[TRAD ITA] 180817 TWEET DI BTS_OFFICIAL:
“#BTS (#BangtanSonyeondan) Festeggiano i 10 milioni di iscritti su YouTube (https://youtu.be/8jPGIjshtZ8 )”
Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©Rae)
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“#BTS (#BangtanSonyeondan) Festeggiano i 10 milioni di iscritti su YouTube (https://youtu.be/8jPGIjshtZ8 )”
Traduzione a cura di Bangtan Italian Channel Subs (©Rae)
Grazie per averci supportato in questo momento molto difficile per noi stiamo lavorando a nuovi videoclip così da ringraziarvi in futuro per il vostro affetto. Grazie da Calandra & Calandra https://www.youtube.com/watch?v=kA5CaOWAcK8 #musicasiciliana #sicilia #calandraecalandra #10milioni #10million #happyday #happymoments #happy #enjoy #enjoyment #positivevibes #positive #youtube #videoclip #Siciliani #felicità #visualization https://www.instagram.com/p/CaH7Z3Zo5w8/?utm_medium=tumblr
Oltre 47 milioni di euro è il contributo che nel 2018 lo stato verserà ai Comuni che hanno deciso di fondersi.
Come si vede dalle due tabelle le somme in gioco sono importanti. Sono già molti i Comuni che hanno deciso di fondersi tra loro per intercettare i generosi contributi statali.
Poirino sta rinunciando a 10 milioni di euro.
❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤ from @naliannalisa - #tuttoperunaragione #10milioni 👋🏻😛💃🏻 Grazie ai magici @b3nm e @federicofederossi e a tutti voi ❤️ - ❤❤❤❤❤❤❤❤❤❤
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SPESE PAZZE: 83 INDAGATI, 10MILIONI DI FURTO. IL VERGOGNOSO RECORD DEL PARLAMENTO SICILIANO
Spese pazze in Sicilia, anche Faraone tra gli 83 consiglieri indagati per peculato
Shopping in gioielleria, regali di nozze, acquisti di auto: deputati delle ultime tre legislature dell’Ars, secondo gli investigatori, hanno speso oltre dieci milioni di fondi ai gruppi. Tra loro, anche il responsabile Welfare del Pd e l’ex governatore Raffaele Lombardo
Shopping in gioielleria, regali di nozze, acquisti di auto. Sono stati spesi così, secondo gli investigatori, i fondi destinati ai gruppi dell’Assemblea regionale siciliana. Nell’inchiesta sono indagati per peculato 83 consiglieri delle ultime tre legislature e 14 consulenti e dipendenti dell’Ars. Le spese illegittime, secondo gli investigatori, ammontano a oltre dieci milioni di euro. Tra gli indagati nell’inchiesta c’è anche Davide Faraone, deputato del Pd responsabile del Welfare nella segreteria formata da Matteo Renzi. “Il vecchio-nuovo Pd di Renzi inciampa nelle spese da… Faraone. Dopo l’inchiesta per peculato ai danni del parlamentare del Pd responsabile delle politiche di Welfare Davide Faraone, che cosa ha da dire Matteo Renzi? Perchè non parla?”, si chiede in una nota il capogruppo del M5S al Senato Vincenzo Santangelo.
Tra gli altri parlamentari finiti sotto inchiesta per peculato anche l’ex presidente della RegioneRaffaele Lombardo, l’attuale presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone e il suo predecessore Francesco Cascio. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati, tra l’altro a Francesco Musotto, ex capogruppo Mpa nella scorsa legislatura, anche all’ex deputata Giulia Adamo, ex Udc, Rudy Maira, del Pid e Antonello Cracolici, del Pd. Ma c’è anche Lino Leanza, oggi Articolo 4, Cataldo Fiorenza, ex Mpa, Marianna Caronia, anche lei ex Mpa e oggi anche ex deputata, ma anche l’Udc Nicola D’Agostino. Tutti avrebbero disposto o autorizzato alcune spese non istituzionali, o comunque non giustificate. L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, è coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Maurizio Agnello e Sergio Demontis. Già nei mesi scorsi le Fiamme gialle avevano iniziato una serie di indagini e perquisizioni sui conti dei consiglieri regionali.
