Viaggio nelle periferie milanesi dove i cittadini subiscono furti, rapine e non si allontanano da casa per paura che venga occupata abusivamente
YOU ARE THE REASON
Game of Thrones Daily

Kaledo Art

❣ Chile in a Photography ❣
will byers stan first human second
we're not kids anymore.

blake kathryn
Sade Olutola
styofa doing anything
Show & Tell
Jules of Nature
ojovivo
Lint Roller? I Barely Know Her
RMH
Monterey Bay Aquarium
art blog(derogatory)
NASA
Cosmic Funnies
One Nice Bug Per Day
Three Goblin Art

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from Taiwan
seen from Netherlands
seen from United States

seen from Malaysia
seen from United Kingdom
seen from United States

seen from Peru
seen from Brazil
seen from Germany
seen from Peru

seen from Peru
seen from Belarus
seen from Peru

seen from United States
seen from United States

seen from United States
@psimilano
Viaggio nelle periferie milanesi dove i cittadini subiscono furti, rapine e non si allontanano da casa per paura che venga occupata abusivamente
Il 18 novembre a Milano Regione e Comune daranno il via a un maxi piano di sgomberi per liberare oltre 200 case popolari occupate abusivamente
L'abolizione dell'articolo 18 e il taglio dei punti di contingenza NON sono la stessa cosa
Corsi e ricorsi storici? No. Ecco perché l'abolizione dell'articolo 18 e il taglio dei punti di contingenza NON sono la stessa cosa. Ieri, il taglio dei tre punti di contingenza era funzionale a bloccare un automatismo che generava inflazione. Un obiettivo assolutamente corretto, che quando venne raggiunto aprì la strada all'ultimo boom italiano, quello di metà anni 80. Oggi, la "libertà di licenziare" - che è il tema al centro del dibattito odierno - non è funzionale alla creazione di nuovi posti di lavoro. Dal punto di vista logico, il legame tra le due cose è discutibile già in condizioni normali, ma di certo la flessibilità del mercato del lavoro non dovrebbe essere il tema al centro del dibattito pubblico e dell'azione di governo, in un momento in cui il mercato interno è crollato. Piuttosto, la "libertà di licenziare" è la condizione per ottenere una riduzione di salari e stipendi, che a sua volta è (assieme al taglio della spesa pubblica) uno degli elementi qualificanti le politiche di svalutazione interna. Il legame tra "libertà di licenziare" e possibilità di ridurre salari e stipendi è abbastanza immediato. La resistenza delle persone a un taglio di salari e stipendi è forte, e lo è tanto più quanto sono forti i sindacati, e quanto è saldo un sistema che difende i diritti e offre tutele. Se le imprese sono più libere di licenziare, invece, e se non ci sono ammortizzatori sociali universali (oppure, se ci sono solo sulla carta, ma non li finanzi), allora sarà molto più facile convincere i lavoratori a "lavorare di più, per meno"; oppure, se proprio non vogliono farsi convincere, sostituirli con altri più compiacenti. Se vi viene in mente qualche ricordo sul cosiddetto "esercito di riserva del capitalismo", bene: perché è di questo che si tratta. E' evidente che un Socialista non può che contrastare queste scelleratezze. Di fondo, c'è una divergenza non appianabile tra chi ritiene che il lavoro sia un fattore di produzione come tutti gli altri, e vada sottoposto alla legge della domanda e dell'offerta, se necessario distorcendone il mercato per ottenere una riduzione di costi; e chi, invece, pensa che il lavoro non possa essere trattato come una merce. Una precisazione su quanto ho scritto a proposito delle politiche di "svalutazione interna": non si tratta di elucubrazioni apocalittiche tratte da chissà quale "magazine" di teorici della cospirazione mondialista, o dalla stampa di oscure formazioni della sinistra extraparlamentare; ma di elementi tratti dalle raccomandazioni di FMI e Commissione Europea a paesi in crisi: Lettonia, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia...
Lo scorso 15 ottobre, il direttivo Provinciale della Federazione di Milano ha approvato un Ordine del Giorno in cui si chiede che i parlamentari socialisti non votino la fiducia sul JobsAct, ma chiedano al governo di definire meglio "principi e criteri direttivi" cui si ispira la legge delega. Punti controversi: articolo 18 - che la delega non cita neppure - e coperture finanziarie necessarie al funzionamento di un sistema di flexsecurity. L'Ordine del Giorno può essere scaricato a questo link: https://gallery.mailchimp.com/6e447bb0a531d39e387a32de8/files/Ordine_del_Giorno_141015_Lavoro_e_Jobsact.pdf
