Se anche Nausicaa prende il mare
Pubblicato da L’Unione sarda il 24/05/2012
“Che cosa puo’ indurre un re ad abbandonare ogni cosa per l’incertezza del mare?”, chiede la regina Arete. “Il desiderio di fare esperienza dei vizi e delle virtu’ degli uomini”, risponde lo straniero portato dai flutti. Lui che non ha nome, ma li ha indossati tutti. Lui che cambia come il mare, se solo s’alza il vento. Perche’ la principessa Nausicaa e’ incantata dalle onde, ma si chiede, davanti alle labbra del liquido Ulisse: “Che sara’ di me?”.
Se avete, nel vostro piccolo, errato, se avete cioe’ posato sulla divina bilancia del viaggio la patria e l’ignoto, mossi con perfidia da quest’ultimo, in “Nausicaa” di Bepi Vigna e Andrea Serio (Pavesio editore) ritroverete i colori dolci delle vostre menzogne. La visita di un sogno bello e doloroso. E potreste decidere, infine, che curiosita’ e amore infrangono gli specchi della storia, la riproducono, delicatamente, barbaramente, senza mai incontrarsi.
Sulle rive dell’isola di Scheria si incontrano, condannati dalle forze opposte degli dei, lo sventurato re di Itaca e la lunare figlia di Alcinoo. Ulisse schiantato in mare da Poseidone, Nausica guidata dai bisbigli notturni di Atena. Il naufrago viene accolto dalla corte del re, che lo invita a rimanere e a narrare la sua ventura. Architetto della vittoria su Troia, prigioniero di Polifemo, amante di Circe, voluttuoso spettatore delle sirene, altero e coraggioso esploratore dei confini del mondo: Nausicaa e’ sedotta, strappata alla purezza virginale dei suoi anni dal fascino ambiguo, velenoso di Ulisse. Per scoprire, un mattino, che una vela abbandona le sponde di Scheria. Non resta che partire, cercare. Nausica prende il mare. La curiosita’ , l’inganno della permanenza e dei corpi, il sentimento, la fuga. Il viaggio, ancora. Il viaggio, sempre.
I canti e gli archetipi omerici vengono addensati nella storia di Vigna, filtrati, piegati in un cerchio che intreccia mito e psiche, parole e carne, verita’, ombra, poesia, luce. Un dramma filosofico sensuale e dorato come il cielo mediterraneo, leggero come le sue nuvole. I pastelli di Andrea Serio colorano l’immaginazione con le loro forme essenziali, con i volti anonimi, la vastita’ mitologica dei luoghi e la mutevolezza delle figure umane oblunghe, sinuose. Come se dovessero scivolare, rivolgendosi all’inconscio soltanto. Semplici, chiare e abbaglianti come un verso omerico, pronte a farsi riconoscere come natura, come destino.
Perche’ Ulisse muta, sia affila con le proprie esperienze, si confonde con il vissuto. E’ tutte le cose conosciute, i corpi toccati, gli stratagemmi elaborati e subiti, le ferite inferte. Un miraggio, l’inseguimento della propria ombra, lo stupore nell’esistenza. “Come e’ diverso dagli altri eroi che non fanno altro che pensare ai furori della guerra”- scrive Vigna nell’introduzione. “Ma e’ proprio per questo che Ulisse ci affascina: perche’ lo riconosciamo umano”.
“Che sara’ di me?”, si chiede in un fremito Nausicaa. Sara’ il viaggio, delicato, barbaro, dove curiosita’ e amore non si incontrano mai. O forse si. Nel mito.