In particolare, tra le spese contestate dalla procura di Palermo all’ex capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, secondo ambienti politici, ci sono anche spese fatte con i fondi del gruppo per l’acquisto di cialde per il caffè, bottiglie di acqua minerale e per la pubblicazione di necrologi. Rudy Maira avrebbe ricevuto 24 bonifici per un totale di 51mila giustificati come acquisto di un’auto: veicolo che però, dalle indagini, risulta di uso privato e non per il gruppo politico. Giulia Adamo avrebbe speso 1.690 euro in una gioielleria, Maira avrebbe comprato un’auto (lui dice che è del gruppo) e il Pd avrebbe preso 2.500 euro dalla cassa del gruppo per pagare il regalo di nozze per un’impiegata. Il Pd dice che fu un anticipo e che poi i parlamentari del gruppo restituirono la somma.
Francesco Musotto avrebbe speso invece 45 mila euro senza giustificazione. Musotto ha sempre sostenuto che l’ex presidente Raffaele Lombardo gli avrebbe chiesto di aiutare la presentazione di liste a livello nazionale, alle elezioni amministrative del 2010. “Io ho preso i soldi e li ho consegnati, non me li sono certo presi io”. Di rimando Raffaele Lombardo aveva replicato: “Di tutto questo renda conto e li restituisca. Ha perso tempo – Io dal gruppo e dal partito, compresi questi ultimi due mesi da pensionato non di lusso, non mi faccio rimborsare neppure l’aereo, tanto per essere chiari”.
Oltre alle spese in gioielleria e per auto di lusso, ci sarebbero anche alcuni viaggi fatti dai deputati con famiglia al seguito e shopping nei negozi con l’acquisto di borse griffate, sempre a spese dell’Ars. Anche per queste uscite le fiamme gialle non avrebbero trovato pezze giustificative.
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FONTE:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/14/spese-pazze-in-sicilia-anche-faraone-tra-gli-83-consiglieri-indagati-per-peculato/843485/
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basta casta
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ROMA: 10MILIONI AI CONSIGLIERI COMUNALI PER LE ASSOCIAZIONI DEGLI AMICI DEGLI AMICI. STANNO PER FALLIRE E CONTINUANO A “RUBARE” SULLE SPALLE DEI CITTADINI
DALLA LEGGE MANCIA ALLA LEGGE MAGNA: MENTRE ROMA RISCHIA IL CRAC, 10 MILIONI AI CONSIGLIERI DA SPENDERE COME VOGLIONO
E’ una vecchia tradizione di parlamento, comuni e regioni: assegnare ai membri un “obolo” da distribuire ad associazioni, enti o “cause” amiche – Solo che stavolta il Comune di Roma è al limite del commissariamento, e un consigliere radicale scoperchia la faccenda: “Riceviamo almeno 50mila euro ciascuno: è ingiustificabile”…
Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera“
Le parole che nessuno aveva mai osato dire, le ha pronunciate una recluta del Consiglio comunale di Roma. «A me personalmente è stato chiesto di indicare le destinazioni per una somma di 50 mila euro. Ritengo assolutamente inaccettabile usare le risorse pubbliche in tale modo. A questa cosa mi opporrò strenuamente: giustificarla, com’è accaduto, sostenendo che si è sempre fatto così, non fa parte delle motivazioni espresse in una campagna elettorale basata al contrario su principi di legalità e trasparenza».
Autore della dichiarazione, resa durante la riunione della maggioranza che sostiene Ignazio Marino, convocata il 26 novembre per discutere del bilancio di previsione 2013 del Campidoglio, il consigliere radicale neoeletto Riccardo Magi. Inutile aggiungere che dopo una simile bordata, mentre il sindaco guadagnava rapido l’uscita provvidenzialmente chiamato ad assolvere l’impegno istituzionale della stretta di mano all’argentina Estela Barnes de Carlotto, la leader delle nonne di Plaza de Mayo cui era stata appena conferita la cittadinanza onoraria, l’imbarazzo si tagliava con il coltello.
Nonostante i propositi di sobrietà e rigore, ecco di nuovo il fantasma della cosiddetta «manovra d’aula». E la faccenda, ora, si fa particolarmente pelosa. Perché a impegnare qualche milione per soddisfare le richieste personali dei politici, mentre il Comune di Roma è alle prese con problemi finanziari enormi, le voragini delle municipalizzate e il rischio di dover aumentare ancora le tasse, ci vuole davvero un bel fegato.
