Oggi la Chiesa cattolica festeggia Sant’Agata, patrona di Catania. Nella meravigliosa città etnea si festeggia la santa con una processione colossale, tra le più pittoresche e studiate del mondo: dal 2002 la festa di sant'Agata risulta "bene etno antropologico patrimonio dell'umanità" della Città di Catania nel mondo. Nella foto il fercolo con il busto della Santa, tempestato di ex voto: In breve i festeggiamenti si sviluppano per tre giorni, dal 3 al 5: il 3 si apre con la processione per l'offerta della cera; il 4 febbraio con la messa dell'Aurora, quando il busto reliquiario di sant'Agata dopo un anno di attesa per tutta la città viene portato fuori dalla stanza che lo ha custodito, e "consegnato" ai devoti che lo porteranno in processione lungo un percorso esterno della città che si concluderà con il rientro nella Basilica Cattedrale in tarda notte, spesso alle prime luci dell'alba; 5 febbraio, presso la basilica cattedrale ha luogo la messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose locali e non e dal clero. Durante tutta la giornata il busto reliquiario di sant'Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la santa messa viene nuovamente affidato ai devoti per un'ultima processione lungo un percorso interno della città che lo vedrà concludersi nella tarda mattinata del giorno successivo 6 febbraio.
Oltre gli aspetti religiosi, interessante è ricordare gli aspetti, attualissimi, del martirio di Agata. Agata (che deriva da agathos, che significa Buono) visse nel III secolo. Esponente di una famiglia patrizia catanese, sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé. Agata fuggì a Palermo nella sua villa al quartiere Guilla, ma Quinziano la scovò e la fece tornare forzatamente a Catania, dove tentò di blandirla e sedurla in ogni modo. Al rifiuto deciso di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò a essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana (fonte wikipedia).
Famosa è anche la tortura che subì: in forza dell'editto di persecuzione dell'imperatore Decio, Quinziano l'accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato. Furioso, l'uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata Agata resisteva nella sua fede: Quinziano al colmo del furore le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione di San Pietro, fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l'esecuzione. Il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo.
Al martirio sono stati dedicati stupendi dipinti, quello che mi piace di più è questo:
di Gianbattista Tiepolo che si trova alla Gemäldegalerie di Berlino (uno simile sta anche nella Basilica di Sant’Antonio a Padova).
La tradizione popolare ricorda il martirio attraverso un dolce:
le minne di sant’Agata: la forma a cupoletta e la ciliegia candita ricordano il seno della martire. E non pochi studiosi ricollegano il culto della santa ad antichi culti isidei, a cui venivano offerti manufatti a forma di seno, in quanto dea madre (si veda per chi vuole approfondire E. Ciaceri Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, 1911).