Bandòt
La sera del cinque, mentre infilo le chiavi per entrare, avverto dalla strada un richiamo chiassoso di barattoli che sbattono per terra - vengono certamente trascinati. Lo sento crescere in modo continuo e avvicinarsi come venisse percosso un tamburo di latta. È l'esercito di quelli che al mio paese tirano i cd. 'Bandòt' (e non è mica francese).
Si tratta di lunghi fili ai quali vengono agganciate delle latte. Il rumore generato ha lo scopo di chiamare San Nicolò e di ricordargli di fare visita nelle case dei bambini in risposta alle loro lettere calligrafiche, decorate o anche glitterate, portando loro dei doni, giacché è il 5 di dicembre. E come un tempo, rientrati a casa, si prepara un po’ di fieno per l’asino e un bicchiere di vino perché siamo in veneto, nella speranza che al mattino le richieste più o meno corrispondano, tra tutti quei mandarini che c'entrano poco e niente. San Nicolò è fatto a modo suo e in tempi storici di crisi gli sono concessi distrazioni e adattamenti.
Questa dei bandòt è una tradizione che si fa da 80-90 anni o forse più e porta via settimane di preparazione: per allestire queste creazioni si cercano vecchi secchi, pezzi di latta arrugginiti, rottami vari e qualsiasi cianfrusaglia rumorosa ti possa aiutare nella missione. Bisogna usare l'immaginazione e la propria personalità. Bisogna che il bandot sia il più lungo di tutti e che faccia casino più degli altri. Sono operazioni ingegneristiche che in genere i figli fanno con i propri padri, perché le madri tendenzialmente sono più posate e meno casinare, ma ci sono eccezioni. A volte, almeno inizialmente, ci tengono più i genitori dei figli.
È una di quelle situazioni in cui la schiera di latta & co più è tamarra e meglio è. Più riesci a "pimparla" e più sei un bambino figo e fiero e rispettabile. Che poi queste considerazioni sono il motore della preparazione e la spinta della fantasia di ciascuno, ma alla fine frega niente nella realtà delle cose. Ci si diverte e basta. I bambini non si guardano troppo tra di loro come noi adulti. Gli importa di fare il loro e stop.
È davvero adorabile vedere questi plotoni di nanetti, imbacuccati fino a potersi muovere solo goffamente, crederci così tanto. Certe tradizioni si replicano nel tempo perché contengono verità trasversali. Sono tradizioni che nascono già moderne e sopravvivono perché ci ricordano come funzioniamo umanamente. Sono la performance artistica di noi.
Ho pensato, dall'alto dei miei 32 anni appena compiuti, che anche noi adulti mettiamo metaforicamente assieme un sacco di bandot rumorosi lungo i nostri percorsi, leghiamo ai nostri fili rottami e cartocci sentimentali, sonori fallimenti e successi, aspirazioni o desideri reboanti, malcontenti fragorosi e progetti consistenti e li trasciniamo lungo la strada generando rumore, casino, tracciando la nostra vita. Segnalando la nostra presenza affinché possiamo ottenere quello che cerchiamo. Ci possiamo accorgere di noi, solo muovendoci nel nostro personale casino.
Lo facciamo - chi più chi meno - con la stessa convinzione di questi maledetti gnomi impiuminati che stringono fiduciosi la mano del proprio genitore e tirano con le loro manine a pugno. Piccole ma energiche come in rari momenti di ambizione nella vita. E procedono dritti. Certi che saranno sentiti e rilevati e abbastanza sicuri di essere probabilmente anche esauditi.
Io per me stesso voglio mantenere e custodire gelosamente questa convinzione e tirare avanti facendo un casino della madonna come so fare solo io. Fermatevi un attimo a pensare e spegnete il tamburo di latta che vi assilla la testa. Coi pugni saldi sui vostri spaghi ruvidi e sfilacciati dalle cose. Come sapete fare solo voi. Siete ancora quel bambino che trascina i suoi rottami uniti assieme con minuzia certosina e senza perdere pezzi lungo la strada, in nome di ciò in cui crede?