25 OTTOBRE 2014: PERCHÉ SAREMO IN PIAZZA CON LA CGIL La CGIL ha indetto per il prossimo 25 Ottobre, in Piazza San Giovanni, a Roma, una...
L'appello di Iniziativa 21 Giugno a sostegno della manifestazione indetta il 25 Ottobre dalla CGIL. Numerosi sottoscrittori dall'area della sinistra socialista. Firma anche tu!
C'è vita, anche sui pianeti più ostili...
Ci può essere vita anche sui pianeti più ostili. A Milano lo abbiamo dimostrato. La lista Costituente per la Partecipazione, che ha visto aggregarsi intorno a una solida pietra angolare - le tante liste civiche della Provincia che hanno rifiutato la logica del "bipolarismo bastardo" - alcune famiglie politiche un tempo gloriose, e oggi ridotte ai minimi termini (socialisti, radicali, verdi, cristiano-sociali e cattolici liberali), ha ottenuto un significativo successo, eleggendo nel Consiglio delle futura Città Metropolitana due suoi candidati, Roberto Biscardini e Marco Cappato. Il risultato è particolarmente significativo, perché il voto è stato dato da sindaci e consiglieri di Milano e di tutti i Comuni della Provincia: un elettorato politicamente consapevole, strutturato, ma anche più esposto ai condizionamenti e alle pressioni. Quello che ci ha uniti: freddo raziocinio, pragmatismo, attenzione ai problemi del territorio, sensibilità democratica. Non finisce qui. Quello che abbiamo iniziato ieri è un percorso lungo e faticoso. Ma credo ne varrà la pena. Per adesso abbiamo scongiurato la prospettiva di doverci mettere all'altrui servizio, emergendo invece come protagonisti - insieme ad una molteplicità di soggetti, e con pari dignità - di un'operazione politica che pare avere gambe abbastanza lunghe per poter andare lontano. Un segnale importante, quello di Milano. Dato proprio mentre altrove nascono, all'insegna dello slogan "tutti insieme appassionatamente", liste "di regime" congegnate per mettere le mani sulla città (metropolitana). Penso, ovviamente a genova e Torino, ma non solo. Un ringraziamento, davvero di cuore, a quanti di noi ci hanno creduto. Candidandosi nella nostra lista, adoperandosi per raccogliere le firme necessarie a presentarla, creando consenso intorno alle nostre proposte. http://tmblr.co/ZTRqWm1S0iJ49
Quali riforme? Quale democrazia?
Una stagione di riforme lunga vent'anni. Interventi ripetuti sulle leggi elettorali, sull'ordinamento dello Stato e sugli enti locali; tentativi di modificare significativamente la Costituzione, apparentemente per costruire un Paese più "moderno". Gli obiettivi dichiarati: dare maggior stabilità agli esecutivi, aumentare l'efficienza del processo decisionale, rendere più stretto il rapporto tra i cittadini elettori e il personale politico e migliorare la qualità di quest'ultimo, ridurre il peso della "partitocrazia". I risultati ottenuti: pressoché nulli, comunque discutibilissimi, a volte persino opposti rispetto a quelli desiderati. E, negli ultimi tempi, un governo che sembra preferire l'attivismo frenetico all'elaborazione di una visione di sistema. In che direzione stiamo andando? Ne discutiamo con: Felice Besostri, Enrico Buemi, Loredana De Petris, Lino Duilio.
La raccolta firme a sostegno del referendum sulla legge 243/12, una campagna meglio conosciuta per il suo slogan: "Stop austerità, riprendiamoci la crescita, riprendiamoci l'Europa". Due belle giornate, in cui Sara, Rita e altri sono tornate in piazza, a parlare con la gente. Di politica, quella vera. Bene e avanti così!
Referendum "Stop Austerità"
Domani, dalle 10:30 alle 11, saremo in San Babila (angolo C.so Vittorio Emanuele) per illustrare le ragioni di questa campagna e raccogliere le firme dei cittadini a sostegno del referendum. https://www.facebook.com/events/708435129225262/
L'Italia? non è un paese per vecchi...
Non è un caso se oggi, a San Donato Milanese, a firmare per il referendum contro la legge 243/2012, la legge che dà corpo e gambe alle politiche austeritarie, sono stati soprattutto anziani, persone di mezza età e disoccupati. Un pezzo di quell'Italia cui i Socialisti avrebbero il dovere di dare voce, se si ricordassero per quali ragioni sono nati, e per quali ideali bisogna lottare.
