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Parādīt bēbim pasauli
19.01.2020 Pazar Engel
10dk jog + dinamik ısınma + 2 tren
Küçük skips + büyük skips
Diz çek + çek aç
1-2-3 çek aç + hep sağ/sol çek aç
Engel açma germe
Engel yürüme
Engel yanından savurma bacağı
Engel yanından çekme bacağı
Engel ortasından savurup çekme
3×takozdan çıkıp 1 engel geçme
3×takozdan çıkıp 2 engel geçme
2×takozdan çıkıp 3 engel geçme
Soğuma jogu + soğuma
Not: haftaya 60m engel yarışmak istiyorum. Furkan ile buna yönelik çok güzel bir antrenman yaptık içeride. 14lü gelirsin dedi. Furkan bana inanıyor, ben de kendime inandım. Haydi rastgele💪
İşin tekniği: 60m engelli yarışta engel yüksekliği 2. seviyede ve 5 adet engel mevcut. İlk engele takozdan çıktıktan sonra {sol ayak önde takozdan çıkıp yine sol ayak savurma bacağı olarak giriyorum} 9 adımda giriyorum. İki engel arası 5 adımda geçiyorum. Takozdan çıktıktan sonraki 2-3 adımım büyük olmalıymış.
"hurdlers gonna hurdle"
Bruxelles. CAP 1 - Quanti posti hai chiamato casa.
Mi sento questa sensazione di schifo addosso. Non capisco bene perchè, o forse si però non mi va di ammetterlo. Ricercare il sollievo temporaneo ha più effetti indesiderati che un moment preso a stomaco vuoto. Non sono fatta per questo, eppure continuo a faro, e di questo no che non riesco a capire perchè. Mi manca J, o forse mi manca la presenza di una persona che occupa quel posto e non di lui necessariamente. Il mio stato emotivo in questo momento è un gran casino. E’ domenica mattina, io mi sono svegliata e ho deciso di stare ancora un po a letto, lontana dai rumori del mondo, lontana dai doveri. Ho deciso di rimandare il momento di cominciare la giornata, il che è un presagio che qualcosa non sta andando nel verso giusto. Se ricarico le batterie ancora un po invece di cominciare la giornata col botto vuol dire che mi manca quell’euforia vitale che di solito mi appartiene. Dico di solito, perchè non si può essere sempre al top.
Non è stato facile ricominciare a Bruxelles, lasciare la mia casa e le mie persone a Barcellona. Eppure l’ho voluto io. Ricordo di essere seduta nella mia terrazza a Barna ed immaginarmi di guardare il cielo, la strada e gli alberi e di pensare che J non ci fosse più, che non facesse più parte di quella visione, che non potesse rientrare in quel campo visivo. Ho visualizzato la mia Barcellona e l’ho messa dento una cornice, un puzzle fatto di pezzi meravigliosi e li però mancava il tuo. C’era un buco nero. E non so se sia questo o cosa ma mi sono sentita terrorizzata all’idea di soffrire per questa mancanza. Tu te ne saresti andato, mi avresti portato via un pezzo di puzzle. Mi avresti rovinato questo quadro meraviglioso. Ho sentito una lama dentro me, ricordo bene, e un rumore come di cose che si distruggono. J stava per partire per Parigi, per quello mi avrebbe lasciato un vuoto. Ho pensato che sarebbe stato meglio partire, ricominciare un nuovo puzzle. Ricominciare ad incastrare pezzi, sperando questa volta di non ritrovarmene con qualcuno di mancante. Ma poi, è andata veramente così? Chissà. Il mio istinto mi suggerisce cose e io di solito lo ascolto. Ho deciso che sarebbe stato meglio partire. E quando mi metto in testa una cosa, puoi scommetterci che la faccio. Così sono partita.
