In questi giorni ripenso che, soltanto un anno fa, ero a lavorare per la prima volta in un'azienda per fare quello per cui avevo studiato: parlare in lingue diverse dalla mia. Tra qualche settimana, avrei ricevuto il mio primo stipendio vero, intero e non un rimborso spese per stage (in fondo non era tanto eh, però sempre uno stipendio era).
Mai nella vita mi pentirò della scelta di essere tornata a studiare. Posso pentirmi di non essere rimasta a Napoli, ma mai di essermi licenziata, quello mai. Mai.
Devo ammettere, però, che mi un po' mi ero dimenticata del fatto che ormai l'università sia più un esamificio.
Sono qui a correre, con l'acqua alla gola perenne, col sonno disturbato, con lo stomaco sempre sottosopra per due esami da preparare in meno di 2 settimane. Oggi sono andata davvero nel pallone, sento di aver perso un'altra giornata, ho dovuto modificare i miei piani, abbassare le mie aspettative e mi sento in colpa tanto da voler seriamente un tasto rewind per ricominciare questo Martedì. Non ho che provarci con tutte le mie forze e dare anche questi 2 esami, sebbene so già da ora che non potrò pretendere da me il massimo perché non ho il tempo materiale per raggiungerlo. Ed è qui che mi rimane il tarlo perenne: velocità o efficienza? Ma soprattutto perché l'ambiente accademico ti deve portare a fare questo ragionamenti in fondo tanto frivoli?
Voglio studiare, voglio sapere, voglio tutto però vi prego, basta scadenze, basta ansie, basta acqua alla gola. Ma perché l'uomo non ne trova una per rendere se stesso tranquillo? In fondo, creiamo tutto noi, il sapere, l'università, le istituzioni... eppure mi pare che non si fa altro che farsi del male. So la risposta: è perché l'uomo crea, la società si evolve, cambiano le esigenze e tutto ciò che si è stabilito prima ci si ritorce contro. Beh però l'uomo è migliorabile, quindi direi che sarebbe buona cosa fare qualcosa per cambiare questi esamifici. Non se ne può più.