Sette anni di crisi. Sette anni di austerità. Sette anni di politiche fallimentari.
Elezioni del Consiglio Metropolitano milanese
Il Consiglio Metropolitano è un organismo di 24 membri, che sostituisce il Consiglio Provinciale, eletto non direttamente dai cittadini, ma da Sindaci e Consiglieri Comunali. Abbiamo scelto di sostenere la Lista Civica "Costituente per la Partecipazione - la Città dei Comuni". Si tratta di un esperimento: unire culture politiche e esperienze diverse, per affrontare quella che, a tutti gli effetti, è una fase costituente, dal basso e mettendo al centro tre temi: 1) la necessità di affermare, per Città Metropolitana, un modello policentrico 2) la difesa del territorio e dell'ambiento, l'attenzione alla sostenibilità dello sviluppo 3) l'allargamento degli spazi di democrazia diretta e partecipata, e di controdemocrazia (sorveglianza, interdizione, giudizio) per rafforzare il peso dei cittadini-elettori nei confronti degli esecutivi. Aprire nuovi rapporti di interlocuzione, costruire buona politica, andando oltre a schemi rigidi, che ci vedrebbero ingessati in posizioni che certificano la residualità del nostro partito. E adesso, avanti! con un sostegno fattivo e convinto a questo tentativo.
In segreteria un dissenso alla "non politica"
Rispetto al resoconto ufficiale del Partito circa la segreteria di oggi, occorre aggiungere qualche considerazione non di poco conto. In segreteria si è votato sull’eleggiibilità del Senato e tra i non molti presenti io insieme a Franco Bartolomei e a Bobo Craxi (Cefisi non ha diritto di voto, Angelo Sollazzo era assente per problemi familiari) abbiamo votato a favore del Senato eletto direttamente e contro la proposta del segretario così motivata: “ Non possiamo votare come ci chiedono Biscardini, Craxi e Bartalomei perché questo vorrebbe dire andare all’opposizione.” Come dire dal giorno che siamo andati al governo con un viceministro non possiamo più esprimere una posizione autonoma del partito rispetto alla politica di Renzi e a tutte le proposte del Governo da quel giorno in poi. Abbiamo le mani legate. E ciò nonostante la segreteria con l’intervento di Crema abbia ben discusso di come questa proposta di riforma sia fuori da qualsiasi quadro di riferimento sostenuto negli anni dal partito socialista, di come il quadro di riforme istituzionali proposte da Renzi: Senato, Italicum e innalzamento a 800.000 firme per l’indizione di un referendum, dimostrino quanta distanza ci sia tra questa idea della democrazia e quella della tradizione politica liberale e democratica. E abbia discusso di come sui principi il partito non possa abdicare, salvo non essere più un partito libero. E di come le questioni istituzionali per un partito della nostra tradizione siano prima che tecniche assolutamente politiche. E emersa quindi più amia dei nostri stessi voti una posizione critica su una linea che condanna il partito alla totale afasia, alla non politica e alla rinuncia ad esprimere in autonomia qualsiasi posizione distinta rispetto a quella del governo. Posizione espressa inoltre e di fatto dal compagno Buemi e da Lello Di Gioia. Altri interventi, otre quello di Cefisi in totale assenso con noi, non si sono stati. Una sintesi da questo dibattito emerge chiara. C’è nel partito un forte dissenso e malessere rispetto alla non linea del segretario, una linea che rischia di portarci nel PD anche senza bisogno di confermare alcun patto federativo, anzi dichiarato morto e inesistente, senza meraviglia di alcuno. Si è manifestato un dissenso e un malessere che ha rimesso in gioco lo schema del congresso di Venezia oggi definitivamente superato. Superate le logiche di corrente e la tradizionale divisione tra maggioranza e opposizioni. Un dissenso che va al cuore del problema. Se venissero confermati i comportamenti e la rinuncia a qualsiasi politica come Nencini ci propone, non saremmo più un partito e men che meno un partito libero. Ma solo un partito asservito per piccoli interessi di volta in volta al segretario o presidente del consiglio di turno. Prima a Monti, poi a Bersani, a Letta e adesso a Renzi. Da questo voto di dissenso espresso insieme da me, da Bartolemei e Craxi, intercettando umori ben più larghi, si può ripartire. Sapendo che il nostro obbiettivo non è la contrapposizione con questo o con quello, o con Renzi, ma contribuire a costruire una posizione seria di una sinistra socialista democratica e di governo non populista. Una sinistra socialista appunto. Che renziana non è.
