente doloroso scoprire di esser stato tradito non soltanto dalla sposa, ma persino dalla persona con cui era cresciuto, un vero e proprio fratello. "Non mi sorprenderebbe se per qualche misterioso motivo, finisse per essere licenziato da un momento all'altro dal suo studio legale," concluse con un breve scuotimento del capo. Seppur nella fattispecie avesse mostrato ben poca saggezza, era piuttosto convinta che avesse considerato quella possibilità e si fosse detto che liberarsi di quel fardello fosse persino più importante della carriera a cui aveva dedicato completamente se stesso. Scosse il capo tra sé e sé, ricordando che era stato proprio un incarico per quello studio a dargli l'occasione di tradirla. Non lo aveva confessato a nessuno a voce alta, ma una parte di sé avrebbe dovuto persino essergli grata. Era probabile che se avesse trovato il coraggio di confessarle la verità prima del matrimonio, probabilmente sarebbe persino stata in grado di perdonarlo e a non volerlo annullare o al massimo posticipare. Scosse il capo e mosse una mano come a voler cacciare quei fantasmi del passato. "Lasciamoli al loro destino, non vorrei correre il rischio di autoconvincermi a bere del Bourbon per digerirne il ricordo," concluse con lieve ironia, prima di tornare a osservarlo. "Sempre che questo non fosse il tuo scopo fin dall'inizio," aggiunse quasi a volergliene attribuire la responsabilità.
Aveva ripensato diverse volte all'abbraccio che si erano scambiati nel proprio posticino preferito. Ricordava ancora quanto si fosse sentita infreddolita e triste all'idea di doverlo sciogliere, quando le aveva proposto di far ritorno alla propria casa. Era come se, in un certo senso, ciò avesse prefigurato la sua fuga durante le prime ore del mattino e quella stanza rimasta priva di lui e di tutti i suoi effetti personali. Se quella mattina, per l'euforia del colloquio, era stato spontaneo cingerlo, aveva quasi conservato il timore che quel gesto potesse essere ritenuto inopportuno. In quanto rivelatore di emozioni e stati d'animo non graditi o non ricambiati. In quel momento, tuttavia, aveva sentito un tale calore in cuore che era sembrato spontaneo e naturale, pur premunendosi di non indugiarvi troppo, soprattutto quando il giovane ne aveva ricercato lo sguardo. Si era rincuorata, tuttavia, al sorriso e lo aveva ricambiato, prima di scostarsi nuovamente, pur riuscendo a riconoscere quel brivido e quel dolce scalpitio del cuore.
Lasciò che la conversazione tornasse più scherzosa e ridacchiò a quel commento sul tenebroso vampiro. "Oh, quindi posso coltivare la speranza di vederti in qualche ruolo da ragazzo timido e/o impacciato con il genere femminile?" domandò sorridendo. Chissà che non trovasse stimolante cimentarsi in un personaggio la cui personalità fosse così diversa dalla propria. "O un intellettuale solitario?" rincarò la dose, osservandolo di sottecchi. Fu il suo turno di storcere il naso all'ennesimo riferimento alla propria modalità relax. "Non ho dubbi che se diventasse una disciplina olimpionica, potresti tranquillamente gareggiare per l'oro," ribatté con un lieve scuotimento del capo.
Si fece nuovamente seria alla domanda riguardo il proprio genere musicale. In effetti era un argomento che aveva cominciato ad affrontare con Mr Roland che l'aveva caldamente invitata a cimentarsi nella raccolta di idee per qualche nuova traccia, non nascondendo la necessità di creare un album che offrisse diversi tipi di melodie e di testi. "Sicuramente è il tipo di scrittura e di performance con cui mi trovo più a mio agio," spiegò con un sorriso, salvo poi passarsi una mano tra i capelli. "Ma è vitale che gli artisti provino a uscire dalla loro zona di comfort, anche per cercare di incuriosite e attrarre diversi target di riferimento... quindi dovrò cimentarmi anche in qualcosa di più... movimentato," convenne con aria pensierosa. Probabilmente sarebbe stata la parte più complessa ma non per questo meno stimolante. Questo significava, convenne tra sé e sé, dover anche riprendere a esercitarsi nel ballo e in qualche coreografia quando sarebbe tornata a New York.