Eccomi a Bruxelles. In realtà stavo a Minorca con J, faccio le valigie, torno a Barcellona, faccio le valigie ancora e dopo un giorno mi ritrovo a Bruxelles. Tre cambi di scenari in tre giorni. Arrivo a Bruxelles con ancora il calore del sole di Minorca addosso, la pelle che profuma di male e sale, che profuma di amore. Ho ancora il tuo sapore nella bocca. Sento che mi mancherai J. Lo sento immediatamente quando ci salutiamo e io monto su quel bus terribile che si allonana e lascia il mare bellissimo alle mie spalle. Ricordo di avere questa sensazione pungente di amaro che sale dallo stomaco e arriva fino alla bocca. Mi sono ascoltata le tue canzoni per tutto il viaggio, fino al mio arrivo in aeroporto. Ho tenuto addosso la mia maglia di Minorca, di quel rosa mattone con il geco disegnato sopra. Mi ricorderò la famiglia dei gechi in eterno. Passavamo le serate sul portico della tua casa a guardare i gechi rincorrersi sul muro e cacciare le zanzare. Mentre tu fumavi e io ridevo. Mentre tu parlavi e io ridevo. Mentre tu cantavi e io ridevo. Mentre mi baciavi e il mio cuore rideva. Minorca è stata la vacanza più bella della mia vita. Minorca mi ha fatto respirare un’aria che i miei pomoni non hanno mai assaporato prima. Aria di leggerezza. Aria di tutte le mie cose preferite messe assieme: il mare, il sole, tu. Tu sei stato una delle mie cose preferite per un bel po di tempo J. Scrivo ancora di te perchè mi hai fatto amare immensamente la vita per un po. E sai è così strano, io solitamente non mi interesso delle persone più piccole di me. Mi domando perchè. Devo solo imparare ad accettare che alcune cose non hanno spiegazione. Come sei entrato nella mia vita e sei uscito, ecco questo per esempio non ha spiegazione. Come tu abbia deciso che sia giusto così, questo non ha spiegazione. Come io abbia deciso che sia la scelta migliore, questo non ha davvero alcuna spiegazione. Ma non sono qui per parlare di te.
Eccomi a Bruxelles. In realtà ci sono così tante cose che dovrei spiegare per far capire come io sia arrivata qui. Ma se cominciassi dall’inizio, questo discorso non avrebbe una fine. Quale sarebbe l’inizio poi? Dovrei partire da Chicco, che chi mi conosce per davvero sa essere il mio fedele pupazzo che mi segue in giro per l’Europa e si trasferisce con me. C’è chi ha un partner, chi ha un cane o un gatto. Io ho Chicco. Chicco non si muove dal mio letto da 24 anni, e cioè da quando sono nata. Infatti ora sembra un po un orsetto di Chernobil, è mezzo spelacchiata e tutto scolorito. L’ho buttato in lavatrice parecchie volte in 24 anni. Comunque, nonostante il capitolo Chicco non sia affatto irrilevante, e il fatto che io abbia un pupazzo da 24 anni dica molto su di me, non sono qui per parlare di questo. Volevo parlare di Bruxelles, il che mi ha portata a parlare di J e di Minorca.
