Credo di essere cambiata: non amo più allo stesso modo, non affronto più le cose allo stesso modo, non do confidenza allo stesso modo e non sorrido più allo stesso modo.
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Credo di essere cambiata: non amo più allo stesso modo, non affronto più le cose allo stesso modo, non do confidenza allo stesso modo e non sorrido più allo stesso modo.
ricordati sempre il nostro giorno.
anche se sono passati ore, giorni, mesi e perfino anni.
è da quel giorno che per quel “noi”, è cambiato tutto.
Ogni storia d'amore è una tragedia se si ha la pazienza di aspettare.
The Handmaid's Tale 1x05 Faithful
Avresti dovuto esserci
Dormo sonni agitati, poche ore, notti intere a pensare, a chiedermi ancora e sempre perché; sei nella mia mente, in modo triste, in modo violento. Mi sveglio sempre stanca, non appena apro gli occhi, a volte anche prima, realizzo che tu non ci sei, che mi hai cancellata, mentre io sono tormentata da te, dalla tua presenza, dal tuo sguardo, ma soprattutto dal tuo rifiuto di parlarmi e di ascoltarmi. Ieri sono stata in una riserva naturale meravigliosa, uno dei posti in cui avrei voluto portarti quando ti ho invitato qui, a casa mia. Ero con mio fratello, mia sorella e le persone che amano. Avresti dovuto esserci anche tu, desideravo così tanto ci fossi anche tu. Avrei voluto farti vedere quest’isola, a cui sono sentimentalmente legata, con occhi perlomeno simili ai mie; avevo immaginato così tante cose da fare insieme, così tante fantasie di vita insieme. E non erano semplicemente il frutto di una illusa e distorta vana speranza, perché di tutto ciò noi ci eravamo detti tante, troppe cose. Continuo a pensare che non sia umanamente possibile cancellare in questo modo qualcuno che ti ama e che tu per primo dicevi di amare, che non sia propriamente normale nel giro di un mese, fare il possibile per dipingere l’altro come un mostro, insistendo nel voler vedere quello che dici tu, come lo dici tu, senza ascoltare, senza confrontarsi, senza dimenticare gli errori, ma rimarcandoli, anzi, errori vecchi, errori veri e presunti, vecchi litigi, problemi così banali da non poter essere nemmeno oggetto di una vera discussione. Come se tutto ciò servisse a preparare ai tuoi occhi un mostro da cancellare, dimenticando tutto di me, chi sono e cosa siamo stati, ma soprattutto cancellando una vita futura ormai imminente in cui probabilmente non hai mai creduto davvero, che in fondo non volevi. Tu non mi volevi, non mi hai voluta. Mi hai cancellata in un attimo dalla tua vita. Ed io ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile che tu non abbia mai voluto davvero ascoltarmi, capirmi quando stavo male perché vedevo quanto poco ti importasse di me, sminuendo il mio dolore, riducendolo a lamentele per te insopportabili, derivanti da un mostro di persona messa lì a stressarti e rovinarti l’esistenza, non una donna innamorata bisognosa di amore, di attenzioni e di gentilezza. Un mostro da cui scappare, una povera pazza, una “Grandissima testa di cazzo” che ti scoccia con le proprie lamentele. Perché è inutile ancora oggi chiedermi tutto questo? Perché ancora oggi non capisco che solo chi pensa unicamente a se stesso può considerare il malessere altrui, generato da sentimenti palesemente non ricambiati, una insopportabile lamentela? Ma soprattutto, perché ancora non riesco pienamente e razionalmente a realizzare che non sia stato poi così strano che tu mi abbia chiuso fuori dalla tua vita senza mezzi termini, quando in fondo anche prima non sei stato disposto ad ascoltarmi per capirmi, a proteggermi, a prenderti cura di me e dei miei sentimenti, anziché ignorarli e denigrarli, ad amarmi e rispettarmi, anziché umiliarmi, a capire cosa desiderassi, anziché non sopportarmi se non riuscivo ad accontentarmi? Perché continuo a pensare che l’uomo della mia vita fossi tu che hai contribuito così tanto a togliermi ogni sicurezza, ogni sorriso, ogni spensieratezza? Volevi avermi senza desiderarmi, volevi avermi senza amarmi davvero, senza tenere conto dei miei sogni e delle mie aspettative, volevi avermi senza che fossi triste nel vederti così lontano da me, dovevo star zitta, dire le cose solo una volta, come se in questo modo tu avresti mai potuto davvero capirmi, come se così facendo avresti mai fatto qualcosa di vero per me, per venirmi in contro. Non potevi e non volevi, perché ero semplicemente un peso per te. Un peso con cui volevi trascorrere le giornate, una coinquilina a cui ricordare costantemente che ci saremmo potuti lasciare da un momento all’altro. E questa prospettiva, infondo, l’hai sempre resa manifesta. “Se un giorno dovessimo lasciarci”, “Quando un giorno non staremo più insieme”, …. e nel frattempo mi dicevi tante altre cose. Dicevi a parole di amarmi, che così, davvero tutti siamo bravi, chiunque può pronunciare due semplici parole. Dicevi che avresti voluto sposarmi, che volevi (volevi, non avresti voluto) dei figli da me, anche se poi c’era sempre una frase ricorrente, quella frase… “quando non staremo più insieme…”! Questo tuo “ma” c’è sempre stato. E io avrei dovuto credere solo a quello, non al resto. Avrei dovuto capire che si trattava