Ero innamorata di te come un marinaio è innamorato del suo mare. Non era un amore normale, forse aveva qualcosa di malato. Non viveva di tranquillità, anzi, tutto il contrario. Eravamo un amore che prendeva forza dalla tempesta, come quelle onde che, con dirompente forza, si infrangevano sugli scogli. Noi non eravamo come le persone normali, non vivevamo di sole e di quiete, no, non faceva per noi. Un comandante di in veliero che seguiva la sua sirena verso l'ignoto, ecco cos'eravamo. Tutto questo ti destabilizzava, odiavi perdere la bussola, perdere il tuo nord, ti sconvolgeva non avere le carte in mano per trovare la tua razionalità. Però amavi quel senso di completezza che la sirena ti dava, andavi oltre i tuoi limiti, ti spingevi in mondi a te sconosciuti, ti faceva paura ma allo stesso tempo ti affascinava con una forza tale da non riuscire a starle lontana. Si eravamo qualcosa di proibito, qualcosa che va contro natura, seguivamo le stelle e oltrepasaavamo oceani pur di stare insieme. Il nostro amore era salato come il mare e caotico come le onde, ma era un qualcosa di indescrivibile, ci annegavi dentro quei baci, ci soffocavi in quegli abbracci. Mi manchi marinaio ma ho capito che, per quanto il mostro sia un amore puro e bello, non possiamo stare insieme. Due forze che collidono sono indomabili, non possiamo permettere che questo mondo conosca persone come noi. Come Ulisse è destinato a tornare nella sua amata Itaca, anche Calliope deve tornare negli abissi profondi e bui del mare. Grazie a te, Capitano, ho conosciuto la sensazione meravigliosa che si prova ogni volta che si guarda il sole riflettere sul mare dopo giorni interi di buio. Mi hai insegnato ad amare la mia prigione e io ho lasciato in te l'amore per la tua patria, un sogno che non vivrò mai. Sono stata quella che hai incatenato in qualcosa che brilla e che arde. Siamo dannati dalla vita e dal fato, un amore tra buio e luce, destinati a coesistere, a vivere in funzione l'uno dell'altra, ma maledetti nel non poter stare insieme per l'eternità.