so like, I made art again bc I forgor and I was bored..
AHEM..
WARNING: CHAAILS MENTION.
(if you don't like- simply scroll. I have no time for dramatic lama)
Anyways, on to the art !!
(2 versions!)
EAT UP MY MOOTS !!
(I mean the art..)
hehe
♡♡

seen from China

seen from United States
seen from China
seen from United States
seen from South Korea

seen from China
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seen from Türkiye
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so like, I made art again bc I forgor and I was bored..
AHEM..
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Anyways, on to the art !!
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Descrizione fisica
Nel migliore dei mondi possibili avrebbe sfoggiato la solidità fisica dei compatrioti di San Pietroburgo, e invece una B1 affrontata con scarso impegno ha semplicemente fatto germogliare la spontanea propensione alla pigrizia di chi alla fatica smodata e ai maglioni sudati preferisce ancora la easiest way: accettarsi così com'è, smilzo e con la corporatura di un lampione in vesti umane. Del resto deve il profilo asciutto del torace a quel totale di centonovantaquattro centimetri, ai diciassette anni la ruvidità della voce e l'ampiezza non indifferente delle spalle e, con immensa gioia, all'ascendenza parigina l'accento straniero su cui schiocca la lingua. A chi lo chiama cumuletto di lana spetta senz'altro l'accusa per diffamazione, ma non sono molti i modi per definire i riccioli corvini che si rifiuta di tagliare, nonostante siano cresciuti tanto da ricreare quel pendant evidente con le iridi d'ossidiana.
Relazioni sociali
Non saranno di certo le nozioni scolastiche ciò che ricorderà, bensì le angherie, gli scandali e i party che, assieme al resto del trio, organizza nei meandri nascosti del castello. Ma se Heav è e rimarrà sempre casa, così come l'ha conosciuta — ricca, bellissima e altrettanto viziosa —, Cheryl è stata quel mare che non ha avuto il coraggio di affrontare, non senza l'aiuto d'una bussola. Fortunatamente gli inferi offrono anche passatempi meno dispendiosi: essere il tormento di Abilene è uno di questi, oppure, dovesse mai passare di moda, un po' come il guardaroba che s'ostina a criticare alla Knox, può riparare altrove, burlandosi di Theo. E se c'è stato un periodo in cui pensava d'aver trovato un ormeggio sicuro a Hogsmeade, ora è passato; ha scoperto di poter provare sollievo ed essere umano tra ben altre braccia, quelle di Blythe.
SMH uh..
I got so lazy so.. here's that!
BLEHHH-
♡♡
also..
@m3tr0n0m333
(bc yes)
Currently like in the middle of coloring a redraw but finally not from a sonic game or video !!
(This game is called Slay The Princess)
I don't even remember the princesses alternate title ngl (it's not like "The Broken" but- i dunno vro..)
If I make the Slay The Princess (Slay the Fox/Prince i say,) AU, I'll just have Tails as the Princess (which is princess)- and Charmy as the hero mainly- probably!
RAGHHHHHHH ILL DRAW SMTH OTHER THAN MILES SOON I PROMISEE
♡♡
La lascia avvicinare mentre, come sempre, i cinque sensi consegnano al mondo le risposte su cui il neo sestino non ha voce in capitolo, come accade per il brivido di piacere scaturito sotto il suo tocco, e che ora gli risale la pelle nivea, fino ad arrivare alle spalle, finché la mancina si muove quasi istintiva, determinata a catturarne l’artefice e, dunque, richiudere dolcemente le dita intorno al suo polso. [...] le eviterebbe solo di fuggire dalla propria portata e, in più, guadagnerebbe per se stesso un nuovo fulcro su cui concentrare l’interesse. L’attenzione difatti scenderebbe lì, sul punto di incontro tra i loro corpi: palmo della mano e giuntura sottile. Bellissimo, suggestivo e perfetto. « Chi, io? » La voce risulta giocosa alle proprie stesse orecchie, seguita però dal balzo che il pomo d’Adamo compie lungo la gola, rivelando l’effetto di una deglutizione che, purtroppo, è fisicamente impossibile nascondere.