Aveva presupposto che il giovane fosse particolarmente stanco, vista la lunga giornata e l'assenza, a differenza propria, di qualche ora di sonno nelle ore precedenti. Sbatté infatti le palpebre di fronte a quella domanda scherzosa e ridacchiò, prima di sollevare le mani. "Lungi da me, ho ipotizzato che potessi sentirti stanco," replicò sinceramente, annuendo alla sua spiegazione. Probabilmente proprio il ritmo serrato della giornata gli avrebbe reso difficile addormentarsi se non si fosse ulteriormente rilassato, avendo ancora fin troppa energia. "Ma se vuoi posso lanciare la pallina anche a te," propose scherzosa, mostrandogli il giocattolo del cucciolo che stava beatamente riposando. Scosse il capo alla domanda implicita. "Sono ancora sorprendentemente sveglia," dovette ammettere con un sorriso, controllando l'orologio e facendo un rapido calcolo del fuso orario a New York, convenendo che normalmente a quell'ora fosse già sprofondata nella fase più pesante del sonno. Si riscosse e tornò a osservarlo con un sorriso: "A proposito di scrivere testi... hai già cominciato a pensare al tuo brindisi da testimone?" gli domandò con un sorriso divertito. Era piuttosto curioso che si fossero conosciuti per un matrimonio e lui stesso, pochi mesi dopo, dovesse presenziare a uno di essi e con un ruolo così importante. Immaginava che Kim, la sorella dello sposo stesso, sarebbe stata la testimone di Samantha. Chissà che quelle nozze non diventassero per lui l'occasione di un secondo tentativo, sempre che la giovane non fosse ancora impegnata per allora.
darrenharris:
Sapeva ormai che quell’episodio della finestra e del suo ‘momento di relax’ metteva Stella in imbarazzo. Ciò comunque non gli impediva di citarlo, di quando in quando, per osservarne la buffa reazione. Anche quella volta non mancò di sorridere divertito di fronte all’espressione vagamente imbarazzata dell’altra, mentre ripercorreva il momento in cui entrava in camera e si accorgeva della sua presenza, realizzando inoltre di essere in asciugamano. La risposta fu tuttavia altrettanto scherzosa. Ciò comunque non gli impedì di osservarla da capo a piedi – seppur dubitasse che potesse osservare a quella distanza il movimento dei suoi occhi – e a rispondere con voce flautata: “A te forse non sarebbe dispiaciuto, ma non posso dire lo stesso per me.” E lo asserì con il sorriso più sereno possibile, salvo poi ridacchiare quando accennò alla salvezza dell’ottima torta che aveva portato con sé in segno di scuse per essere sparito. “Lo so, rischiare quella torta? Meglio rompersi qualche osso, anche quello del collo, che sacrificare un dolce alla causa degli scalatori,” concluse scherzoso.
Registrò quell’informazione su Quinn, riservandola per un momento futuro. “Ah sì? Grazie per l’avvertimento, dovrò rifornirmi nel caso in cui Luke decidesse di portare la sua musa qui per qualche giorno. Anche in questo caso non vorrei trovarmi impreparato.” Sempre che fosse possibile. Tra gli impegni di entrambi e l’impossibile stile di vita che aveva condotto negli ultimi tempi non poteva dire che fosse facile trovare il periodo giusto per organizzare una visita da parte del fratello. Se si fosse trovato a New York avrebbe certamente potuto essere più presente per lui, ma sino a quel momento non aveva avuto intenzione di abbandonare la città, almeno fino a quando non fosse stato sicuro che per lui, lì, non c’era più niente. Annuì comunque con convinzione alle sue parole. “Lo strumento più importante di un cantante va preservato con ogni mezzo, che piaccia o meno.” Ascoltò con attenzione il desiderio di Stella di vedere l’alba. Non gli sembrava fosse possibile in una serata come quella, non in inverno almeno, e non era detto che smettesse in tempo per l’alba. Si fosse trattato di un temporale estivo non ci sarebbe stato molto a cui pensare e le avrebbe proposto di uscire di casa e di trovare un punto adatto da cui guardare l’alba. Una nottata di sonno perso in fondo non era nulla che non avesse già fatto. Se il tempo fosse stato favorevole, avrebbe potuto organizzare qualcosa per l’indomani. “Non è nulla che non si possa fare. Ci dovrebbero essere alcuni punti perfetti per osservare l’alba, qui.” In un film sarebbe stato certamente dalle colline di Hollywood, ma non mancavano i punti altrettanto splendidi.
