«Se volete lavorare qui scordatevi i turni, le ferie, le domeniche e qualunque altra ombra di vita privata pensiate di poter avere.» La voce è leggermente gracchiante, stonata quanto il bianco acceso delle scarpe comode che cozza col blu notte della casacca. «Questo non è il vostro lavoro, è la vostra vita.» [...] «Se mai arriverete in questo ufficio» però finalmente li guarda davvero, si accorge che sono persone reali. «Avrete già imparato un sacco di incantesimi e tattiche da usare a vostro appannaggio.» lascia la caraffa sul tavolo, spingendola verso di loro col dito –non si sa bene per quale motivo. «Ma c’è una cosa è davvero difficile che qualcuno possa insegnarvi.» Staccatosi dalla caraffa, quello stesso dito puntualizza il concetto ballonzolando a mezz’aria. «Ottenere ciò che volete. La legge magica è infida, non ammette un sacco di prove importanti solo per degli inutili cavilli. » stiamo sentendo una velatura di critica in quella voce ruvida? «Quindi, per prima cosa, dovete imparare a ottenere le informazioni che vi servono nel modo meno inconfutabile possibile.»
« Dunque lei è un Auror, come tale sappiamo che.. » riprendendo le parole altrui « turni, domeniche, vita privata e le ferie non fanno parte della sua vita, perché la sua vita è questa qua. » dell’Auror « Come mai è venuta lei a farci lo stage, con tutto quello che c’è da fare qui scommetto le siamo di peso, eh? » ma davvero la prende così lontana? Bho. « Signorina, » e la chiama così, facendole anche un ampio sorriso, guardandola con interesse e attenzione « Vorremmo dare uno sguardo alla sua bacchetta, grazie. »
Non è il tipo da farsi gli affari degli altri, solitamente la gente le racconta le cose così, spontaneamente, neanche fosse una sorta di diario segreto con le gambe. Magari è proprio il suo essere taciturna che fa si che le persone si sentano a loro agio con lei. Osserva comunque il Serpeverde che sembra quasi sguazzarci in questa cosa, prendendo un bel respiro prima di sorridere alla donna «Vuole…» cos’è quella roba? Acqua? Caffè? «..qualcosa da bere?» meglio rimanere sul vago, e metterla a suo agio.
«A che titolo, esattamente?» e quasi lo cantilena, pregno dell’arroganza con cui quasi tutti si mostrano reticenti a rispondere alle domande poste fra quelle mura. Solo dopo lo sguardo si sposta su Brave, su ciò che lei le offre. E l’angolo delle labbra s’arcua un pochino osservandola. «Intende qualcosa su cui lasciare tracce?» Primo giorno, prima prova. E questa donna non troppo simpatica non li risparmia da tutte le obiezioni che hanno sentito lì dentro. «Non puoi costringermi.» Esce dalla parte riferendosi direttamente a Jed. «E tu non puoi sperare che qualcosa da bere mi faccia dimenticare che sono in un posto in cui non vorrei essere.» A Brave, subito dopo. «Dovete farmi dire qualcosa che non vi direi mai di mia spontanea volontà. Davvero non sapete come fare?» La manipolazione non la insegnano a scuola. Ma è questo ciò a cui sembra pungolarli mentre serra l’incrocio delle braccia.
« Potrei costringerla a darci la bacchetta, ma oggi non lo farò. » gesticolando, come se fosse una cosa da niente, facendo un annesso sorriso. « Però se vuole dimenticare di essere in un posto in cui non vuole essere, possiamo fare in modo di farla andare via prima da qui. Del resto non ha senso che una strega come lei continui a sprecare ancora tempo qui, ha tante cose da fare, immagino.. » Sarà uno stage luuungo e sofferente.
«No, ma finché non ci accerteremo della sua identità non potrà uscire di qui» annuncia adesso, risollevando lo sguardo, l’aria un pochino più sicura rispetto al solito. «Non vuole stare qui, ma meno collabora più tempo dovrà passarci» annuisce, sistemandosi meglio sulla sedia e tornando a rivolgerle quel sorriso bonario. «Quindi, vorrei sapere il suo nome e cognome, cortesemente.» sempre molto educata e pacata nel parlare, neanche si stia rivolgendo a uno dei crimini che si ritroverà ad avere sotto la sua ala protettiva a settembre.