Abspannwerk Buchhändlerhof, by Hans Heinrich Müller (1928).
Berlin, Germany.
© Roberto Conte (2020) Follow me on Instagram
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Abspannwerk Buchhändlerhof, by Hans Heinrich Müller (1928).
Berlin, Germany.
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Ovviamente, sempre in giro per musei. Alte Nationalgalerie, Berlino. (via lunamarish)
Oggi percorrendo via Saffi, sarà che avevo i Rammstein sparati a manetta ma sembrava proprio uno di quegli stradoni berlinesi larghi, scorrevoli e freddi.
Poi ho sentito un bel: "Porco*ioh non si muove un cazzo quih!!!" e mi sono ricordato di essere a Bolo
Il viaggio
Era una calda mattina di giugno quando io e il mio gruppo di amici dovevamo finalmente partire per intraprendere il nostro tanto amato viaggio, che avevamo organizzato da mesi.
Eravamo sei persone, ognuna con la propria storia e i propri sogni, riunite per un’avventura che ci avrebbe portato alla scoperta di città affascinanti e paesaggi mozzafiato.
Luca, il più avventuroso del gruppo, aveva sempre sognato di esplorare il mondo, ma mai aveva immaginato di farlo insieme agli amici. Amava prendere decisioni all'ultimo minuto e abbandonarsi all’imprevisto.
Marta, invece, era la più razionale del gruppo, quella che aveva bisogno di pianificare ogni passo con precisione. Ma sotto quella corazza di organizzazione, nascondeva una grande voglia di libertà. Andrea, il sognatore, amava scrivere e immortalare ogni momento che gli si presentava davanti, annotandolo sul suo taccuino, che per l'occasione aveva chiamato "il suo diario di bordo".
Sara, la più piccola del gruppo, era anche la più vivace, quella che non riusciva mai a star ferma, mentre Sofia, invece, era l'esatto contrario: più introversa, l'intellettuale che amava filosofeggiare e fare domande più che dare risposte. E poi c'ero io, che racchiudevo un po' tutte le caratteristiche degli altri.
Il viaggio iniziò con una destinazione: Parigi. La città dell’amore, della cultura, dei sogni. Ma non fu solo la bellezza dei monumenti a stupirci, quanto la scoperta di noi stessi mentre attraversavamo le strade della capitale francese. Ogni angolo sembrava offrirci un insegnamento diverso. Luca rimase affascinato dalla Torre Eiffel, Marta e Sofia si fecero coinvolgere da un gruppo di artisti di strada, Andrea trovò ispirazione nei giardini del Louvre, Sara si innamorò dei caffè affacciati sulle piazze affollate, mentre io rimasi incantata dai vicoli di Montmartre, uno dei quartieri più emblematici e caratteristici della capitale francese. Situato sulla collina omonima, Montmartre ha mantenuto un fascino antico che ricorda i tempi passati, ed è noto per la sua atmosfera bohémien e per il suo legame con artisti come Picasso, Van Gogh e Toulouse-Lautrec, che vivevano e lavoravano proprio lì. Le stradine acciottolate, le caffetterie e le piazze pittoresche, come Place du Tertre, contribuiscono a mantenere quella sensazione di "vecchia Parigi". Un luogo dove il passato si fonde con il presente, mantenendo intatta una certa magia che ancora oggi attira turisti e amanti della cultura da tutto il mondo.
Apprezzai molto Parigi, anche se i francesi non fecero molto sforzo per sembrare meno altezzosi e pieni di sé.
Da Parigi, ci dirigemmo verso Amsterdam. La città dei canali e delle biciclette ci accolse con il suo fascino silenzioso e la sua energia vivace. Nonostante le differenze tra di noi, capimmo che ogni momento condiviso insieme aveva una magia speciale. Lì, Andrea scrisse una delle sue poesie più belle, ispirato dalla calma e dalla bellezza dei paesaggi.
Proseguimmo il nostro viaggio verso Berlino, dove ci perdemmo tra le strade storiche e i ricordi di un passato non troppo lontano. Fu qui che ci trovammo ad affrontare le nostre differenze più profonde. Marta voleva seguire un itinerario prestabilito, mentre Luca preferiva abbandonarsi alla spontaneità. Sara voleva fare tappa in ogni caffè del posto, Andrea voleva vivere l’arte, mentre io volevo capire il significato di ogni muro e ogni pietra. Per un attimo sembrò che le nostre strade dovessero separarsi, che ognuno cercasse qualcosa di diverso. Ma fu proprio in quel momento che ci rendemmo conto di quanto fossimo fortunati ad avere personalità così diverse e di poterle condividere insieme.
L’ultima tappa del viaggio fu Roma, la città che univa il passato con il presente, la storia con la modernità. Passeggiando per le strade della capitale, ci rendemmo conto di come il viaggio fosse stato più di una semplice esplorazione. Era stato un percorso interiore, un viaggio nelle proprie emozioni e nelle proprie paure. La nostra amicizia, che all’inizio sembrava così semplice, si era arricchita di tanto significato. Avevamo imparato a convivere con le nostre differenze, a rispettarci e a crescere insieme.
Quel viaggio, sostanzialmente, ci aveva cambiati. Ognuno di noi tornò a casa con qualcosa di nuovo: Luca aveva imparato a fermarsi e riflettere, Marta a lasciarsi un po' più andare alle emozioni e non sempre calcolare tutto, Andrea a vivere un po' più nel presente, Sara maturò molto e Sofia imparò la bellezza della complicità, rendendosi conto che insieme si è una forza. Ed io imparai a vedere la semplicità, a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
Spesso sembra una cosa scontata, ma la bellezza di un viaggio e il suo valore non risiedono solo nelle destinazioni, ma nelle esperienze che condividiamo lungo il cammino. Ogni incontro, ogni differenza, ogni passo ci arricchisce e ci forma. Quando viaggiamo, siamo costretti ad affrontare l'ignoto, ad adattarci a nuovi ambienti e culture. Questo processo ci cambia, ci fa crescere come persone, più di quanto una semplice meta finale possa fare. Il viaggio più importante, infatti, è quello che facciamo dentro di noi: è quello che ci permette di guardare il mondo con occhi diversi, di comprendere meglio noi stessi e gli altri. Alla fine, non è tanto ciò che vediamo con gli occhi, ma ciò che viviamo e impariamo che resta dentro di noi, trasformandoci in modi che nemmeno immaginiamo.
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
basta che tu chieda aiuto che facciamo i bagagli
Dall’amore si esce con la stessa forza con cui si entra. […] Se entri nella vita di qualcuno spalancando la porta, l’unico modo degno di andarsene è sbattendola.
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Ich bin ein Berliner