Non era complesso aprirsi su una propria passione. Non era nulla che non si sapesse già, per grandi linee, su di lui. Da quando era solo un bambino sino a quel momento non aveva fatto altro che palesare la propria passione, persino partecipando al teatro di quartiere quando cercavano ruoli per i più giovani, e a scuola reclutando quelli meno propensi a partecipare perché i programmi di arte drammatica continuassero a rimanere su. Se c’era qualcosa che non gli mancava, quella era proprio la passione. Ridacchiò della sua promessa, non senza immaginare l’espressione dello zio e l’accusa di essere dispettoso quando gli negava delle parole di affetto o minimizzava i suoi ruoli televisivi fingendo di non ricordare i nomi dei suoi personaggi, salvo comunque essere più morbido quando non c’erano testimoni. “Bene, perché non mi lascerebbero andare per anni se sapessero che ho ammesso che ha influito su di me in qualsiasi modo.” Schiarì appena la voce, lasciando che quel breve attimo in cui si era abbandonato all’amarezza scivolasse via. Non la guardò negli occhi, certo che avrebbe individuato quantomeno una parte del motivo per cui avesse deciso di tagliare corto a riguardo, ma soprattutto avrebbe potuto scorgervi anche solo un minimo di compassione, o di giudizio, e se il suo umore si era lievemente risollevato a seguito della serata, non era il caso di farlo tornare giù nel baratro. Decise di bere semplicemente un sorso del suo tè, lo sguardo appuntato sulla fiammella di una delle candele. “Ah certo, non nego il suo potere in alcun modo,” rispose, sorridendo vagamente in direzione del cucciolo, poco intenzionato a prendere l’argomento. Accennò a un armadietto. “Ce n’è una ancora chiusa in quell’armadietto, dovremmo già festeggiare in realtà, oggi è stata una giornata importante.”
Fu il suo turno di ascoltare. Distolse lo sguardo e lo appuntò sul suo profilo, sinceramente interessato a quanto aveva da raccontare, nonostante si fosse limitato a rigirare la sua domanda. Poteva aspettarsi che una parte di quella passione fosse dovuta alla carriera di entrambi i genitori, che vederli impegnarsi tra note e spartiti avesse contribuito ad accendere il suo interesse. In fondo in quello l’esperienza di entrambi non era molto diversa. Non mancò di ridacchiare all’accenno critico della sua amica Lizzie fatto alla madre, immaginando che anche in quell’occasione avesse fatto quel commento così assolutamente offensivo in maniera molto innocente e candida, tanto da non riuscire a suscitare la rabbia dell’interlocutore, quanto un’enorme perplessità tale da lasciare senza parole. Aggrottò appena le sopracciglia quando passò alla fase dell’adolescenza. “Il liceo non è stato un periodo idilliaco?” Non era la prima volta che accennava a delle situazioni non proprio piacevoli, e il più delle volte era implicata la stessa persona che l’aveva portata a rivolgersi all’agenzia per il matrimonio. “Immagino che parte della ragione per cui non lo è stato vada ricercato nella nostra comune amica dall’accento inglese,” disse, reclinando il capo. Non proprio in cerca di una risposta, ma comunque immaginando quanto la persona che aveva davanti, così timida, così introversa, da quel che aveva visto, quasi sempre più incline a farsi da parte che a prendere un ruolo più centrale sotto i riflettori, trovasse la propria dimensione nel momento in cui c’era da esprimersi con il canto. E quanto più semplice dovesse risultare per lei esprimere i sentimenti, negativi o positivi, attraverso la musica, offrendoli alla portata di tutti nonostante quel tocco personale. “Non so se non l’avresti maturato in assenza di esperienze negative come quelle del liceo,” disse infine. “In fondo quel seme era già dentro di te, era solo questione di tempo prima che trovasse il giusto terreno per sbocciare,” disse, con un sorriso. “Lo so che voi artisti dovete sublimare il dolore attraverso le parole e nel tuo caso anche con la musica, ma non dubito che avresti realizzato comunque che questa è la tua dimensione,” concluse, la voce più bassa. “E guardati adesso, qualcuno ha sentito ciò che dicevi e ha pensato che valga la pena fare in modo che arrivi a tutti e che tutti possano identificarsi nelle tue note e nei tuoi versi.” Sollevò la tazza in sua direzione, a mo’ di brindisi. “Certo che ce la farai. Oggi hai fatto un passo enorme in quella direzione, non dubito che prima che tu possa rendertene conto avrai fatto un sacco di altri passi e a quel punto in tantissimi avranno capito che ci sei anche tu,” aggiunse, riprendendo quelle sue parole.
