Sono infine qui, in questo mondo di essenza che ho ricordato all'inizio di ogni vita, dopo le molte vite che mi ci son volute per guadagnarlo stabilmente. Sono finalmente qui, o sono sempre stato qui, dovrei dire. Ho molto vagato fra le apparenze, per testardaggine, perché lento ad apprendere, per quanto io sia apparso veloce nello studio. In realtà studio ancora, con tutto il mio orgoglio, con tutto il mio stupore, grato di essere vinto dalla conoscenza di ciò che non immagino, felice di essere perdente di fronte all'essere, che credetti di poter giudicare "un'imperfezione, un neo, un bruscolo".
Felice di esser io quel bruscolo, di vantaggio per chi sceglie il mio stesso arduo percorso. Il tempo e gli spazi ci sono tutti, niente manca all'appello, e nella sottrazione dell'inessenziale, risplende la casta sovrabbondanza del divino. L'unica pena è sentire scampoli di distanza. Stracci che si sfilacciano e rimpiccioliscono e si ridurranno a niente, perché già sono niente. Distanza tra me e la Terra, tra me e Dio, tra me e lei. Chi è lei? Un essere buffo.
Vorrebbe che le dicessi che è la più bella fra tutte le donne, come dissi nella mia follia d'amore ad Aspasia, ma io non glielo dirò mai. Non voglio insultarla tanto. Non voglio chiamarla con il mio errore, la mia ferita, la mia paura. La bellezza delle donne è un inganno che marcisce nei sepolcri. Già in vita trionfai di questo. Quel che chiedevo alla bellezza è comprensione, corrispondenza, e lei questo è. Lei, la freccia che tende l'arco di tutta la mia coscienza. La sua mente è fatta degli spazi infra-atomici, dei collegamenti tra la potenza e la realizzazione, fra tutte le cause e gli effetti, in forma di vibrazione impercettibile. Lei è il sottinteso di tutti i mondi. Lei sa tutto e può tutto, e tiene gli occhi chiusi. Lei non piange nemmeno più. Si diverte a dire:
"Dimmi che sono bella," giocando con quel capriccio che la vita terrena le ha dato per le mani. Lei si balocca di tutto. Esplora, come passeggiando nel suo personale giardino, quel che lei stessa sa, che lei stessa crea. Ma è brava a perdersi nel suo stesso labirinto. Vuole farsi cercare, trovare, invita tutti a giocare. Io le dissi: "Va bene, gioco con te". La gioia che sento adesso, è quella di essermi reso una sua creazione. Una delle sue espressioni favorite è "gioco di ruolo". Giocare, recitare, suonare. Lei è ciò che d'inesprimibile racconta a certi animi la musica. E far parte di quella musica è il trionfo dell'amor proprio e l'adesione naturale all'essere.