Non si ribella alla presa, abbandonandosi invece per quanto possibile senza un supporto alle sue spalle, tanto da dedicare alla distesa d’acqua davanti a loro uno sguardo meno approfondito di quanto volesse fare all’inizio. Complice anche la battuta del verde-argento che la porta a voltarsi verso di lui, un accenno di divertimento sulla punta della lingua. « Sei a caccia di complimenti perché hai sentito la mia mancanza, o solo per il tuo ego? » e che abbia notato o meno il movimento del pomo d’Adamo non è ben chiaro. Lo sguardo passa comunque, neutro, sulla gola del più grande per poi scendere sul petto esposto e soffermarsi lì. E in un altro momento forse l’avrebbe fatta ridere di gusto come lui salga a studiarle l’acconciatura, mentre il proprio interesse è per il novello tatuaggio che gli decora la pelle. Ma c’è un’esitazione palpabile nell’aria attorno a lei, [...] i lineamenti che si tingono di palese indecisione, prima che l’istinto decida di prendere il sopravvento. Ancora trattenuta dalla mano di lui, si avvicina di qualche passo verso la sua figura. Quanto basta per arrivargli davanti. « Credo… no, non “credo” » scuote appena la testa, senza smettere di guardarlo « Ti devo delle scuse e basta » e intanto la mano sinistra andrebbe a sollevarsi, proseguendo verso quella del più grande con l’intento di sfiorare delicatamente la sua pelle.
« E perché non tutte e due? » La leggerezza dell’accento e del tono cozzano con l’attenzione tuttora ancorata in basso, finché il guizzo del pomo d’Adamo, fatto il suo affondo sulla gola, non ripete alcuno show off, neanche dopo aver infilato fra le parole un’ammissione implicita. Ego e mancanza sembrano un giusto compromesso, dopotutto. Il focus indugia ancora un istante sui raccordi delle ciocche e, nella ricerca di un’altra distrazione da offrire nell’aria densa di salsedine, si ritrova invece a guardare lei, di nuovo, e a prendere coscienza di uno spazio inframezzo che si riduce. Comunque non è quello a farlo rimanere in apnea, inconsapevolmente, è il rimorso che si vede restituire adamantino, privo di filtri. E dopo di questo, quando le narici rilasciano il fiato, è il turno dello sguardo, il quale ruba una frazione di secondo per saettare sul paesaggio alle spalle della figlia di Tosca. « Sì, beh » incespica brevemente [...] « non fa niente, scuse accettate. » Talmente lapidario che non ha bisogno di extra per far passare il messaggio principale, ovvero che non pare avere intenzione di esporre le motivazioni dietro l’indisposizione di giorni prima, o dietro un silenzio perdurato altrettanto. Ora, se solo Blythe glielo permettesse, sarebbe la destra a prendere iniziativa e sollevarsi alla ricerca dichiarata della nuca di lei, nel punto in cui può sentire sotto il palmo l’attaccatura inferiore della capigliatura, il busto che per forza di cose si stende più vicino, senza tuttavia affievolire i centimetri che spaziano tra l’uno e l’altro viso. « Però non farlo più. » Non è un ordine, glielo sta chiedendo. Di non ignorarlo.
Ed è spontaneo il sorriso dolce che coinvolge il resto dei lineamenti, portandola a sollevare la mano libera verso i capelli per spostare una ciocca dietro l’orecchio – neanche questo le potesse impedire di sciogliersi sul posto. « Anche tu mi sei mancato » soffia morbidamente, prima che l’esitazione prenda il sopravvento. È questo che la porta ad avvicinarsi e a non demordere, neanche quando lo vede prendere distanze emotive davanti ai suoi occhi. Lei, i suoi, li tiene ben fissi sul viso altrui senza perdersi nessun cambiamento – nemmeno il minimo – del suo ragazzo. E offrendogli, forse inconsapevolmente, lo spettacolo di chi arriccia appena le labbra con dispiacere nel vedersi rispondere in quel modo ma senza rifiutare le scuse. Annuisce debolmente, complice anche il sentirsi infilare nel frattempo la mano tra i capelli sulla nuca. E’ impossibile trattenersi dal tremolio in cui s’impegnano le ciglia, o il modo in cui le labbra si schiudono appena, facendole perdere per un battito il focus. Si schiarisce la voce, tornando ad osservare il LaLaurie con aria più seria del normale – se vogliamo ignorare quel pentimento presente sul volto. « Te lo prometto » rimane ancora qualche secondo ad osservarlo, facendo saettare gli occhi anche su quella piccola ruga in fronte prima di muoversi. Lentamente, se lui glielo permettesse, allungherebbe il viso in direzione del suo petto. Muovendo anche qualche passo in avanti fin dove necessario per posare un bacio delicato lì dove il tatuaggio ricopre la pelle. « Per quello che ho detto » oh no « Non mi pento di averlo fatto. Ma per “come” l’ho fatto. » sussurra contro il petto altrui, nascondendosi volontariamente alla vista del più grande alla bell’è meglio. Palesemente piena di vergogna.
