Monreale,1979. La bambina lavapiatti
“La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora (…) L’ho vissuta come salvezza e come verità” così si racconta Letizia Battaglia, nota per essere la ‘fotografa che ha documentato la mafia’, ora in mostra per l’ultima settimana nella Casa dei Tre Oci alla Giudecca.
Trecento fotografie esposte nel palazzo neogotico danno l’idea di una vita spesa a raccontare, grazie alla macchina fotografica. Mafia, eventi luttuosi, politica, ma anche gioia e celebrazione di quella Sicilia vissuta da dentro, con passione e speranza.
Letizia Battaglia, un nome che racchiude una doppia anima, quasi un ossimoro; Battaglia come lotta da un lato, Letizia come felicità dall’altro. La fotografa siciliana crea immagini lontane dal tipico clamore della cronaca, gli scatti sono spesso persone, soprattutto donne, silenziose e solenni. Oltre i corpi di giudici e vittime senza nome, con il suo obiettivo Letizia continua a ritrarre i suoi protagonisti, bambine e giovani donne; espressione di un futuro possibile. L’idea sta nel mostrare al pubblico ‘forme d’attenzione’: quel ‘qualcosa’ che arriva prima delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo: che fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ per immagini”.
La fotografia può essere un accidente della vita, un’espressione come un’altra di un’esperienza sociale e politica, a volte intima, come rivelano le foto della sua amata Palermo e della sua gente. Gli occhi dei bambini sono penetranti, trafiggono quel velo bianco e nero per comunicare tutta la voglia di cambiare, di avere speranza. “ Ho amato con tutta me stessa Palermo. Ero un tutt’uno con la mia macchina fotografica, ed ero ovunque mi chiamassero. Non distinguevo più il fotografare dalla vita stessa.
E ho avuto la fortuna di vivere gioie e lutti della mia città, sperando che diventasse anche un po’ più pazza. Non ho mai lavorato con cinismo, come alcuni colleghi uomini’ svela la Battaglia in una video intervista di Maresco. E la sua appassionata vocazione si rivela anche grazie alla sensibilità, al suo occhio femminile che non può essere portatore della stessa poetica al maschile. “Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa. La fotografia è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo”.
Casa dei Tre Oci
Venezia, Giudecca, fermata Palanca
Ultima settimana sempre aperto con orario 10-19
Letizia Battaglia: ultima settimana ai Tre Oci “La fotografia l'ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora (...) L'ho vissuta…