di una infatuazione, quella tua, forte si, ma non d’amore vero. E in fondo con questi tuoi “Se” riguardanti la fine eventuale della nostra storia, forse una parte di te voleva mettermi in guardia dall’altra parte, quella avvenente e sadica, che si è divertita a farmi sognare a occhi aperti al punto da farmi vedere quella splendida bambina che tanto somiglia a te nelle foto di quando eri piccolo. Mi chiedo quale gioco perverso tu abbia giocato, come tu abbia potuto agire in questo modo con i miei sentimenti. Perché mi hai illusa? Perché mi hai umiliata? Perché mi hai abbandonata? perché, dopo che ti ho perdonato l’averlo fatto, non hai esitato a rifarlo? Perché amo così tanto un uomo così, te? Ti sei portato via così tanto di me. Sogni, progetti, sorrisi, speranza e soprattutto lei, ti sei portato quella bambina di cui tanto parlavamo. Lei non verrà mai al mondo perché non sarà figlia tua e mia. Un giorno, forse, avrò una figlia, non con te. E non sarà quella bambina dei miei sogni e delle mie fantasie, che mi hai strappato via violentemente. Mi sento in bilico, sto cadendo nel baratro; c’è troppa delusione, ci sono troppe ferite per poter anche solo immaginare di ricominciare, come se poi a te importasse qualcosa di ricominciare; l’infinita tristezza che mi attanaglia viene alimentata dal tuo totale disinteresse e disamore, ma nasce anche dalla consapevolezza che se pur tu volessi un giorno lottare per riavermi, sarebbe tutto troppo in frantumi per poter ricostruire le fondamenta di un rapporto, partendo dalla fiducia, dal rispetto e dall’amore, che nella nostra storia, non hanno mai avuto la giusta presenza. L’unica consapevolezza che comincio ad avere è che con te sarebbe di nuovo così un giorno, così come adesso, così come quando mi hai abbandonata la prima volta, perché alla base, per non ferire a morte qualcuno, devi amarlo davvero. Davvero. Non così. Amare significa soprattutto volere il bene dell’altro, non denigrarlo se non fa, pensa o dice quello che vorresti, come lo vorresti; amare non è mettere l’altro di fronte a scelte che lo ferirebbero, non è arrabbiarsi perché ha una famiglia da cui voler tornare, non è mettersi in competizione con gli affetti della sua vita, non è imporre modi di fare e atteggiamenti, non è insultare sminuendo la sua intelligenza o smettere di dare attenzioni per ripicca, non è rifiutarsi di ascoltare, non è “limitarsi a sentire” giusto perché si viene pregati ma comunque continuare a non voler capire, non è pensare solo al proprio tornaconto, non è mettere in mezzo sempre liti e storie vecchie, non è creare problemi insormontabili da semplici cazzate, non è ferire volutamente, andarsene, minacciare di farlo, né poi effettivamente farlo. Amare non è andarsene perché è più comodo che affrontare i problemi ammettendo i propri errori, non è scaricare le colpe di tutto e oltre solo sull’altro. Amare non è impedire all’altro di scriverti o parlarti bloccandolo o vietandogli di farlo dopo urla e insulti. Amare è altro, non quello che tu hai fatto con me; non è sentire già un’altra per il gusto di assaporare le prime scoperte, i primi flirt, per sentire di nuovo le farfalle nello stomaco, ma soprattutto per ricominciare con qualcun altro nascondendo per bene i propri difetti anziché affrontarli con la persona che ti ama e che ti ha accettato e perdonato ma che non ha mai rinunciato ad invogliarti a dare il meglio di te e a spronarti nel comportarti come dovresti e come avresti già dovuto fare. Amare qualcuno non è trovare scorciatoie per avere i mezzi grazie a cui passare momenti limitati e saltuari con l’altro, piuttosto dovrebbe essere sacrificarsi per costruire una vita con l’altro. Come si può tornare indietro dopo tutto questo? Come? E’ per questo che sei fuggito? Perché hai superato ogni limite e sei consapevole che sia tutto perduto? O semplicemente (e abbastanza) palesemente perché non ti importa nulla di me? Che straziante consapevolezza… ti lacera dentro e non ti fa più assaporare le cose belle che ti accadono intorno e, peggio ancora, non ti fa più provare compassione ed empatia per quelle brutte. Si può perdere così tanto la voglia di vivere da non provare più niente di fronte al giusto o sbagliato del mondo? Possibile che non esista veramente un Dr. Howard Mierzwiak a cui rivolgersi per farsi eradicare ogni ricordo bello e brutto legato alla persona che ti fa soffrire in questo modo? Per far sparire lui e tutta l’infelicità? Che strumenti ho per cancellarti come tu hai fatto con me? Riascoltare o rileggere i messaggi carichi di disprezzo? Ricordare quanto tu mi abbia umiliata? Trovare a tutti i costi qualcuno con cui fare tutto ciò che avrei voluto fare con te? Aspettare, perché il tempo cura tutte le ferite? Non ho nessuna possibilità in realtà, ti sei preso anche le mie possibilità. Vorrei stare da sola ma al tempo stesso stando da sola mi faccio solo del male. Vago come un’equilibrista sul bordo di questo enorme baratro di pensieri e incubi, non ho interesse per niente, niente e nessuno mi rallegra, niente e nessuno è ciò che avrei voluto. Dovrei e vorrei ripartire da me stessa, l’unica cosa che ho davvero, o per lo meno quel po’ che ne è rimasto.
