Bilanci.
Il 2017 è stato un anno talmente pieno e complicato che riordinarne gli eventi è difficile anche per una mente metodica come la mia.
Ogni anno vivo gli ultimi giorni di dicembre con la speranza che già da gennaio qualcosa nella mia vita cambi, e puntualmente tutto resta uguale; addirittura per molti anni tutto è andato peggiorando. Il senso di stagnazione è una delle cose che mi fanno più paura e di cui, purtroppo, ho fin troppa esperienza. Sentire di non muovermi, di rimanere ferma a guardare tutto ciò che mi sta attorno cambiare, convertirsi, mutare forma, assumere contorni che ammiro e che anch’io vorrei avere senza sapere come fare, da dove cominciare, e perciò continuare inevitabilmente a guardare senza prendere parte a niente, entrare nella vita di qualcuno, sfiorarlo con le dita e non riuscire a trattenerlo, ritornare nuovamente in me stessa e ricominciare a osservare e basta, da lontano.
E, ancora, non sapere cos’è giusto fare, quali sono le mie possibilità, quante e quali svolte troverò sulla mia strada; è l’incertezza causata dai cambiamenti e allo stesso tempo la speranza che essi avvengano a dividermi di più. Voler cambiare e non avere il coraggio di accettarne le conseguenze. È questo ciò che è successo nel 2017. Sono cambiata e adesso non so che farmene di queste cose nuove che provo, che penso e che devo fare. Non riesco a decidere se il cambiamento sia positivo o negativo, di certo ha portato a sconvolgimenti che non potevo prevedere. Una cosa sola non è cambiata: non ho nessuno al mio fianco. E forse va bene così, forse neanche quest’anno era tempo che trovassi il conforto di cui ho bisogno – no, non provo neanche a mettere in dubbio che io ne abbia.
La stagnazione dei sentimenti. Cambiare senza accettarne le conseguenze. Accogliere qualcuno nella mia vita senza rinunciare all’armatura che porto addosso da troppo tempo, che ho indossato per proteggermi ed ha finito per isolarmi ancora di più. Nel 2017 è successo anche questo. Ho provato ad abbassare le difese e poi le ho ritirate su più alte e robuste di prima. Forse prima di scegliere la persona giusta sarebbe bene che scenda a patti con le mie ambizioni ed aspettative, insomma che scelga cosa io intenda veramente con “persona giusta”, e che alla fine capisca che non esiste affatto la “persona giusta”, esiste solo ciò a cui non posso rinunciare e un insieme di tante altre cose che devo prendere così come sono e che rendono l’altra persona ciò che è, ossia unica e irripetibile, inevitabilmente diversa da me.
Ciò a cui penso leggendo il numero 2017 è questo caos di parole, ricordi, giudizi a posteriori, speranze e desideri. Stagnazione, cambiamento. Uno il contrario dell’altro. È quello che sono, fiume in piena di contraddizioni.
È Giulia.
È questo quello che lei avrebbe scritto se avesse avuto l’intenzione di lanciarsi in un bilancio dalla retorica nauseante sul suo 2017 in generale, prima di decidere – saggiamente, direi – che sarebbe stato meglio limitarsi a tenere tutto questo per sé e a continuare a lasciare i bilanci a chi è del mestiere.
Ok, ecco che l’autrice rientra dallo sdoppiamento momentaneo. Lasciamole un attimo prima che si renda conto di aver effettivamente scritto ciò che era meglio non avesse scritto. La saggezza non è di questo mondo.
Riprendiamo.
















