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Ad oggi, mi accorgo che siamo divisi tra la nostalgia dei ricordi e la mediocrità di vivere il presente perché in questa tragica situazione, che stiamo vivendo, ci accorgiamo quanto fosse bello ciò che avevamo e questo ci porta ad essere nostalgici aumentando il peso delle difficoltà già esistenti. Ci accorgiamo quanto fosse bello quando il prof ci guardava e noi, invece, ci nascondevamo dietro al compagno davanti oppure alla loro domanda "come stai" rispondevamo con molta disinvoltura, molto spesso mentendo per tagliare discorso. E ora? Chi ci chiede più come stiamo veramente? Neanche gli amici credo. Ognuno sembra essersi rinchiuso non solo dentro la propria casa, ma dentro il proprio nido. Ormai, è come se, quello che accadesse fuori non ci toccasse più. Non ce ne frega più nulla di quello che succede.. forse nemmeno di noi ci importa più.. quante persone trascurate, quante famiglie, nonostante si passino più ore insieme, sono ancora trascurate.. siamo come degli sconosciuti vaganti in un mondo che sembra non essere più il nostro. Eppure sembriamo tutti contenti e ben organizzati per questa nuova situazione. Quindi cos’è questo? Una comodità? Cosa serve ancora per strapparci dal normale? Dalla monotonia? Se siamo così bravi ad accomodarci e accontentarci immediatamente anche di quello che non abbiamo. Siamo gente instabile sempre in cerca di stabilità. È come una dipendenza la stabilità, ma per quanto ancora ci basterà questo “accomodamento”?