Per capirci, la manovra d’aula è quel meccanismo grazie al quale i singoli consiglieri comunali possono distribuire denari ai propri collegi elettorali. Un obolo ragguardevole, che ha raggiunto l’ultima volta le dimensioni di 15 milioni. E anche se ora, complice la riduzione del numero dei consiglieri (da 60 a 48), calerà forse a una decina di milioni, resta pur sempre uno schiaffo alla città delle strade piene di buche, degli autobus che non vanno, del traffico infernale.
Ogni consigliere ha una somma stabilita a disposizione e può indicarne la destinazione a proprio piacimento. I denari prendono la forma di erogazioni ad associazioni, contributi per manifestazioni, finanziamenti a progetti. Spesso le cose più surreali.
Tipo quella campagna d’informazione sugli escrementi canini a villa Borghese che su richiesta di un singolo consigliere comunale l’assessorato alla Cultura (alla Cultura!) di Roma avrebbe dovuto finanziare: per la modica cifra di 120 mila euro. O quel premio Ostia organizzato con 15 mila euro dei contribuenti (poi per fortuna revocati), dove il premiato era un certo Licio Gelli. Quando non addirittura finanziamenti per manifestazioni in teatri che quel giorno risultavano chiusi.
Si tratta della copia in scala ridotta, ma forse anche peggiore, della famosa «legge Mancia», la norma in base alla quale i singoli parlamentari distribuivano annualmente ai propri «territori» fino a 160 milioni. Modello subito replicato da alcune Regioni, fra cui la Regione Lazio: in cui la quota procapite attribuita a ogni consigliere aveva raggiunto in passato gli 800 mila euro.
E anche da molte amministrazioni comunali nelle quali le manovre d’aula, nate con la motivazione di dare un po’ di biada all’opposizione per tenere a bada l’ostruzionismo, hanno finito per coinvolgere tutti indifferentemente, con un «tariffario» variabile a seconda del potere dei singoli consiglieri. Una evoluzione del finanziamento pubblico di una politica sempre più ingorda, che non di rado serve a coprire i buchi delle campagne elettorali dei singoli. Non si spiegherebbero diversamente spese allucinanti, anche superiori a 200 mila euro, per conquistare una poltrona in consiglio comunale che garantisce al massimo 1.500 euro al mese.
Questa volta, però, c’è un serio contrattempo. L’assessore al Bilancio Daniela Morgante, già piuttosto in rotta con la giunta, non ci sente da quell’orecchio. Cosciente che se si sbraga una volta, si dovrà poi sbragare sempre. E vaglielo a spiegare ai romani che anche per questo dovranno sopportare nuovi rincari dell’addizionale Irpef. Di solito funzionava così: sentite le richieste dei consiglieri, i suoi predecessori preparavano un maxiemendamento al bilancio che destinava ai vari settori somme aggiuntive per spese «inderogabili».
Approvato di regola all’unanimità. I denari arrivavano poi agli assessorati accompagnati da elenchi, post-it e letterine con su scritte le cifre e i destinatari. E si pagava senza discutere.
Stavolta, invece, la sospirata manovra d’aula si farà al buio, senza emendamento della giunta. Stavolta ci dovranno mettere la faccia i consiglieri. Fra i 130 mila (centotrentamila) emendamenti che si sono riversati dal consiglio su un bilancio di previsione da approvare quando manca soltanto un mese alla fine dell’anno, ci sarà dunque anche l’emendamento «mancia».
Con tutti i rischi del caso. Come sa bene il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, alle prese con un provvedimento che mira a tagliare le società regionali riducendo da 88 a 13 il numero delle poltrone, sorprendentemente sommerso da mille emendamenti del Movimento 5 Stelle.
E non è un caso che già venga data per conclusa la breve esperienza di Daniela Morgante: sono strappi che si pagano. A sinistra, come a destra. Per capire cosa succede a chi si mette di traverso basta leggere il libro che Umberto Croppi, ex assessore della giunta di Gianni Alemanno anche per la sua intransigenza di fronte a certe richieste di consiglieri influenti, ha scritto con Giuliano Compagno. L’ha intitolato Romanzo comunale…
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FONTE:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dalla-legge-mancia-alla-legge-magna-mentre-roma-rischia-il-crac-10-milioni-ai-67528.htm
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