Era il 20 febbraio, lo ricordo come oggi. Era da un po' che le cose non andavano bene, con la mia migliore amica. Le cose si erano freddate e sembrava quasi che tenesse più alla sua nuova amica che a me, siccome lei aveva tutti quei problemi, non poteva esserci per me. Avevo sempre deciso di cavarmela da sola, e l'unica volta in cui avevo chiesto aiuto mi si erano voltate le spalle. Comunque mi ero fatta forza e continuavo a starle accanto nonostante sembrava quasi che stessi accanto ad una persona invisibile, ad una persona che era il fantasma di quella piena di vita che avevo conosciuto. Forse mi sbaglio, perché non ricordo bene le reazioni e i comportamenti del prima. Fatto sta che avevo preso un grossa decisione: ero stanca di essere seconda a qualcuno. Ero decisa a farmi valere perché convinta fino in fondo che non era giusto che, avendo una nuova amica, si dimenticasse la vecchia. Decisi di non parlarle a scuola. Venne a chiedermi cosa avevo dopo tre giorni esatti, dove ormai era tutto finito. Me lo chiese con una prepotenza che quasi mi fece barcollare dai nervi. Non potevo crederci. Così, mentre sistemavo il mio zainetto dopo aver finito il tema in classe, le diedi tutte le informazioni possibili e la provocai a lungo sul perché non mi avesse cercata nei giorni precedenti. Mi sentivo stranamente vuota. Il problema di quel vuoto non era la mia scelta, anzi, io ero più che sicura. Il mio vuoto era un senso di colpa dovuto al fatto che avevo capito mesi addietro che ci stavamo perdendo, e non avevo potuto fare niente. Il mio problema era sentirmi, per la prima volta in vita mia, impotente.
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