Il 24 settembre 1990 esce Rust in Peace
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Il 24 settembre 1990 esce Rust in Peace
Un anno fa ci siamo baciati per la prima volta e ancora oggi non mi stanco mai di farlo
@prendimilamanocomeieri
E ti guardavo, giorno dopo giorno entrare e uscire da quel edificio senza mai dirmi niente. Ti guardavo allontanarti quando arrivavo io tant’è che ho iniziato a pensare di starti antipatica.
Fino alla cena, fino a quella cena in cui tutto è cambiato. Ti sei avvicinato, mi hai appoggiato un braccio sulla spalla e da li non mi hai più lasciato. L’altalena, il viaggio in macchina, ballare e scherzare insieme...era tutto perfetto. Ma poi è arrivato il giorno dopo e con esso tutti i dubbi. “Ti scrivo?” “Non ti scrivo” boh. E casualmente, frugando nella borsa, ho trovato un accendino verde che non m’apparteneva. Il tuo accendino. E boom, ecco che ho una scusa perfetta per scriverti. E da li in poi, messaggio dopo messaggio, ho iniziato a capire che provavo qualcosa. “Dobbiamo organizzare un altra cena e ti fermi a dormire da me!” Cosa? Aspetta e questo cosa significa? Martina fly down non farti mille film mentali, non hai bisogno di spezzare ulteriormente un cuore già distrutto. Come lo definisci quando di persona non ti calcoli e appena usciti da lavoro partivano mille messaggi? Boh. Come lo definisci quando lui ti parla di una ragazza che gli piace e ti racconta che però si limona un’altra? Boh.
“Che fai oggi pomeriggio?” “Nulla te?” “Nulla...vieni da me?” Un messaggio buttato li, un po’ per scherzo e un po’ perché ero sicura che non ti saresti fatto 31km per me. E invece mi hai stupito. “Dammi un’oretta e son li” panico. Ansia. E chi più ne ha più ne metta. Tutti mi avevano detto che eri una bravo ragazzo ma io non ero preparata, non ero pronta. E così sei venuto in quel bar, tra me e la mia amica, col vento che spostava le tende dei gazebi e disturbava. E così abbiamo iniziato a parlare, senza mai smettere di farlo e stavo bene...dopo tanto stavo bene. “È ora di andare, mi accompagni da mia zia?” “Certo”. E li, parcheggiati sotto casa, con una buona dose di imbarazzo e timidezza finalmente le nostre labbra si son toccate. E io non riuscivo a staccarmi. Più ti baciavo e più sorridevo. Più ti baciavo e più stavo bene. Il giorno dopo sarei partita per le ferie, con un bagaglio di paranoie e ansie convinta che per te, quel bacio non significasse nulla. E ho avuto coraggio a chiederlo solo quando ero gia a 600km di distanza. “Senti ma la ragazza che ti piace?” “Fatti due domande e datti due risposte” boom. Colpita e affondata. E da li, da quel bacio è iniziata la storia che continua a salvarmi ogni giorno. E si, la frase del mio libro preferito è vera:
Se hai qualcuno che ti ama forse ti salvi
@unavidaendos
Nell'ultimo periodo sono stata assorbita da cose frivole, nonostante il peso che a volte ho dentro e fuori. Ho risistemato la mia stanza, tinteggiandola di colori pastello e foglie verdi, le lucine colorate, il solito libro sul comodino, un bonsai sotto al davanzale della finestra. Sto imparando a lasciar entrare la luce, in modo che mi riscaldi e mi ricopra di una patina dorata, sfumando i confini del mio corpo e le sue zone amare. Ma a volte riesco ancora ad essere tagliente, una lama affilata sempre pronta a colpirmi, a puntualizzare, a cercare di sminuire ogni traguardo. Manca solo una manciata di giorni alla laurea ed io riesco ad essere solo infelice di me, del mio corpo sgraziato, con cui ho creduto troppe volte di aver fatto pace, del mio scarso senso pratico delle cose, dei miei sogni sempre pronti ad essere sacrificati, della felicità che non ho saputo tenere in pugno e che un anno fa a quest'ora mi permeava dolcemente, tagliando via i pesi di troppo. Sto imparando a lasciar entrare la luce, da ogni angolo, ma a volte uno spiraglio di te si insinua, lento, e non mi lascia vedere altro, oscura ogni altra luce ed io brancolo nel buio (ancora e ancora).
Oggi torno a casa e sono molto contenta. Circa.
Le persone che mi invidiano perché casa è Londra non hanno idea di cosa significhi viverci, forse. Non è la fila a Buckingham Palace, né lo shopping a Regents Street.
È più non avere orari, non potersi ammalare sennò non si viene pagati, dormire poco, mangiare anche meno quando sei così stanca che non hai voglia neanche di andare a fare la spesa. È vivere con altre persone e, quando ti va bene, con un’altra sola persona, spendendo la maggior parte del tuo stipendio in un appartamento grande quanto un salone + cucina in Italia. E una serie di altre cose.
Comunque sono contenta di tornare a casa.
il giorno del vostro compleanno non festeggiate con gli amici che vi vogliono solo per quello che hai e sono quindi falsi: fatevi una canna
Me il giorno del mio compleanno 24/09