42. Patrick Tuttofuoco
Piazza del Popolo
Il solo nome di quella piazza ha sempre generato in me una sorta di attrazione. L’idea stessa che nascesse da uno sforzo del popolo e che diventasse a tutti gli effetti il luogo del popolo, lo spazio per celebrarlo, l’ha resa ai miei occhi un punto nevralgico della città. L’incredibile forza della stratificazione, tutti i passaggi del tempo in quello stesso luogo sono riusciti a trovare un equilibrio magico.
L’immagine che ho scelto è particolarmente importante per me. È legata alla mia esperienza personale con quel luogo e mi ricorda con intensità tutto il tempo passato a studiare e cercare di assorbire un po’ dello spirito di quello spazio. Si tratta della foto di un progetto pubblico che ho realizzato a Piazza del Popolo nel 2007, il cui unico intento era di sottolineare ed illuminare differentemente il grande flusso di persone che attraversavano costantemente la piazza. In quel luogo così visibilmente plasmato dai passaggi della storia ho inserito un “cantiere utopico”, quasi un ulteriore intervento di evoluzione e trasformazione di quell’organismo così complesso. Lo scontro tra la bellezza quasi struggente della piazza e la cruda presenza di materiale edile generava un piccolo corto circuito all’interno del quale le persone passavano illuminate da una bizzarra luce verde.
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The name of the square itself has always attracted me. The idea came from an effort of the people and effectively became the place of the people, a space to celebrate them. In my point of view, it is central nerve of the city. The incredible strength of stratification together with all the passages of time in the same place have fused in a magical balance.
The image which I have chosen is very important to me. It is linked to my personal experience with Piazza del Popolo and I remember all the time spent studying and trying to absorb the spirit of that space. This is the picture of a public project I did in Piazza del Popolo in 2007, whose sole purpose was to differently stress and illuminate the immense flow of people constantly crossing the square. In that place so visibly shaped by the story steps I inserted a “utopian construction site,” almost a further intervention of evolution and transformation of that complex organism. The clash between the almost poignant beauty of the square and the presence of raw building material generated a short circuit within which people walked, illuminated by a strange green light.