Roberto Biscardini Segreteria Nazionale PSI
Un errore politico
Non entro nel merito della proposta di riforma del Senato avanzata dal Governo. Una proposta scombicchierata, i cui punti deboli sono stati illustrati in numerosi interventi e articoli, molti ripresi qui, alcuni dei quali pubblicati proprio dall'Avanti! o da MondOperaio, vale a dire il quotidiano e la rivista di approfondimento del nostro partito. E' anche per questo che mi viene difficile credere che, improvvisamente, i membri della segreteria del nostro partito abbiano compreso la grandezza delle riforma presentate dal governo, e si siano convinti del suo merito. Quello che mi preme rilevare è altro. A quanto pare, in segreteria si è deciso di non votare contro la proposta del Governo perché questo atto avrebbe posto il partito al di fuori della maggioranza. Un'idea bizzarra, perché pare presupporre che il voto a favore o contro le proposte di riforma costituzionale debba essere meccanicamente determinato dall'appartenenza allo schieramento di maggioranza piuttosto che a quello di opposizione. Si tratterebbe di una pericolosa assurdità. Piuttosto, viene da chiedersi se la segreteria ha scelto di non votare contro la proposta di riforma del Senato avanzata dal Governo per non determinare un'incrinatura nel rapporto con la leadership del PD. E' oggettivamente indiscutibile che il nostro piccolo e insignificante partitino sia un bersaglio fin troppo facile per ricatti del tipo "O mangi questa minestra, o salti questa finestra", soprattutto se si cominciano ad agitare gli spettri di elezioni anticipate. Certo, però, che sarebbe bello sapere se questo ricatto è stato effettivamente avanzato. Non vorrei che la residua - e spesso insufficiente - autonomia politica del partito fosse auto-castrata da eccessivi timori reverenziali. Dimostrare la sempiterna attualità degli adagi manzoniani sul coraggio, sui vasi di coccio e sui Don Abbondio non porterà nessuna fortuna alla causa del Socialismo. Pierpaolo Pecchiari PSI - Federazione di Milano Il Segretario Provinciale italiano.http://www.partitosocialista.it/index.php/media-psi/notizie/segreteria-psi-si-al-nuovo-senato-cambiare-il-sistema-di-elezione-del-csm-associare-gli-europarlamentari-al-voto-per-il-capo-dello-stato#.U9E5G_mKWm4
..."È evidente che non si possano avere due Camere entrambe composte da nominati"...
http://www.avantionline.it/2014/07/in-senato-non-regna-la-concordia/#.U9El6fmKWm4
..."È troppo sostenere, anche alla luce del fatto che i partiti sono praticamente scomparsi e ne esistono ormai solo due, ma entrambi di stampo leaderistico, l’esistenza del pericolo di creare una sistema di stampo oligarchico? Un sistema ove non è il popolo che decide i suoi rappresentanti, ma il capo. Anzi ove è il capo assieme ai suoi oligarchi che si sostituisce al popolo. Aggiungiamo poi che l’intreccio tra Italicum e riforma del Senato è esplosivo. Cioè chi conquista la minoranza alla Camera (il 37 per cento come coalizione, dunque anche molto meno se gli alleati non superano la soglia di sbarramento) si prende tutto. Dal presidente delle due istituzioni, al presidente della Repubblica, ai giudici eletti della Corte e del Csm. No, non c’è il rischio del colpo di Stato. Non esistono neanche i profili necessari. Ma che il sistema assuma una nuova forma di stampo oligarchico si"...
http://www.avantionline.it/2014/07/dalla-democrazia-del-confronto-alloligarchia-dellinsulto/#.U9AAAvmKWm5
..."Il caso del disegno di legge costituzionale o di revisione della Costituzione è riconducibile ad un indirizzo politico più ampio di quello espresso dalla maggioranza di governo. Non è possibile invocare l’indirizzo politico di governo per la definizione delle regole istituzionali, che invece rispondono ad una diversa e più ampia concezione di indirizzo politico “costituzionale”. Esse si cambiano insieme, senza forzature e coinvolgendo tutti gli apporti, dall’interno e dall’esterno della maggioranza che sostiene il governo in carica: garantire la libertà nella valutazione del Parlamento, che in sede di revisione costituzionale fa le veci di una vera e propria Assemblea costituente, è assolutamente indispensabile"...
http://www.mondoperaio.net/governo-e-revisione-costituzionale/