Ne ascoltò la domanda e si fece immediatamente pensieroso. Le scoccò un’occhiata, riflettendo sulla risposta. “Non è per niente meno difficile,” disse in un primo momento, la tazza vicino alle labbra mentre continuava a ponderare. “Se me lo avessi chiesto quand’ero ragazzino non avrei esitato a risponderti senza battere ciglio con qualcuno dei miei personaggi preferiti: Iron Man, Indiana Jones, Han Solo…” disse, non senza un sorriso divertito per tutte le volte in cui si era piazzato di fronte a uno dei film di quelle saghe, tante da impararli a memoria. “Ora chissà, probabilmente ti risponderei alla stessa maniera. O se fossimo in sede di intervista ti direi ‘quel ruolo che deve ancora arrivare’,” disse infine, riservandole il suo sorriso da telecamere. Si volse del tutto in sua direzione, la spalla poggiata contro lo schienale. “Ma veniamo a te, hai dei riferimenti musicali precisi? Ti ispiri a qualche artista in particolare?” Poggiò la tazza ormai vuota sul tavolino e sollevò una mano, per puntualizzare: “Non ti sto accusando di copiare, sia ben chiaro. So che sarà tutta farina del tuo sacco.”
Non solo il giovane si divertiva, di quando in quando, a citare quell'episodio imbarazzante, ma si permetteva persino di fare commenti del tutto gratuiti e imbarazzanti. Sbatté le palpebre e boccheggiò quando, con la stessa sfacciataggine, ammise che gli sarebbe dispiaciuto non vederla in quelle condizioni. Le sfuggì un verso sdegnato e, se non avesse avuto il cucciolo tra le braccia, probabilmente si sarebbe anche stretta ulteriormente la vestaglia addosso. "Sei uno sfacciato!" squittì infatti, scuotendo il capo ripetutamente in risposta a quel tono vellutato e a quel sorrisetto irriverente. Se non altro la penombra era un ulteriore fattore che gli avrebbe impedito sguardi allusivi.
Annuì appena al commento su Luke e Quinn, non volendo rischiare di dargli qualche indizio. Infatti i due si stavano organizzando per preparargli una visita a sorpresa in occasione del suo compleanno che si sarebbe celebrato nel mese successivo. Per allora avrebbe potuto liberamente disporre della camera degli ospiti e, da parte propria, avrebbe dovuto premunirsi di mandargli gli auguri tenendo conto della differenza di fuso orario e magari fargli recapitare qualcosa a casa. Non aveva ancora le idee chiare al riguardo e sperava che quella settimana insieme potesse farle conoscere qualche aspetto della sua quotidianità che l'aiutasse nella scelta.
Sbatté le palpebre, realmente sorpresa, quando dimostrò non solo di aver ascoltato il proprio desiderio, ma sembrò persino pensare a un modo di concretizzarlo durante il proprio soggiorno. Scosse il capo, pur con un sorriso raddolcito a incresparne le labbra. Era curioso come, nel corso di una stessa conversazione, riuscisse dapprima a strapparle un rimprovero pur bonario e poi a metterla quasi in imbarazzo per quelle premure altruistiche e premurose. "Oh, ma dicevo per dire - si affrettò ad aggiungere, mordicchiandosi il labbro inferiore - non devi certo soddisfare ogni mio capriccio in questa settimana, stai facendo fin troppo!" commentò pur sorridendo affinché non la prendesse per un'ingrata. Che poi lei stessa persino con Patrick si fosse spesso fatta remore a esprimergli qualche desiderio o aspettativa simile, era forse eloquente dell'insolita dinamica tra fidanzati. "Davvero, non voglio condizionarti più di quanto già non stia facendo..." aggiunse in un sussurro, spostandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Comprese che la conversazione sulla sua carriera non ancora decollata avesse raggiunto il punto di non ritorno ed evitò di approfondire ulteriormente la questione. Si limitò a porgere una carezza al cucciolo citato e a tirargli nuovamente la pallina, affinché potesse rincorrerla. Lo seguì con lo sguardo, sorridendo del modo in cui, così concentrato su uno dei suoi giochi preferiti, sembrasse dimentico di quel temporale che lo aveva terrorizzato. Si riscosse all'allusione alla bottiglia di Bourbon e mostrò una maggiore determinazione nello scuotere il capo. "No, non sono d'accordo: i patti erano chiari," commentò per poi sorridere in modo più furbesco, volendo alleggerire il momento e non spingerlo ulteriormente a riflettere sugli esiti dei provini cui doveva ancora star rimuginando, "non mi indurrai così facilmente a bere nuovamente prima del tempo e a rischiare un dopo-sbornia come quella domenica," precisò, pur ridacchiando a sua volta al ricordo dello stressante risveglio e dei tentativi di nascondere la sua presenza ai propri genitori in visita.
