sorry to bother
ti metti in ghingheri, è una serata importante, finalmente condividerai i tuoi progetti con quella persona in particolare. ti rechi all'appuntamento... quella persona in particolare non c'è. non si sentiva bene, mi dicono, è andata a letto. non sai se è il caso di crederci e comunque lo stato di ovattatura in cui ti trovi non ti permette di pensare lucidamente. probabilmente, quella persona in particolare, non vuole e non vorrà mai sapere che te ne vai. ma il peggio è girare per un'ora in auto alla ricerca di mezzo amico, un viso conosciuto che non c'è. una distrazione che non arriva, se non l'attraversare di un gatto nero proprio qualche secondo dopo la tua previsione. è così che sulle note di una versione di there is a light that never goes out ancora più hipster dell'originale, mi rendo conto di non appartenere. non qui. e probabilmente a nessun altro posto. bizzarro come da un momento all'altro si passi il confine, sentirsi padrone del mondo un giorno e solo e abbandonato in un posto del cazzo il giorno dopo. il senso di non appartenenza. la noia. la rabbia. le lacrime. la non comprensione. l'ipocrisia. tutto quello da cui voglio scappare, tutto quello che più o meno realisticamente troverò ovunque. chiedo scusa ai cuori infranti, alle amicizie che ho evitato di cominciare, devo andare via ed ogni minuto trascorso ancora qui è sempre più sbagliato. finalmente a letto presto, da brava, desolazione, finalmente non ho niente da fare come la gente che non ha niente da fare e nessuno da vedere, in piedi presto, niente notte di pensieri, niente notte di luci. ah, il fatto che la posta di cioè abbia rebloggato uno dei miei post mi inquieta non poco. probabilmente aveva ragione Charles, quando ha definito la mia scrittura adolescenziale. probabilmente è la pioggia di fine maggio che mi fa male al cuore. _







