ll Texas Ratio e le principali banche italiane: il ”cattivo” e il “brutto” ci sono... Cercasi “buono” disperatamente
16 dicembre 2017
Dobbiamo farcene una ragione: gli americani sono avanti.
Arrivano prima in tutto, anche nelle crisi bancarie.
E così nella crisi delle banche texane, scoppiata nel cuore degli anni ‘80 venne creato da Gerard Cassidy un indice per misurare la portata dei crediti non performanti (quelli di difficile riscossione) rispetto al patrimonio tangibile di una banca.
Questo indice, abbastanza brutale di per sé, può aiutare in modo sommario a comprendere quanto possa essere solida una banca o meno, senza tanti giri di parole.
PwC, società di revisione e di consulenza ha stilato un’analisi al 30 giugno 2017 che racchiude le prime dieci banche italiane (l’articolo completo è disponibile a questo indirizzo).
Qui sotto, un’infografica riassume la situazione.
Si va da un 13% di Credem (apparentemente virtuoso, a fondo scala), ad un 148% di Monte dei Paschi di Siena, passando per dei 59%, o anche dei 66%. Unicredit e Intesa San Paolo (banche definite “sistemiche”) si attestano rispettivamente al 77% e all’85%. Cariparma Credit Agricole, “cavaliere bianco” che ha rilevato Cassa di Risparmio di Cesena, Cassa di Risparmio di Rimini e Cassa di Risparmio di San Miniato, prima di questo salvataggio aveva sofferenze pari al 25% delle proprie risorse. Si può dire quindi, che richiamando il capolavoro di Sergio Leone si può ancora identificare nel ruolo del “cattivo” il mondo dei crediti deteriorati. Il “brutto” sta nel fatto che il problema degli NPL sta pesando ancora molto (troppo) sulla solidità delle banche.
Occorre, a questo proposito fare attenzione a non rifugiarsi nel concetto di scegliere il “meno peggio” o di pensare che non ci siano alternative. Chi salirebbe su un taxi il cui conducente si vantasse di avere soltanto una ruota bucata o che non frena? O che pretenderebbe di essere scelto da potenziali clienti rispetto ad altri tassisti che hanno più ruote di lui messe male?
Il “buono” quindi, manca all’appello in questo scenario? Forse la parte “buona” di questa storia, è che si può essere consapevoli. Conoscendo il problema ed avendone una percezione abbastanza chiara (un indice non può contenere tutti gli elementi necessari per avere un quadro analitico di una banca, sia in senso positivo che in senso negativo), si possono comunque fare delle valutazioni (vedi anche post “Il pasto gratis”). Capire lo stato di salute del proprio intermediario e del proprio patrimonio finanziario, ancora una volta e sempre, rimangono il migliore investimento che si possa fare.













