Addio 2019
Caro 2019, non mi mancherai affatto.
Vorrei dirti “Perdona il mio sfogo”, ma sarebbe un’ipocrisia. Non mi hai reso la vita facile, anzi. Lo so che hai portato avanti l’inferno iniziato a fine 2018, ma avresti potuto risparmiare qualche colpo e non far accadere tutto nello stesso momento.
Una gioia. Solo una ne ho avuta, ma hai rovinato anche quel momento. So che non è stata colpa mia. So che è stato tutta una coincidenza... Ma è stato tremendo. Non riesco più a guardare la copertina del libro con il mio racconto, senza ripensare all’ambulanza davanti casa di mia zia, mio padre che mi informa della sua morte e io che scoppio in un pianto a dirotto. Mi sento le mani sporche di sangue, quasi fosse stata la mia felicità ad ucciderla e non uno sfortunato e terribile evento.
Ho pianto di più per lei, che per la nonna. Per la nonna non ho pianto. Non mi è importato. Sono stata in camera ardente e al suo funerale solo per fare da supporto a mia madre, altrimenti non ci sarei neanche stata. Non avevo un vero rapporto con lei e non l’ho mai cercato: per lei non esistevo e così lo stesso valeva per me. Ho rescisso ogni legame nel 2012 e da allora non ho più provato affetto per lei. La sua morte è stata una liberazione. Cattivissima questa frase, ma è necessaria. Era pazza e nel suo ultimo anno di vita era degenerata parecchio. Non si è mai voluta curare, persino quando le è arrivato l’ultimo tumore. La sua situazione era così drammatica, che due operazioni non sono state sufficienti e gradualmente è diventata un vegetale. Ho visto mia madre invecchiare di colpo, per badarle. Ci ha sfinito tutti, in un modo o nell'altro. L’aria in casa era diventata così pesante, che non riuscivo più a stare nella stessa stanza con i miei genitori. Grazie ai miei amici della ludoteca, riuscivo ad evadere qualche ora al giorno da questa situazione. Loro non sanno quanto bene mi hanno fatto e non so se troverò mai la forza di dirglielo.
Questa spiacevole situazione mi ha fatto però capire una cosa: non riesco più a studiare. Nonostante io fossi entusiasta di riprendere l’università, tutto ciò che è successo quest’anno mi ha messo davanti ad uno stato di ansia immane. Non solo non riesco più a concentrarmi sui libri, ma mi impanico durante gli esami e questo mi ha fatto capire che non ce la faccio più a stare dentro l’università. Inoltre, non mi sembra più il caso di gravare economicamente sui miei, facendogli pagare un altro corso di laurea che non mi porterà da nessuna parte. Non sapendo bene cosa fare della mia vita, ho deciso di iscrivermi ad un corso post-diploma per ottenere una qualifica tecnica spendibile in campo editoriale. Forse non finirò a fare il lavoro dei miei sogni, ma almeno avrò un pezzo di carta che attesta che ho una specializzazione e un altro tirocinio, più pratico di quello nelle scuole e spero più spendibile. Ho seguito per troppo tempo un ideale ed è ora che mi metta in gioco sul serio.
Voglio cambiare, non solo economicamente ma anche personalmente. Voglio essere più indipendente, perchè ne ho assoluto bisogno. Voglio continuare a smussare il pessimo carattere che mi ritrovo ed essere più accomodante e meno capetto. Voglio combattere la mia ansia ed essere più sicura di me. Voglio stare bene e, per farlo, devo smettere di piangermi addosso e rimboccarmi le maniche sul serio.
Quindi addio, 2019. Sono contenta che tu sia finito.
Senza nessun rancore, Alessia
