Ritorno al momento in cui sono nella terrazza della mia casa a Barcellona e penso al fatto che J sarebbe partito e che io pure dovevo partire. Ho avuto la sensazione fortissima dentro di me che sarebbe stata la cosa migliore da fare. Ancora oggi penso sia stata la scelta migliore, il che non significa che sia affatto la scelta più facile. Anzi. Immaginatevi trasferirvi dal vostro posto preferito nel mondo in cui tutto splende di vita e luce e di ritrovarvi nell’apoteosi el grigio. Cioè il Belgio. A lavorare. Il che significa che la pacchia è finita. E chi te o fa fare, ti potresti chiedere. Ebbene, la responsabile sono sempre io. A volte mi metto in queste situazioni difficili e complicate e da queste imparo poi sempre moltissimo. Forse mi piace semplicemente cambiare. Oppure mi piace sfidare me stessa e i miei limiti o saranno magari dei meccanismi psicologici che la Anto saprebbe capire alla perfezione. La Anto è la mia psicologa. Non che io ci vada più spesso, anche perchè non vivo più in Italia. Però ogni tanto ci scambiamo qualche messaggio di auguri e in un modo o nell’altro riesco ad avere sue notizie e lei di mie. Però so che in caso di necessità lei è la persona giusta da chiamare. Non che io abbia più questo grande ed impellente bisogno di andarci, credo di essere diventata abbastanza brava ad auto analizzarmi. O magari io della mia testa non ci capisco proprio un cazzo, e questa sbagliatissima convinzione potrebbe essere la fonte di tutti i miei stupidissimi problemi. Che poi, parliamoci chiaro, so che i problemi miei, rispetto a quelli di certa gente o del mondo intero, potrebbero essere delle grandi cazzate. So che non sto soffrendo di dolore vero, o di non aver neppure subito grossissimi traumi nella mia vita. Sono molto riconoscente al destino per questo, pur sempre che ci sia un destino. Ma comunque dicevo di avere una sensazione di schifo addosso, come avessi un pensiero che fa da fondo a tutti i miei altri numerosissimi pensieri che gettasse una scia di nero su tutto il resto. Come quando ti ritrovi una spia rossa accessa in macchina, e non sai bene a che cazzo si riferisca e qualche sia il problema. Però la spia rossa c’è e non ti lascia proprio tranquillo al cento per cento. Questa spia rossa potrebbe stare li per la mancanza di J oppure mi vuole dire che sto trascurando qualcosa.
Comunque, eccomi qui a Bruxelles, pronta a cominciare la mia carriera lavorativa per davvero con un tirocinio al Parlamento Europeo. Tutto molto figo, considerando il fatto che io tre mesi fa il Parlamento Europeo nemmeno lo consideravo un’alternativa possibile. Avevo già fatto domanda e ovviamente ero stata rigettata. Dico ovviamente perchè non mi ero preparata per niente. Non penso più sia così difficile entrarci, non mi sento per niente un genio o cose così. tre mesi fa mi sarei sentita un genio della madonna se fossi riuscita ad entrare al Parlamento. Ora no. Anzi, credo di sapere molto poco e di dover imparare ancora troppe cose. Diciamo che dipende dai punti di vista, dipende dal contesto. Se rimani nel paesino sperduto nella Pianura Padana da cui provengo allora si che è impossibile entrare al Parlamento. Le dinamiche in cui ti immergi influiscono tantissimo. Qua a Bruxelles se dici di lavorare al Parlamento mica fa così strano. E infatti forse è per questo che non mi sento più cosi tanto un genio. A casa si, li si che mi sarei sentita un cazzo di genio. Ma è meglio così, mi sentirei davvero una stupida a pensare di essere un genio se non lo sono per niente. In realtà ho capito una cosa, se vuoi una cosa e capisci come arrivarci hai risolto tutti i tuoi problemi. E ti assicuro che potrebbe sembrare una grandissima ovvietà ma non lo è per niente. Io ho capito solo che dovevo imparare quelle cose x e a saper dare l’impressione di conoscere xywz. Anche se ovviamente è una grande balla, non capisco bene più della metà delle cose che dico. E poi se cominci a considerare la relatività delle cose allora faresti meglio a stare zitto. Perchè tutto può essere vero o falso. Tutto può essere giusto o sbagliato. Ma non voglio stare qui ad illustrare il mio stream of consciousness. Starei ancora cercando di spiegare perchè sono arrivata qui a Bruxelles.
Dicevo che comincerò un tirocinio al Parlamento e ovviamente sarò nell’ufficio di comunicazione. Storia lunga fatta breve, finite le superiori ho capito che mi piaceva molto leggere e scrivere quindi mi sono iscritta a lettere, poi ho capito che con una laurea in lettere in Italia non ci facevo proprio un cazzo e quindi mi sono iscritta ad un master di comunicazione e pubbliche relazioni. All’estero, fattore molto importante. E specifico pubbliche relazioni perchè penso che sia esattamente quello che mi riesce meglio. Per me è un po come allestire vetrine e metterle in mostra. E in realtà non mi è ancora ben chiaro di cose si tratti interamente ma come ho detto l’importante è fare finta di sapere sempre una grande quantità di cose. Anche se onestamente la sto un po esagerando dai. Penso di averci azzeccato più o meno bene nelle scelte accademiche/professionali. Quello in cui sono una vera schiappa sono degli altri tipo di scelte. Ma avrò una sacco di tempo per parlarne, poi.