Dovrei chiudere il mio cuore per sempre e non per paura di essere delusa un giorno dal nuovo fidanzato o amante di turno (o quel che mai sarà), perché nessuno avrà mai più questo potere. Dovrei serrarlo per non permetterti di continuare a devastarlo, per non farti mai più tornare, per non soffrire vedendo che, oltretutto, non ne hai nemmeno l’intenzione, per non soffrire vedendo che se invece mai tu lo facessi sarei probabilmente un ripiego per te, un’alternativa ad una vita che non ti soddisfa o che ti annoia, finché poi la vita con me diventerebbe difficile al punto da buttare tutto per aria una terza volta, o perché no, una quarta anche, e così via.
Dovrei anche smettere di scriverle qui queste cose, come se tu poi volessi mai leggerle, o capirle, o provare qualcosa di diverso dal tuo solito disprezzo. Dovrei cancellarti, ma non ci riesco. O forse dovrei semplicemente andarmene, non fami più vedere né sentire, nemmeno indirettamente. Elaborare il lutto, nasconderlo nel mio cuore e andare avanti impedendomi di cercarti, di desiderarti, di osservarti, di sperare che tu possa capire ciò che non hai mai voluto vedere o capire, cercando di smettere di farti avere ancora qualcosa di me, i miei pensieri, le mie immagini, la consapevolezza che sia qui con la speranza di rivederti. Dovrei toglierti tutto, che poi sarebbe poco e niente. Sarebbe toglierti me. Sarebbe toglierti qualcosa che comunque non vuoi. Sarebbe qualcosa non per dimenticare, ma per smettere di farmi male. Sarebbe giusto, tra le tante cose che di giusto non hanno avuto nulla.
Il problema è che "amore" sta diventando sempre più sinonimo di "tradimento".
@incisioni
mi faceva paura ricominciare da capo.
sai il perché?
perché ho paura a fidarmi di nuovo, ho paura che quello che mi hai fatto tu potrebbe farlo chiunque.
quindi, ti prego
sparisci dalla mia testa.
Io ti ho dato il cuore e tu l'hai tradito
E ora che per lei non ci sei più lei cerca ancora una persona ma quella persona non sei tu e ora capisci che sbagliavi quando ogni volta dopo una litigata non ci parlavi la trattavi male e continuavi le facevi versare lacrime, e te ne fregavi perchè sapevi che comunque andava avevi la certezza in tasca che lei tornava e che metteva l'orgoglio da parte e si faceva sentire ma poi ha capito d'essere sola perchè solo in due ci si può unire sente altre persone spiegando la situazione come una storia sbiadita che col tempo ha perso il colore hai dimenticato che piace a te come piace agli altri che ogni volta che la trascuri la consolan gli altri inizia a non farsi più viva è sparita poi ti chiama un giorno e dice mi fai solo soffrire è finita. E son davanti a te, ma non mi vedi più mi hai reso piccolo, ma grande resti tu e non pensavo che, fosse difficile capire quanto eri indispensabile E ora sei tu, davanti a quel cellulare che ti chiedi quando smetterà di riattaccare alle tue chiamate infinite finchè quelle chiamate un giorno saranno finite inizi a sentire la mancanza della sua voce le sue mani che ti sfiorano il viso in maniera dolce le parole tenere sussurrate all'orecchio ma adesso, non ne vuole più sapere non c'è verso la notte senti la mancanza nel tuo letto ti manca lei per rendere ogni tuo attimo perfetto e le puoi anche gridare che l'ami ma ormai non ti sente sentiva tutto ma ha imparato a non sentire niente e non è più la stessa, tu pensi che ci ha messo l'orgoglio quando a lei manco le interessa e realizzi che non è proprio come quando l'hai conosciuta l'hai fatta soffrire e soffrendo è cresciuta e il dolore che provi quando sorride al suo fianco so che muori appena hai scoperto che sta con un altro ma infondo ancora ci speri che lei torni mentre a lei non fa una piega ormai fai parte dei ricordi Tu senza lei (Bonk)