La responsabile del Dipartimento tutela del Made in Italy di Forza Italia Toscana Antonella Gramigna: "La riscossa del Made in Italy: servono azioni concrete"Il Made in Italy è entrato nell’agenda politica, grazie a Forza Italia, all’inizio della scorsa legislatura, esattamente il 30 maggio 2018., con una proposta di legge per l’Istituzione del Ministero per la tutela, la promozione e il commercio internazionale dei prodotti italiani.Ciò al fine di ricondurre le competenze per la promozione del Made in Italy e l’internazionalizzazione delle imprese italiane in un’unica struttura ministeriale, la quale deve fare da catalizzatrice delle competenze sia di Dipartimenti, Direzioni che degli uffici alle dipendenze di altri Ministeri, le cui azioni incidono direttamente ed effettivamente sulle politiche di sostegno, di difesa e di promozione della produzione nazionale.L’Italia è grande nel mondo per le sue tante eccellenze in tutti i campi e la istituzione di un Ministero apposito, per promuovere e valorizzare il nostro Made in Italy, che poi rappresenta la nostra stessa identità grazie a brand italiani famosi ovunque, che si contraddistinguono innanzitutto per la qualità e primeggiano in tutto il mondo, attraverso una vera e propria, unica cabina di regia può semplificare le azioni e fare in modo che tutto il ‘sistema Paese’ si possa muovere più efficacemente nella giusta direzione.Le qualità e le unicità dei prodotti Made in Italy sono tra le più apprezzate dai consumatori di tutto il mondo. Degli 80mila consumatori provenienti da 27 Paesi interpellati da EY per la ricerca “Future Consumer Now”, l’80% ha risposto in modo affermativo alla domanda “compreresti italiano?”. Al Bel Paese viene solitamente associata una percezione di buon gusto e stile che in pochi possono vantare. Considerando per esempio il settore agroalimentare, la parola “cibo” evoca l’Italia nella mente di tre persone su quattro in giro per il pianeta.Nell’attuale contesto di continua crescita del commercio internazionale di merci, questa potenziale forza dell’etichetta “Made in” è diventata più importante che mai. Secondo le stime di WPP, i marchi italiani hanno aumentato il loro valore del 14% nell’ultimo anno, raggiungendo quota 96,9 miliardi di dollari.Il Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l'attrazione degli investimenti in Italia nonchè ilpotenziamento dei grandi eventi in Italia dovrebbero prevedere: - voucher Temporary Export Manager: questi voucher consentono alle PMI di accedere ad un management specializzato nell’export a costi ridotti.- formazione di Export Manager: formare fino a 2mila manager in co-finanziamento con le Regioni. Un export manager temporaneo sarà in grado di seguire singolarmente tra le 8 e le 9 aziende.- roadshow per le PMI: iniziative di formazione sui territori e attivazione di un servizio dedicato alle aziende che vogliono consulenza per iniziare il loro business all'estero;- piattaforma E-Commerce per le PMI: potenziamento degli strumenti a disposizione della digitalizzazione delle PMI per favorire l’accesso alle piattaforme digitali e sarà prestata un'attenzione strategica alla proprietà dei dati ed all’accesso al mercato digitale.Inoltre 5 azioni specifiche verso l' estero:- Piano GDO: accordi con la grande distribuzione per inserire negli scaffali un maggior numero di prodotti del Made in Italy, in particolare marchi di qualità appartenenti ad aziende di piccole dimensioni;- Piano speciale che intende creare nuove opportunità per le aziende italiane , che comprende la comunicazione funzionale, per la valorizzazione dei prodotti autentici, contro l'Italian sounding, che consentirà ai consumatori all'estero di riconoscere l'autenticità dei prodotti italiani contro le numerose imitazioni e contraffazioni;- Risorse da destinare alla raccolta e sistematizzazione per settore/tipologia delle diverse realtà a marchio made in Italy, con possibile opportunità di investimento in Italia;Inoltre, proseguimento nel contrasto al fenomeno dell’Italian sounding, vera e propria economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti