La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi, se noi siamo degli schiavi.
William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II
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La colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi, se noi siamo degli schiavi.
William Shakespeare, Giulio Cesare, atto I, scena II
Direttamente dalla scorsa settimana
Volevo parlare di cose belle, di inquietudine e di scrittura come autoespressione, mica di tecnicismi aridi o altre sterilità. Avevo ricevuto una sorta di vibrazione calda, una leggera corrente elettrica che, sconvolgendo la mia ordinaria attività neurale, mi aveva illuminato i pensieri: avevo scelto. Anzi, proprio come avevo sempre desiderato, più che scegliere io ero stata scelta dall'argomento giusto. Me lo sentivo scorrere nelle vene, un attimo arenarsi placidamente nelle pieghe dei miei pensieri quotidiani, l'attimo dopo schizzare da parte a parte sulle pareti interne del mio tessuto cerebrale. Ero davvero elettrica e quasi contenta. Sprizzavo collegamenti intelligenti da ogni poro.
Come si è conclusa la vicenda? “Signorina, mi dispiace ma hanno già scritto una tesi esattamente come la prospetta lei, non si può proprio fare poiché la commissione penserebbe che ve le passate”.
La bestemmia non è proprio il mio forte, ma in questo caso ci ho modestamente provato anche io.
Wolfgang Amadeus Mozart, Riposate, vezzose ragazze (Don Giovanni, finale Atto I)
Forse, se tu gustassi anco una volta la millesima parte de le gioie che gusta un core amato riamando, diresti ripentita sospirando: "perduto è tutto il tempo che in amar non si spende: o mia fuggita etate, quante vedove notti, quanti dì solitari ho consumati indarno, che si poteano impiegar in quest'uso, il qual più replicato è più soave!". Cangia, cangia consiglio, pazzarella che sei: ché 'l pentirsi da sezzo nulla giova.