81 km Ovest
Il mio aereo finalmente atterra a Denpasar, mi sveglio, devo passare tra l immigrazione e raggiungere I miei futuri nuovi amici che mi stanno aspettando al uscita. Prima di raggiungerli decido di prelevare qualche soldo , sono in fila e critico chi ci mette troppo, una ragazza sembra rinunciare, non capisco perché ma arrivato il mio turno mi rendo conto di non sapere quanto vale una rupia indonesiana , il bancomat dice massimo 2500000, sono probabilmente molto peggio delle vecchie lire, forse un milione puo’ bastare per iniziare dice un tedesco di fianco a me , proviamo, sono circa 60 euro.
Raggiungo la hall centrale e incontro I miei amici , scendiamo dal parcheggio , siamo in 5 , una canadese, io, una coppia mussulmana e un indu, sembrano tutti molto stanchi , poco tempo per parlare , molta fretta di partire .la macchina a noleggio ha sei posti, è una wolksvagen, modello mai visto. Usciti dall’aeroporto mi accorgo subito della follia del traffico indonesiano , ci sono le linee ma non è sempre necessario rispettarle , I motociclisti superano da destra e da sinistra , la macchina e senza assicurazione e ci aspettano davanti due ore di viaggio per percorrere 80 km, mi domando in che misura il mio arrivo abbia spinto degli sconosciuti ad affrontare questo viaggio per me , la scusa ufficiale era visitare dei templi, la mia amica canadese sembra molto a suo agio , forse non devo sentirmi troppo in debito. Dopo un ora di viaggio ci fermiamo a mangiare, cerco quindi di sdebitarmi pagando la cena a tutti ( o quasi), 12 dollari per 5 persone , mi sento quindi lo stesso in debito . Il ristorante è in realtà una piccola cucina a fianco della strada nel cortile di una abitazione, non ce spazio per parcheggiare e la nostra macchina rimane per meta sulla carreggiata , ma non sembra un problema. Il cibo, un curry con riso e pollo viene mangiato rigorosamente con le mani, la tecnica consiste nel creare delle palle di riso abbastanza compatte da poter essere mescolate con il resto, e poi gettate in bocca senza lasciare residui nella mano. Scambio 4 chiacchiere con I miei compagni di viaggio, due sono insegnati, l’altro vende cibo al mercato e possiede una piccala bancarella fuori casa sua che vende caffé e pannocchie. Mi guardo intorno, c’é gente, sembrano tutti molto stanchi, non vedo sguardi diffidenti nei miei confronti, semmai sorrisi, non ho confidenza a scattare foto, non voglio farli sentire come una sorta di attrazione. Ripartiamo, adesso ci sono una sacco di camion per la strada, sono lentissimi ma è difficile superarli, le vetture intorno a noi azzardano sorpassi davvero discutibili, a quanto pare più stazza hai più puoi osare, nel frattempo il nostro autista sembra stanco, ci fermiamo per un caffe . Il bar questa volta è un van che offre caffè e snack, tutto è usa e getta e c’è plastica ovunque per terra, la gente intorno non sembra farci caso, il caffe è accettabile. Ripartiamo, la canadese è alla guida (per la privacy la chiamo M) ma dura poco, gli altri non si fidano , troppo poco audace per poter superare un tir, troppo veloce per non rischiare di tirare sotto un motociclista, il primo autista, l’indu , torna alla guida e ci porta fino a casa, I primi a scendere sono la coppia di insegnanti, mi lasciano con un invito a casa loro, poi tocca a me e la canadese. Provo a pagare l’autista ma sembra impossibile. Siamo in una zona a maggioranza indu, c’è un tempio a due passi, entro dal cancello della mia nuova casa, c’è un giardino , una statua indu e ,di fronte a me, una piccola casetta carina, con due stanze, un’ampia veranda e ,di lato, in un edificio separato, una modesta cucina a gas e un bagno senza tazza ne sciacquone: ci laveremo con il secchio , e per il resto , non essendoci carta igienica , basta tenere a mente che qui nessuno ti tocca con la mano sinistra…
Prima di andare a dormire arriva il fidanzato di M, un ragazzo locale di nome Budi.