Sospirò quando il giovane parve chiedere conferma di quanto aveva asserito sulla propria adolescenza. Annuì, pur non volendo entrare troppo nel dettaglio, non a poche ore da quella giornata che aveva segnato un momento importante, la svolta attesa da così tanto tempo. Fece un vago cenno della mano, quasi a voler sminuire, affinché non immaginasse chissà quale esperienza traumatica. "Sai, le prime infatuazioni non ricambiate, la pressione per lo spettacolo per cui fui scelta come protagonista benché fossi al primo anno, i piccoli problemi di ogni giorno che a quell'età sembrano insormontabili..." riassunse brevemente, sorridendo quasi indulgente nei confronti del proprio alter ego. Alla menzione di Tiffany si irrigidì istintivamente, smettendo per qualche secondo di accarezzare il bordo della tazza. Non rispose subito, seppur la mente le riproponesse qualcuno degli aneddoti più significativi che da una prospettiva adulta da un lato sembravano assai ridimensionati, dall'altro avrebbero potuto proiettare sulla giovane un'aura decisamente più negativa. "Sì, una parte sicuramente - confermò dopo qualche secondo, quasi confermando a se stessa quella verità - ma non erano situazioni che innestava consapevolmente e volontariamente... o almeno era quello che continuavo a ripetermi". Aggrottò le sopracciglia, quando un nuovo pensiero le balenò in mente: "Magari in modo ingenuo, considerando gli ultimi sviluppi..." aggiunse con un sorriso più amaro, non avendo bisogno di esplicitare il riferimento alla rivelazione che lui stesso le aveva fatto nel giorno del matrimonio con Nathaniel. Era stata così assorbita dalla delusione e dallo sconforto per la partenza improvvisata del giovane, che doveva ammettere di non essersi immediatamente concentrata su Tiffany e su quella che aveva creduto un'amicizia non profonda ma quanto meno basata su una patina pur sottile di reciproco rispetto e considerazione. Ancora ricordava il modo lacrimoso in cui avesse cercato di consolarla dalla rottura del fidanzamento, scoraggiandola dal cercare ulteriori spiegazioni, ma spronandola a non lasciarsi affossare dal dolore. Che quelle lacrime, in verità, non celassero un minimo senso di colpa nei propri confronti? Che non fosse motivata solo dall'egoistico desiderio di scoprire quanto Patrick le aveva rivelato, manipolandola in un momento così delicato? Strinse le labbra, ma tornò a osservarlo. "Per la cronaca, nel caso te lo stessi chiedendo, Nathaniel è riuscito a ottenere l'annullamento il giorno dopo, grazie alle conoscenze assai influenti della madre," gli rivelò, immaginando che ricordasse piuttosto bene quel teatrino cui lui stesso aveva assistito. "Quinn e Jasmine mi hanno detto che Tiffany ha rilasciato sui suoi social una sorta di confessione shock che da un lato ha decimato i suoi follower e dall'altro gliene ha fatti conquistare di nuovi" scosse il capo tra sé con un sorriso, dovendo riconoscerle di non mancare di una buona dose di coraggio mista a sfrontataggine ma di riuscire sempre a cadere in piedi. "Non mi sorprenderebbe se riuscisse persino a ricavarne un libro o un documentario su Netflix..." aggiunse tra sé e sé, immaginandola trarre il meglio persino da ciò che avrebbe potuto potenzialmente distruggerne la reputazione per sempre.
