Internet è delle cose e aspetta solo la nostra creatività
Nuove tendenze, startup, nuovi modi di fare marketing. Ecco cosa succede ora nel Regno Unito. Ormai ci sembra naturale che le 'cose' siano collegate ad Internet. Per molti che l’ufficio si trovasse in remoto oppure che gli strumenti di lavoro fossero presenti nella ‘nuvola’ è scontato e forse è sempre stato così. Computer, telefoni cellulari e stampanti condivise sono collegate alla Rete da anni e ormai e ciò non ci sorprende più. Ma c’è qualcosa che bolle in pentola da un bel po’ e oggi gran parte di studi e conseguenti investimenti sono orientati in quello che viene definito come "Internet Of Things, l’Internet delle cose". L’attenzione degli studiosi si concentra sulle reti di sensori che raccolgono informazioni dall'ambiente circostante per ‘far fare qualcosa alle cose’, ma quello che invece vien fuori da piccole startup, da creativi e da marketer di nuova generazione è davvero sorprendente. DoES Liverpool (http://doesliverpool.com) è un aggregatore di startups con un’alta ispirazione all’innovazione tecnologica, chi lavora in questo luogo a dir poco insolito ama invece pensare che parlare di Internet of Things significa parlare di un fenomeno che coinvolge molto di più la sfera personale e che riserverà tra breve molte sorprese. E allora ecco la fantasia che non si pone confini, provate ad immaginare una macchinetta che produce bolle di sapone e che le soffia quando la gente tweetta su di voi o cita il vostro vostro business su Twitter. Ecco che nasce ‘Bubblino’ (http://bubblino.com), un Twitter-monitoring tool dal cuore italiano grazie alla piattaforma Open Source Arduino, ovvero uno strumento che controlla parole chiave e hashtags specifici. Quando questi vengo rilevati in Rete ecco che Bubblino inizia a soffiare bolle di sapone. Pochi giorni son passati dal suo lancio e sono tante le aziende di tutto il Regno Unito che hanno utilizzato il Bubblino nei luoghi di lavoro e in occasione di conferenze. Un modo decisamente divertente di monitorare Twitter che stimola la fantasia di chi si occupa di marketing.
Similmente funziona ‘The Ackers Bell’ prodotta dalla startup MCQN Ltd per ScraperWiki, una azienda innovativa che si occupa di analisi di dati. Ogniqualvolta viene venduto un servizio tramite il loro sito Web (http://scrapewiki.com) la campanella suona negli uffici coinvolgendo tutti i dipendenti del successo del loro lavoro.
Ispirato dall'orologio di proprietà della famiglia Weasley nei libri di Harry Potter, il WhereDial (http://wheredial.com) fornisce un modo divertente, ma anche un po’ angosciante a dire il vero, per recuperare la posizione di una persona.
Nel film del maghetto la famiglia Weasley possiede un orologio magico che mostra in ogni momento dove si trova ogni singolo membro della famiglia. L’orologio ha nove lancette dorate, quanti sono i membri della famiglia, e sul quadrante, al posto delle ore, vi sono scritti una serie di possibili luoghi, come “casa”, “scuola”, “lavoro”, “ in viaggio”, “perso”, “ospedale”, “prigione”, e anche situazioni come “pericolo mortale”. Utilizzando MapMe.At (http://mapme.at) - WhereDial può recuperare la posizione di una persona da Foursquare, Google Latitude e da una varietà di altri servizi. E poi ruota la corona di questo orologio particolare per mostrare dove si trova una determinata persona. È un ottimo dispositivo per chi non è a proprio agio con i cellulari o non può usarli ed è perfetto per chi si occupa di logistica, ma è anche un oggetto ‘glanceable’ ovvero altamente innovativo e pratico che si adatta bene sulla scrivania di un tecnofilo avanti coi tempi.
Internet è dunque delle cose ma è anche per noi e soprattutto per i marketer di nuova generazione che già immaginano modelli innovativi per comunicare il brand e che coinvolgano sempre più il pubblico. Questo cambierà non solo il nostro modo di lavorare, divertirsi e comunicare ma anche il modo in cui Internet si proporrà a noi stessi. Con l’enorme massa di dati che inonderà la Rete grazie ai miliardi di oggetti collegati con Internet Of Things cambierà il modello di ricerca nei motori e infatti già qualche nuovo motore di ricerca sta facendo capolino in Rete. Ne vedremo delle belle. Noi siamo pronti e voi? Antonio Gnassi













