Il piercing, anche quando si rispettano i canoni d’igiene e di professionalità, può dare qualche problema. Uno dei più frequenti, purtroppo, è il cheloide. Si tratta di un’errata cicatrizzazione da parte del nostro corpo, che può avvenire in seguito a qualunque taglio, nonché in seguito a qualunque tipo di piercing. Vediamo insieme cosa c’è da sapere sulla relazione tra cheloidi e piercing, se c’è effettivamente da preoccuparsi, se c’è qualcosa da fare per evitare che si formino.
Su quali piercing sono più comuni i cheloidi?
Un cheloide può comparire praticamente su ogni tipo di piercing, anche se statisticamente possiamo dirvi che i cheloidi sono molto più frequenti su:
Piercing al lobo delle orecchie;
Piercing all’arco cartilagineo dell’orecchio;
Negli altri piercing non è che non sia possibile che si sviluppi, ma è molto, molto più raro.
È uno dei grandi misteri della medicina moderna. Il cheloide è di fatto un errore del nostro corpo, con la cicatrice che diventa ipertrofica e quindi supera di gran lunga la grandezza che dovrebbe occupare. È un meccanismo che non è detto che si attivi sempre. Ci sono quei tantissimi casi nei quali ad esempio sul primo piercing non succede nulla, per poi invece comparire un cheloide sul secondo o sul terzo piercing. È possibile anche il contrario, quindi se il vostro primo piercing ha creato un cheloide, non è detto che il secondo causi gli stessi problemi.
Che fare in caso di cheloide sul piercing?
L’asportazione non si è rivelata la soluzione più efficace in quanto il cheloide tende quasi sempre a ricomparire in forma più grave dopo ogni tentativo di trattamento. Solitamente si procede con infiltrazioni cortisoniche che spesso si dimostra essere la terapia più utile, tuttavia il rapido sollievo risulta solo un successo momentaneo.
E’ sicuramente indicato fare massaggi per rendere la pelle più elastica e morbida.
Le sostanze consigliate sono: creme e preparati a base di Vitamina E , olio di lavanda, e Aloe puro: la vitamina E serve per le riparazioni cutanee, così come la lavanda, l’aloe aiuta i tessuti a ricostruirsi, antinfiammatorio e modulante per il sistema immunitario, quindi un prezioso alleato in questa situazione, oltre che rinfrescare ed alleviare anche la sensazione di prurito. Queste sostanze riducono e migliorano il tessuto della cicatrice.
La vitamina E può anche essere utilizzata localmente con un buon olio che la contenga come l’olio di germe di grano o l’olio di Argan.
Resistete alla tentazione di grattare via la formazione della crosta o escrescenza perché significherebbe stimolare ulteriormente la formazione di collagene, un componente del tessuto cicatriziale.
Aggiungete alimenti ricchi di vitamina E alla vostra dieta che accelera il processo di guarigione del corpo. I bioflavonoidi o antiossidanti contenuti nella frutta hanno un effetto antibatterico, fibrinolitico, di liberazione di antistaminici, ed effetti antiproliferativi nelle cellule normali e maligne. La quercitina, un bioflavoide a largo spettro, si può trovare nelle cipolle, nelle mele, nel vino rosso e nel tè nero.
Mantenete igienizzata e pulita l’eventuale ferita.
alcuni testi consigliano anche l’uso del succo di limone e di cipolla bianca: strofinando alcune gocce di succo di limone fresco sulla cicatrice si levigherebbe lo strato superiore della pelle, rendendo la cicatrice meno evidente. La cipolla invece è riconosciuta per la sua proprietà di ridurre la formazione delle cicatrici, usandone il succo su di un batuffolo di cotone per applicazioni di un paio di volte al giorno.
Proteggete i cheloidi dal sole con creme solari, l’esposizione al sole può portare ad un maggiore scolorimento delle cicatrici o anche infiammazione della parte.
Consultate un fidato dermatologo per ogni infiammazione e per decidere insieme come meglio procedere ad alleviarne i sintomi e perché no…aiutarsi con metodi naturali per coadiuvare ogni aspetto psicoemotivo.
RICORDATEVI PERO’ DI AFFIDARVI SEMPRE A DEI PROFESSIONISTI.
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