Si riscosse da quelle riflessioni più amare quando il giovane condivise quel pensiero assai più profondo su cui non si era mai soffermata molto. Come accadeva spesso anche nella letteratura, aveva assunto quasi come implicito che le proprie esperienze di vita - belle e brutte - forgiassero il proprio sguardo sulla realtà e, di conseguenza, il modo di filtrarla o di rielaborarla in opere d'arte. Ma, dopotutto, se Luke riusciva a ritrarre personalità così diverse dalla propria non era certamente per un'esperienza diretta. Sarebbe stato plausibile pensare che anche lei potesse scrivere di esperienze non sperimentate direttamente come... un sogno d'amore realmente concretizzato. Non lo avrebbe saputo per certo se non si fosse cimentata ma, in quel momento, era bello soffermarsi sulla fiducia e sulla stima che trasparivano dal suo sguardo, dalla sicurezza che trapelava dalla sua voce. Ne ascoltò il modo in cui rimarcò le parole che lei stessa aveva utilizzato nel tentativo di dare un nome a quel dolore del sentire la propria presenza da un lato come un fardello e dall'altro come qualcosa di inconsistente o indifferente persino. Sentì persino gli occhi pungere per la commozione, consapevole che sarebbe stato difficile trovare un modo di esprimergli un ringraziamento sentito e profondo. Fu quindi con un gesto spontaneo, quasi timorosa di cambiare idea, che si sporse a cingerne brevemente il collo e a baciarne la guancia, sussurrando un ringraziamento al suo orecchio. Appoggiò brevemente il mento sulla sua spalla, prima ritrarsi con un sorriso più emozionato.
Ridacchiò quando pose quell'obiezione alla domanda che gli aveva rivolto e che immaginava sarebbe stata di risposta meno ardua. Aveva sorriso del riferimento a quei personaggi ben noti nella storia del cinema con le loro peculiari caratteristiche e contesti. "Niente Damon Salvatore?" domandò con un sorriso scherzoso, ricordando quando a New York lo aveva paragonato al vampiro amante del Bourbon. "E neanche Peter Parker?" soggiunse in tono quasi preoccupato, portandosi teatralmente una mano al petto. Sbatté le palpebre alla risposta "da intervista" con tanto di sorriso finale a vantaggio della telecamera. Molto simile a quello di alcune fotografie nel suo profilo dell'agenzia, rammentò tra sé e sé, salvo scuotere brevemente il capo e sorridere. "Allora non mi resta che augurarti che arrivi presto questo ruolo di cui sarò molto molto curiosa," commentò in tutta sincerità. Chissà che finalmente anche lui non ricevesse una notizia tanto attesa e per un ruolo per il quale si sentiva idoneo. Lo vide cambiare postura, così che si trovassero entrambi appoggiati allo schienale di profilo e quindi faccia a faccia. Sorrise della domanda che immaginava, anche nel proprio caso, sarebbe potuta essere formulata anche in ambiti professionali. "Intendi a parte mia madre?" domandò, consapevole che non avrebbe potuto esimersi dal nominarla, per quanto i loro range vocali non coincidessero. "Naturalmente ci sono molte icone della musica che ammiro e da cui traggo ispirazione e motivazione: Maria Carey, Céline Dion e Christina Aguilera per citare solo alcune delle più grandi stelle del palcoscenico," commentò con calore, ricordando come fin da ragazzina cercasse spesso di cimentarsi in alcuni dei loro brani che potessero essere arrangiati per una performance che mettesse in risalto i propri punti forti. "Ma non manco di seguire con interesse artisti più recenti come Adele, Taylor Swift, Ed Sheeran e James Arthur," commentò, pur ridacchiando della sua precisazione e annuendo.
Notò che aveva a sua volta finito di sorseggiare il suo the, dal momento che aveva appoggiato la tazza sul tavolino. Pooka tornò e lasciò cadere la pallina sul pavimento, esibendosi in uno sbadiglio sonnacchioso e appoggiando il musetto sul divano. "A qualcuno è tornato sonno," mormorò in sua direzione, allungando la mano a sfiorarne il pelo, notandolo socchiudere gli occhi. Si sporse quindi a prenderlo in braccio, così che potesse ulteriormente rilassarsi e appisolarsi, nella speranza che nuovi tuoni non lo avrebbero svegliato anzitempo. Volse quindi lo sguardo al profilo del giovane. "Devi essere stanco," convenne, considerando che era sveglio da quel mattino presto, essendosi premunito di accompagnarla in largo anticipo. "Non preoccuparti per noi, vai pure a riposare..." lo esortò con un sorriso, mentre continuava a carezzare il cucciolo. Da parte propria, convenne, avrebbe sempre potuto scovare la propria lampada da lettura e riprendere il proprio romanzo di Elizabeth Gaskell in attesa che la stanchezza la inducesse a tornare a riposare.