1)NON ALLONTANARE I RISCHI MA ASSUMILI
Questa prima voce è più per me che per voi. Ho fatto il liceo dove insegnava mia madre, i miei amici e la ragazza sono stati suoi studenti, i professori mi conoscevano tutti da prima che entrassi. Bene o male ho preso pochi e ben calcolati rischi, e infatti dal punto di vista del "mettersi in gioco" ho imparato poco. Probabilmente chi veniva dai paesini vicino Recanati, o si insegna comprando i libri questa cosa la sta già sperimentando. Ma la verità è che anche perdere ore di sonno e soldi non sono proprio un rischio così grande. Questa estate ero in Slovacchia con un gruppo di Inglesi che a 18 anni lavorano e frequentano il college. La familiarità che hanno con la vita è impressionante, come si muovono e come parlano. Sono adulti a tutti gli effetti, a differenza mia che a 19 anni ero ancora un bambino. E Il motivo è uno: si sono assunti dei rischi. Se non ripagano il loro prestito non finisco l'università o avranno dei problemi con la legge, lavorano e sono responsabili di ciò che fanno durante il turno, sono responsabili della loro vita. Non dico questo per fare l'esterofilo, è solo una questione di buonsenso: prima inizi a giocare e maggiore confidenza avrai con i rischi, e meglio saprai valutare ciò che è corretto o meno fare in un certo contesto. Tenersi lontano dai rischi non è mai una strategia, primo perché non ti alleni ad affrontare delle difficoltà, il che ti rende più esposto quando arrivano e due perché ti fa credere che hai evitato l'unico rischio possibile, quando invece ce ne sono altri. Credimi, se ci fossero scelte che non implicano rischi, ci troveresti una fila lunga chilometri.
Questo significa trovarsi in situazioni rischiose e ambigue. Faccio un esempio personale: io sono andato all'università con in testa l'idea che "Se fai party non ti laurerai mai". E allora all'inizio studiavo e portavo a casa i miei 26,e credevo di essere nel giusto perché magari vedevo chi si divertiva di più portare a casa un 18\19. Tre anni dopo io ho mantenuto la mia media invariata, che s è a abbassata solo in occasioni di periodi dove facevo altre attività o quando mi hanno operato. Poniamo un 25 fisso. Mentre che i colleghi che hanno iniziato con 18 si sono laureati magari con la media del 26\7. Non tantissimo, ma la cosa che mi colpiva erano quante persone fossero in tante con lo stesso andamento dei voti e che tutti quelli del collettivo in esame all'inizio andavano a feste e avevano voti bassi. Le risposta a questo fenomeno è che io essendo solo, nel lungo periodo sono stato esposto a problemi che da soli è più complicato affrontare che quando si è in gruppo, che per quanto possa essere distraente, nella sostanza ha poi giocato un ruolo importante nei momenti di maggiore stress.
Sì, sono consapevole del fatto che consigliare di andare alle feste e divertirsi sia potenzialmente deleterio. Ma è proprio questo il punto: la scelta personale e consapevole di ciò che si sta' facendo, scegliere ci rende vigili su ciò che siamo facendo, e se non lo siamo, bhè allora il problema non è la festa, ma il fatto che la nostra vita non la stiamo guidando noi ma qualcun altro.
Ora :prendersi dei rischi e affrontare le difficoltà è difficile, ma nessuno ha mai appreso nulla stando nella propria comfort zone. E non è che sia facile determinarla. Spesso la gente crede che una difficoltà faccia tutta la differenza del mondo, ma non è così. Per quel che mi riguarda, mia madre ha smesso di camminare poco prima che io entrassi in primo ginnasio,e alla fine del primo anno liceo sono stato aperto come una vongola. Eppure questa cosa non mi ha cambiato davvero la vita, come persona, solo un po'. Nello studio in particolare, io mi sforzavo ma non avanzavo di un centimetro: all'università per vari motivi mi trovai ad aver bisogno di soldi per mangiare. Da un momento all'altro non avevo davvero più idea su come mettere insieme il pranzo e questo mi ha portato alla fatidica domanda "Che cazzo so' fare che domani mi può dare da mangiare?" E mi sono messo a scrivere per Melascrivi. 3 euro per 2\3 ore di lavoro. Una diversa condizione mi aveva portato a pormi una domanda fondamentale su me stesso, così come a tanti altri che in situazioni diverse dal solito hanno scoperto se stessi. Quella domanda è stata fondamentale perché mi ha permesso di rispondere alla domanda ancora più importante: cosa sei? In un mondo come quello di provincia, fatto di Giovanni U porcaro, e Francesco Smazzaluprete, e un mondo che chiede lavori diversi da quelli che ti vedi attorno, una risposta così specifica, come a dire “Toh, eccote un lavoro” è stato bellissimo. Ma ce n'è voluta per portarmi al limite. E proprio in quel momento ho capito che potevo essere quello, e ciò mi ha reso felice, perché mi faceva fare un piccolo passo verso il trovare un mio posto nel mondo
Le difficoltà sono utili perché ti permettono di apprendere. Noi abbiamo questa idea malata per cui se prendi un brutto voto a scuola allora hai fatto qualcosa di male. Questa è una semplificazione, il vero punto del discorso è perché hai sbagliato. Affrontare dei rischi, e responsabilità significa sbagliare e da quegli errori è possibile migliorare. In effetti il ciclo di test di una startup non dice " Non sbagliare mai sennò mamma ti mena", ma reitera le cazzate il più rapidamente possibile, cioè crea,, fallisci, impara dagli errori e fai di nuovo. Lo so' serve tanto coraggio per fare questo, non è per tutti .
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https://www.meetale.com/leggi/le-10-cose-che-avrei-voluto-sapere-prima-di-fare-l-universit-/15431697767458161









