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GUARDIA DI FINANZA: 30MILA EURO E DIVENTI MARESCIALLO, CON 3MILA PASSI IL “QUIZ” D’INGRESSO. SCANDALO A BARI
Bari: concorso per entrare nella Finanza
Tangente per superare quiz, 7 indagati
Tremila euro: è la somma che sarebbe servita per superare i quiz e cioè il primo step del concorso per entrare nella Guardia di finanza.
E’ questa l’ipotesi sulla quale sta lavorando la procura di Bari che ha aperto una indagine. Il fascicolo per il momento conta sette indagati, tra loro anche un ufficiale delle Fiamme Gialle in servizio a Roma, ex militari e cittadini e cittadini che avrebbero pagato sperando di poter superare il concorso per diventare maresciallo della Guardia di finanza. La notizia è pubblicata sulla edizione di Bari de “La Repubblica”. Secondo l’accusa, l’ufficiale della Guardia di finanza e gli ex militari indagati avrebbero chiesto una somma di denaro, garantendo – è detto dell’articolo del giornale – il superamento del primo step della selezione, e cioè i test a risposta multipla (prove che per il concorso per 297 posti di allievi marescialli si sono svolte a Bari tra aprile e maggio 2013, nella caserma della Guardia di Finanza, a Palese). La procura ipotizza la presenza di un vero e proprio ‘tariffario’. Per il superamento del quiz e quindi l’ammissione alla prova scritta la somma pattuita era di 3.000 euro. Le indagini sono condotte dalla stessa Guardia di finanza che a Roma, dove è in servizio uno degli indagati, nelle scorse settimane, ha eseguito alcune perquisizioni.
Concorso da maresciallo 30mila euro per l’esame
BARI – «A proposito, per quel concorso da allievi maresciallo è tutto ok?». Quando i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Bari hanno sentito quella frase, forse non credevano alle loro orecchie. Eppure, l’inchiesta sulle presunte mazzette che alcuni candidati avrebbero pagato per superare il concorso per 297 posti da allievo maresciallo nella Guardia di finanza, è iniziata proprio così. Quasi casualmente.
I finanzieri stavano indagando su una presunta tangente, un fascicolo sfociato la scorsa estate in alcuni arresti. Una delle persone coinvolte in quel procedimento chiede al suo interlocutore informazioni su un candidato al concorso da allievo maresciallo. E quelle frasi non convincono. Più di un sospetto spinge il pm Luciana Silvestris ad aprire un nuovo fascicolo. Gli accertamenti sono affidati sempre alle fiamme gialle. E non deve essere stato facile per i finanzieri baresi che, negli ultimi anni, hanno condotto alcune tra le indagini più delicate in tema di reati contro la pubblica amministrazione, molte con un «respiro» nazionale, dovere effettuare accertamenti su propri colleghi (i casi sarebbero una decina, ma i militari infedeli sarebbero pochissimi) in servizio a Roma. Stando all’ipotesi accusatoria, avrebbero garantito ad alcuni candidati il superamento della selezione, dietro il pagamento di una mazzetta. Nell’abitazione di un militare, i colleghi baresi avrebbero scoperto contanti per una cifra che si aggirerebbe sui 70mila euro. Le ipotesi di reato sono: rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione. Al momento non è ipotizzata l’associazione.
Trentamila euro la cifra che sarebbe servita per superare tutte le prove. Sarebbe stato sufficiente «far pervenire» i test psico-attitudinali prima della prova per spianare la strada della carriera militare. Conferme a questa ipotesi investigativa sarebbero giunte dal ritrovamento durante una perquisizione di una ventina di quiz nella disponibilità di uno dei militari coinvolti. Il militare coinvolto nell’indagine, da tempo in pensione, è ritenuto il personaggio-chiave. E proprio da lui sarebbero giunte parziali ammissioni. Confermate – sembra – anche dal genitore di un candidato. Perché in questa storia sarebbero in corso accertamenti anche su alcuni genitori. Padri di famiglia non certo vittime – è sempre l’ipotesi investigativa – ma che, al contrario, avrebbero indotto i pubblici ufficiali a compiere un atto, la rivelazione del segreto, contraria ai doveri d’ufficio, in cambio di una mazzetta.
Un sequestro di documenti, nelle scorse settimane, era stato impugnato da uno degli indagati davanti al Tribunale del Riesame. I giudici avevano dichiarato inammissibile il ricorso. Agli atti ci sarebbero anche altre conversazioni tra un finanziere e un ufficiale del Corpo. Gli inquirenti vogliono verificare se qualcuno ha millantato.
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