C’eravamo tanto amati
11 agosto 2019
di Alessandro Tamburini (alessandrotamburini.com)
“Come nella migliore tradizione delle nozze, tutti piangono di commozione nel momento del “sì” pronunciato davanti all’officiante; non tenendo conto che spente le luci e passata l’ebbrezza della festa, quelle due persone che hanno promesso solennemente di sostenersi per il resto dei loro giorni, dovranno fare i conti con la (dura) vita quotidiana.“ (dall’articolo “Quando vincono tutti, non vince nessuno” - del 19/19/2018)
Ci si sposa per amore, talvolta per passione, alcune volte per convenienza.
Woody Allen una volta disse:
“Il matrimonio è quella cosa che permette a due individui di affrontare insieme problemi che non avrebbero mai avuto se non si fossero sposati”
E se il matrimonio, di per sé, non è una cosa semplice (si tratta di mettere insieme due universi che non hanno una radice biologica o genetica comune; al massimo possono avere degli elementi di compatibilità), in caso di matrimoni basati sulla convenienza, quando quest’ultima viene esaurita (o da una parte o dall’altra, o da entrambe le parti), volano gli stracci.
L’ultima legislatura, dopo l’ebbrezza della “luna di miele”, non ha mai avuto vita facile negli ultimi 14 mesi.
Le posizioni antieuropeiste che hanno pesato sulla misura del fantomatico spread (per un approfondimento su questo tema “Se la paura fa i 200 (e oltre)… - Dello Spread e di altri luoghi comuni”) hanno acceso per l’ennesima volta un faro di attenzione sui conti pubblici, mentre si consumava un deterioramento della volontà di avere obiettivi comuni.
Una convivenza complessa, che grazie alle posizioni accomodanti della BCE e alle pressioni del Presidente americano sull’omologa FED , hanno garantito alcuni mesi finanziari positivi e allontanato lo spettro della fine del ciclo economico.
Fino alla “spallata” del Presidente della Repubblica, con la quale, assicurando di rivedere alcune voci di spesa (le stesse che avevano portato i titoli di Stato sull’ottovolante durante l’autunno scorso) ha consentito di allontanare la scure della procedura di infrazione.
Questo rasserenamento, tuttavia, non è stato sufficiente ad avvicinare e a solidificare le sponde sempre più divergenti dell’esecutivo.
Le prossime ore delineeranno i risvolti di questa crisi.
Intanto Fitch conferma il rating dei Titoli di Stato. Fondamentalmente sono due le cose che potrebbero infastidire i mercati (e i patrimoni): un’impennata della deriva anti-UE e, come più volte è stato sottolineato, trasmettere all’esterno un’immagine sfocata del paese, mentre si azzuffa sui resti di questa unione giunta ormai alle sue ultime ore.
Ogni decisione che non vada nella direzione di un senso di responsabilità istituzionale, ma tesa a difendere posizioni personali o consolidarle, può solo fare male.
L’Italia è una nave solida (magari non una rompighiaccio), ma può stare a galla e può fare il proprio percorso finanziario contemporaneo. Se però il timone non è affidato a mani consapevoli, può facilmente andare a sbattere. E questa consapevolezza non finisce giusto oltre le fiancate dell’imbarcazione, ma abbraccia anche le condizioni del mare e del meteo in generale.
Come si è sempre detto, lasciamo il compito di fare valutazioni politiche a chi se ne occupa. Il “cash” continua a restare “king”. Si potrebbe valutare il consolidamento di posizioni con scadenze lunghe sui titoli di Stato, per non essere sorpresi dal nervosismo in corso. Chiaramente ogni tipo di movimentazione va fatta considerando il patrimonio nel suo insieme, preferendo una buona diversificazione ed un controllo (quanto mai spasmodico) del rischio.
Almeno fino alla fine di questo “caldo” Agosto