Eccomi a Bruxelles. A guardare fuori dalla finestra questo cielo coperto da nuvole che slittano veloci e lasciano qualche spiraglio di azzurro. Non ci va poi così male oggi. Ogni tanto mi squilla il telefono ed è Lisa che mi manda foto della Malesia. Lisa è la mia migliore amica e viaggia un sacco, soprattutto per lavoro. E io sto guardando fuori dalla finestra questo cielo freddo e la invidio un sacco. Quando ero a Barcellona invece non la invidiavo mai, era diverso. Ero nel mio posto preferito nel mondo e niente e nessuno avrebbe potuto farmi desiderare di essere da qualche altra parte. Ormai è da qualche anno che vivo all’estero, diciamo ad intermittenza, ma sono più all’estero che a casa. Che poi, posso ancora definirla casa? Si e no. Tanti posti ho chiamato casa. Barcellona per esempio, lei si che è casa numero uno. Barcellona mi ha riportato alla vita. Anzi, direi più che altro che mi ha fatto scoprire cosa significhi vivere per davvero. Sentirsi liberi, felici, invincibili. Auguro a tutti di provarlo almeno una volta, questa sensazione di essere immortali, di avere la vita in pugno. Quando dicono di prendere la propria vita e farne un capolavoro, ecco per me il mio capitolo di vita a Barcellona è stato un capolavoro. Ho dipinto una Danza ancora più colorata di quella di Matisse, una Notte Stellata ancora più turbinosa di quella di Van Gogh. E’ stato il mio capolavoro, e nessuno me lo toglierà mai. E non è stato per le feste, per l’alcool o per le stronzate da teenager che fai quando vai in Erasmus. No no, io ho vissuta una vita vera. Partiamo dal presupposto che io non sia per niente una gran festaiola. Sono una terribile veneta media, e mi ubriaco con due cose. Quindi sto sempre molto attenta a non perdere i ricordi. I ricordi per me sono essenziali, figurati se li voglio mescolare. Il giorno dopo devo ricordare tutto. Le facce, le conversazioni, la musica, gli spostamenti. I dettagli. Ragazzi, i dettagli sono fondamentali. Io sono ossessionata dai dettagli, sono l’essenza delle cose. I dettagli sono la vita stessa. E poi ecco, odio perdere il controllo e sono pure claustrofobica. Mettete assieme queste cose e capirete che che sono la combo perfetta della festaiola peggiore di sempre. Quindi che cazzo ci va a fare una festaiola terribile in erasmus a Barcellona? Io i sono andata, ed è stata la scelta migliore della mia vita.
Tutto è cominciato con una rottura. La mia vita numero due, quella in cui Giulia prende in mano le redini e si mette al comando, è cominciata nel momento in cui D pronunciò le grandi parole famose “non sono più sicuro di amarti”. In quel momento mi si è spezzato il cuore ed è cominciato il mio viaggio.
Son pişmanlıklar fayda etmiyor, ama insanoğlu neden ellindeyken kıymetini bilmez ?
Orası öyle tabikii
Zamanı geriye almak gibi bi imkanin olsa ne yapardn ?
Bazı şeylerin değerini daha iyi bilirdim..`
Dünyada o kadar çok izlenecek film, okunacak kitap, gezilecek yer var ki insan , hayatı boyunca birçoğunu yapamayacağı için üzülüyor.. Hele bir de benim doluyor gözlerim dersteyken , yemek yerken , tek başıma dolaşırken.... Özür dilerim kendimden bu kadar yıprandığım için.Dünyanın içinde kendime bir dünya kurup bu kadar içime kapandığım için... Söylenecek o kadar çok şey var ki...
Sahi üzüntü neden tek kişilik?