Evita di aggiungere alcunché, non c’è bisogno di altro, solo di raddrizzare un poco la linea della spina dorsale per consentirle di accoccolarglisi contro il petto in quello che scambia erroneamente per un lieto fine. Perché se in risposta al bacio — quello deposto sul torace — i polpastrelli affievoliscono la presa sul retro del suo collo, sgusciando leggeri più in basso, in un tratteggio candido del percorso delle vertebre, fin dove può riconoscere le grinze del copri–costume, è altrettanto vero che un crescente nervosismo giunge a cristallizzare la curva delle spalle larghe del purosangue già sul nascere dell’ammissione finale. « … » Si protende in un silenzio insistente, fino a che per primo non schiarisce la voce, inclinando il capo verso il basso per osservarla, accartocciata dalla vergogna, contro di sé. È una delle rare volte in cui la lingua non sa bene che cosa articolare, o meglio: le cose da dire sono molte, ma per un qualche motivo nessuna sembra adatta alla versione del tutto nuova che la quintina sta offrendo al mondo. Di solito non è lei a richiudersi in una conchiglia, semmai è l’ariete che cerca di crepare il guscio, e le abitudini, i ruoli per qualcuno sono duri a morire. « … Blythe? » Gli costa uno sforzo non da poco, anche se a conti fatti il tono non è più forte di un mormorio. La mancina intanto continua ad essere una presenza costante, con il dorso delle falangi che, posizione permettendo, tentano di solleticarle una porzione del viso esposta, sempre che ci sia. Uno zigomo, la curva della mandibola, una tempia. Va bene qualsiasi cosa, basta che possa ridestarla in qualche modo.
Sospira delicatamente nel sentire la mano scendere lungo la schiena, ricambiando il contatto con un altro bacio casto contro il petto altrui, stavolta mirando dove sta il cuore. Esattamente dove sorge ancora una volta il suo tatuaggio, ora per forza di cose nascosto alla vista di entrambi. « Sto bene, darling » sussurra in risposta a quel richiamo, mentre la mano libera salirebbe lungo il petto del ragazzo e, passando per la spalla, andare a posarsi contro la sua mascella proprio mentre arriva quel tocco familiare contro il suo viso. Lo stesso che va a rialzare subito dopo, ricercando gli occhi altrui. « Ultimamente mi sento… un po’ insicura » confessa, sospirando appena prima di continuare, abbassando lo sguardo sul tatuaggio del LaLaurie. « Credo da dopo la cosa con la Beaufoy » aggiunge, facendo passare un paio di secondi di silenzio da parte sua prima di continuare. « E ho pensato che forse, se conoscessi un po’ di francese… magari non mi sarei sentita messa da parte » come legarsi al dito le cose, parte millesima. Almeno però riporta gli occhi sul viso del neo-sestino, ricercandone ancora una volta lo sguardo mentre il pollice dell’altra mano donerebbe una carezza contro la sua guancia ad accompagnare il sorriso dolce che gli rivolge. « Tu mi faresti da insegnante? » un’altra carezza, stavolta a causa dell’indice che sfiora l’interno del polso altrui. Lì dove il battito viene celato dalla pelle.