originali, provoca rilevanti danni alle aziende del nostro paese. “Pizza carbonara”, la “mortadela Siciliana” o la “sopressata” sono alcuni esempi di come le aziende estere utilizzino l’apprezzamento riposto dai consumatori verso denominazioni e immagini che evocano l’Italia per promuovere la commercializzazione di prodotti affatto riconducibili al nostro Paese. Un fenomeno di dimensioni economiche estremamente gravose per tutte le aziende italiane esportatrici, ostacolando la forza del brand Italia. Bisogna quindi lavorare per poter sfruttare a pieno l’immenso potenziale offerto dalla varietà e dalla qualità produttiva nostrana.Occorre la Individuazione di un nuovo modello di Made in Italy che coniughi ambiente, economia circolare, sostenibilità economica delle filiere produttive, etica e connessione sociale con l’auspicio di un nuovo Rinascimento che non potrà che essere anche artigiano e non solo di grandi marchi.Una minaccia concreta, di cui ho già accennato in precedenza, per il Made in Italy è rappresentata dalla possibilità di acquisizioni e delocalizzazione che impoveriscano o snaturino la produzione nostrana. Lo storico marchio italiano Pernigotti, viene spesso citato come esempio in tal senso, in quanto acquisito nel 2013 dalla multinazionale turca Toksöz Group, con tanto di annessa promessa a voler mantenere e potenziare l’attuale struttura.E' l’Unione Europea a dover svolgere un fondamentale ruolo di promozione e protezione dei prodotti degli Stati Membri attraverso il sostegno al credito per le imprese Made In che operano sui mercati esteri, con adeguata e puntuale campagna straordinaria di comunicazione a sostegno dei prodotti Made in Italy e un rafforzamento della presenza dei prodotti italiani nella grande distribuzione organizzata (GDO) sia dei mercati maturi (Stati Uniti, Germania, Giappone, ecc.) sia di mercati emergenti non interessati dall’emergenza Coronavirus. A questi primi interventi, si devono affiancare azioni mirate all'accesso al credito, per le piccole e medie imprese, per divenire così strumento a supporto, a tutela di imprenditori, artigiani, autonomi e professionisti, nonché a salvaguardia dell’export e di tutti quei settori che costituiscono con le eccellenze del Made in Italy.Chi è Made in Italy, deve poter ottenere credito e sgravi fiscali per poter investire nel potenziamento dei processi di internazionalizzazione e di export. Credo sia questo il percorso lungo il quale proseguire, per scongiurare una crisi che, in termini di impatto reputazionale, potrebbe generare: se il Made in Italy è qualità e bellezza, come ho già più volte sottolineato, è alla tutela del nostro stile di vita, dei nostri valori identificativi che dobbiamo puntare per determinare la ripresa economica di cui abbiamo bisogno.L’idea, insomma, è quella di fare quello che all’Italia non è ancora riuscito, cioè dar vita a un «Sistema Paese», dove sia le istituzioni che le forze economiche debbano fare un grande e continuativo lavoro di squadra per promuovere e sostenere le imprese del made in Italy.Come? Attraverso punti focali quali: comunicazione; formazione e informazione; e-commerce; sistema fieristico; promozione integrata; finanza agevolata.Da un parte serve che l’imprenditoria italiana faccia un salto in avanti per emergere nei mercati mondiali, ma al loro fianco occorre una politica industriale strutturata, e non estemporanea- spot.Il Made in italy può anche essere un concetto romantico, ma siamo in una era moderna dove è il Governo a dover sostenere le aziende , e quindi il Made in Italy, con incentivi alle aziende italiane per poter andare all’estero, investimenti per incentivare gli investitori ad arrivare in Italia e infine anche per attrarre turismoPerchè nascondersi dietro l’idea romantica del Made in Italy non basta più. Serve agire concretamente a sostegno della nostra autenticità.Oggi tutto ciò si può realizzare, grazie al Governo ed a un Ministero dedicato.Antonella Gramigna, Responsabile Dipartimento Tutela del Made in Italy Forza Italia Toscana












