Rispetto al resoconto ufficiale del Partito circa la segreteria di oggi, occorre aggiungere qualche considerazione non di poco conto. In segreteria si è votato sull’eleggiibilità del Senato e tra i non molti presenti io insieme a Franco Bartolomei e a Bobo Craxi (Cefisi non ha diritto di voto, Angelo Sollazzo era assente per problemi familiari) abbiamo votato a favore del Senato eletto direttamente e contro la proposta del segretario così motivata: “ Non possiamo votare come ci chiedono Biscardini, Craxi e Bartalomei perché questo vorrebbe dire andare all’opposizione.” Come dire dal giorno che siamo andati al governo con un viceministro non possiamo più esprimere una posizione autonoma del partito rispetto alla politica di Renzi e a tutte le proposte del Governo da quel giorno in poi. Abbiamo le mani legate. E ciò nonostante la segreteria con l’intervento di Crema abbia ben discusso di come questa proposta di riforma sia fuori da qualsiasi quadro di riferimento sostenuto negli anni dal partito socialista, di come il quadro di riforme istituzionali proposte da Renzi: Senato, Italicum e innalzamento a 800.000 firme per l’indizione di un referendum, dimostrino quanta distanza ci sia tra questa idea della democrazia e quella della tradizione politica liberale e democratica. E abbia discusso di come sui principi il partito non possa abdicare, salvo non essere più un partito libero. E di come le questioni istituzionali per un partito della nostra tradizione siano prima che tecniche assolutamente politiche. E emersa quindi più amia dei nostri stessi voti una posizione critica su una linea che condanna il partito alla totale afasia, alla non politica e alla rinuncia ad esprimere in autonomia qualsiasi posizione distinta rispetto a quella del governo. Posizione espressa inoltre e di fatto dal compagno Buemi e da Lello Di Gioia. Altri interventi, otre quello di Cefisi in totale assenso con noi, non si sono stati. Una sintesi da questo dibattito emerge chiara. C’è nel partito un forte dissenso e malessere rispetto alla non linea del segretario, una linea che rischia di portarci nel PD anche senza bisogno di confermare alcun patto federativo, anzi dichiarato morto e inesistente, senza meraviglia di alcuno. Si è manifestato un dissenso e un malessere che ha rimesso in gioco lo schema del congresso di Venezia oggi definitivamente superato. Superate le logiche di corrente e la tradizionale divisione tra maggioranza e opposizioni. Un dissenso che va al cuore del problema. Se venissero confermati i comportamenti e la rinuncia a qualsiasi politica come Nencini ci propone, non saremmo più un partito e men che meno un partito libero. Ma solo un partito asservito per piccoli interessi di volta in volta al segretario o presidente del consiglio di turno. Prima a Monti, poi a Bersani, a Letta e adesso a Renzi. Da questo voto di dissenso espresso insieme da me, da Bartolemei e Craxi, intercettando umori ben più larghi, si può ripartire. Sapendo che il nostro obbiettivo non è la contrapposizione con questo o con quello, o con Renzi, ma contribuire a costruire una posizione seria di una sinistra socialista democratica e di governo non populista. Una sinistra socialista appunto. Che renziana non è.