« Non sembra » che lei stia bene. L’unica cosa che lo tradisce sono i lineamenti in perenne cambiamento, resi più tirati dal sopraggiungere di una scintilla di smarrimento. « … Francese? » Ripete, come stordito, mentre nel frattempo la mancina accostata al viso della quindicenne rimane ferma a mezz’aria, con il dorso delle giunture ad un soffio dalla sua guancia. « Io– » esita, riformulando in un ben più semplice « beh, sì, se è quello che vuoi. » Adesso riesce finalmente a raccogliere un briciolo di equilibrio emotivo, chissà se grazie alle carezze che ha potuto registrare nel frattempo, fatto sta che la segue, adagiando la mano sinistra al lato del suo capo, con lo spazio fra il pollice e la lunghezza del resto delle dita che prova ad incastrarlesi sotto l’orecchio, relegando dunque le punte di queste ultime tra le ciocche altrui, il profilo dell’opponibile adagiato contro la sporgenza dello zigomo. « Però, nel senso » le pupille si slanciano per un attimo in qualcosa di simile ad un eye–roll, ma di diversa utilità; la tipica fuga nel vuoto che serve alle persone per trovare al volo una risposta, prima di tornare a posarsi sull’oggetto delle proprie attenzioni, Blythe « non voglio che tu ti senta così. » Messa da parte, insicura. « Non voglio farti sentire così. » Affonda gli incisivi nella parete interna del labbro inferiore, incerto su dove andare a parare di preciso. « Cioè, se vuoi imparare il francese perché ti va o per qualsiasi altro motivo okay, ma non hai bisogno di queste cose per piacermi, non sarei qui altrimenti », se davvero non provasse qualcosa.
Si mordicchia il labbro tra una pausa e l’altra, l’ansia che non avrebbe bisogno neanche di un’ipotetica Merlino’s accesa per rivelare come quella confessione la faccia sentire. Questo però non le impedisce di annuire un paio di volte con foga davanti allo smarrimento del LaLaurie, trovandosi poco dopo a sorridere non solo per il contatto della mano maschile contro il lato del suo capo – adagiandosi d’istinto contro quella piacevole presenza con espressione lievemente persa – ma anche per via dell’accettare altrui. [...] E per il tempo di due battiti, non c’è altro da fare se non rimanere ad osservarlo prima di tornare a sorridere lievemente. « Non ho mai pensato che tu l’abbia fatto apposta » un soffio delicato, facile da soffocare sotto il rumore delle onde non fosse per la vicinanza tra i loro corpi.
Per gli occhi scuri ovviamente vale lo stesso, non si sono scostati altrove nemmeno per un secondo. « A proposito » così, riaffiorando dal nulla « ti va di restare assieme stanotte? » Non è la prima volta che condividono il letto, eppure qualcosa, forse l’esperienza relativa al fine settimana precedente, la lontananza di quella volta, lo spinge ad avanzare una domanda priva di filtri.
« Mi piacerebbe un sacco. Anche per le altre sere, se per te va bene » non riesce a soffocare il sorriso dopo quella proposta di dormire assieme, nemmeno quando la mano contro la guancia si avvicina alle labbra altrui cosicché il pollice possa tentare di donare una carezza a quello inferiore. « Potrei anche avere qualcosa da mostrarti » ma non sembra intenzionata ad approfondire per adesso. Perfettamente e finalmente in pace, tra le braccia del neo-sestino.
E chissà se quell’altra può sentire le pieghe del sorriso che si increspa direttamente sotto il polpastrello, o il fiato che il purosangue utilizza per risponderle: « Anche tutte » le sere.
Zootopia 2 surpasses Avengers Endgame's 6-year record in China; looks to bag $525 million worldwide
Disney’s Zootopia 2 beat Avengers: Endgame to earn $104 million from ticket sales in a single day in China. Directed by Jared Bush, the animated buddy cop comedy film is now expected to collect an estimated $525 million or more at the box office worldwide on Sunday, reports Deadline. Zootopia 2 is directed by Jared Bush and Byron Howard. Zootopia 2 beats Avengers: Endgame in China Judy Hopps and…
Eliah Drinkwitz agrees to new 6-year take care of Missouri
Missouri has agreed to a brand new six-year contract with coach Eliah Drinkwitz with a median annual compensation of $10.75 million, the varsity introduced Thursday. Drinkwitz indicated the deal was imminent on social media Thursday morning, thanking the varsity president, Mun Choi, board of curators, athletic director Laird Veatch, the boosters and followers. “Why cease now!!” he…