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Alla ricerca di Graziella (col cestello)
In una mattina agostana, alla fine nemmeno troppo calda, apro gli occhi dal letto con l’idea di voler possedere una bici. Una bici su cui pedalare libero e spensierato per i deserti campi della Bologna ancora pre-tutto. E insomma scorrazzare gaudente di qua e di là, muovendo la testa allegro e bello, frenare coi freni a tamburo che chissà perché si chiamano a tamburo. Seguire la scia di qualcuno e salutarlo col campanellino. Magari mi prendo un vaffa ma è bello così.
Parto con questo intento irremovibile, solitario e sacrificale. Una voglia ecumenica di pace col mondo. Di abbracciare i fratelli e le sorelle. M'immagino tutti quanti con la propria bicicletta che mi salutano svelti, allegri. Una ragazza bellissima presa dall’emozione mi da un bacio. Bisogna assolutamente cercare un rivenditore di bici usate e m’hanno detto che c’è questo bicicentro di piazza grande che se te la compri poi te l’aggiusta pure, ti fa manutenzione forse gratis forse no. Una cosa bella. Questo bicicentro si trova dopo un lungo cavalcavia ed essendo partito solo, senza neppure un cavallo bianco, chiedo a un passante anzianotto ma arzillo e fresco dov’è codesto posto oscuro. L’uomo m’indica la via. Ma la via è burlescamente sbagliata. E' già troppo tardi, tutto rimandato al pomeriggio. Pomeriggio che si apre con me che mi risveglio da una breve ma intensa pennica. Ho sognato lei, Graziella, con un bel cestello e i freni a tamburo. Vecchietta ma buona, nemmeno tanto colorata. Mi prende e mi porta via per le strade di paeselli equivoci della provincia bolognese. Andiamo al bicicentro con la carica giusta per ottenere questo plurale maiestatis. Prima di entrare vedo un tipo brizzolato farsi strada verso l’officina con due bici sulle spalle, monche delle ruote. Di quattro ruote in tutto. E allora cerco di capire, se fossimo ad un pronto soccorso, di che colore potrebbe essere il codice d'mergenza. Sicuramente non verde né giallo, blu non so se esiste. Il codice nero forse è quando arrivano già morti. Rosso, codice rosso senz’altro. Gli do la precedenza. Il giovincello cinquantenne mi ringrazia e attendo. Dopo un primo intervento sui due corpi di bici, soprattutto di carattere finanziario (al brizzolato converrebbe dichiarare la morte cerebrale delle bici) l’imponente proprietario mi dice secco che Graziella lui non ce l’ha. Una qualsiasi bici col cestello, allora. Nemmeno quello, guarda ho due mountain bike. Gli dico che non devo scalare nessuna montagna ma ho bisogno d’affetto e voglio Graziella. M’incammino allora, abbattuto nello spirito ma non nell’animo, verso un altro rivenditore. Lo trovo in una via che si chiama Mondo. Mi accoglie frettolosamente facendomi vedere bici che non posso permettermi. Gli chiedo una Graziella più facilona. Mi fa vedere un Graziello dove non è possibile mettere il cestello. E’ dramma ma la speranza non muore mai. A piedi mi sposto alla ricerca di Graziella la mia bella. Vedo gente sulle proprie biciclette sorpassarmi a destra e poi a sinistra. Su e giù. Vedo un vecchietto contento a bordo della Graziella che vorrei fosse mia. Lo vedo felice, soddisfatto. Orgasmico. Mi viene incontro una ragazza che ha un rapporto saffico con la sua Graziella, ma vuole interromperlo perché la gonna fatta a mano s’è incastrata nella borsetta dove c’è scritto “No, non ho bisogno della benzina”. Bestemmia un po’ e maledice la sua Graziella. Il classico dualismo amore-odio. Hanno già fatto la pace e adesso vanne beate, l’una sopra l’altra. Osservo attentamente tutte le bici parcheggiate, legate, fortificate. Cerco vanamente uno sbadato, un generoso del prossimo, un classico colpo di culo. Niente. Sembra sia la cosa più attenta di questo mondo. Per un attimo vagheggio di assoldare qualcuno con una tenaglia e rubare una Graziella. Ma è un attimo. Trovo un altro rivenditore e gli dico con voce chiara, esemplare: voglio una Graziella col cestello. Non ne abbiamo. Allora solo una Graziella. Nemmeno. Una bici. Neppure. Un bicipite. Non scherzi. Ma allora cosa vende? Vendo rollerblade. I rollerblade, che fantastica illuminazione. Con i rollerblade posso vagare, abbozzare traiettorie, fare il finto teenager o l’esperto di bon ton acrobatico. M’inoltro nel meraviglioso mondo dei rollerblade scorrendo vari modelli costosissimi ma belli, bellissimi. Mi fa vedere un modello col cambio Shimano che poi a che serve. Serve, mi dice. Sono rapito, estasiato. Provo già il mio rollerblade super tecnologico ma, d’improvviso, mi ricordo che io sui rollerblade non ci so andare. Neanche per scherzo. Gli dico al venditore di rollerblade che niente da fare, il gatto m’ha appena mangiato i compiti e devo correre dal nonno che è in ospedale. Ormai con la testa china accetto l’amare realtà. Graziella non mi vuole, ho strappato una Margherita, ho fatto m’ama non m’ama. E l’ultimo petalo ha sentenziato: non t’ama. E mai t'amerà.
Dani
Voltaire verd de Bicicentro Nación Pedal.