blooming buzzing confusion. rigogliosa ronzante confusione
_ a cura di Silvia Petronici / Cantiere Barche _Vicenza, 14-30 ottobre 2016 Andrea Santini e Francesca Sarah Toich, Boris Bertolini, Lucia Amalia Maggio, Fagarazzi&Zuffellato, Martin Verdross, Moira Parise, Silvia Stefani mostra collettiva all’interno del progetto GLI STATI DELLA MENTE Festival artistico sul tema della malattia mentale _ a cura di Petra Cason
testi di Silvia Petronici
Rigogliosa ronzante confusione è l’espressione usata per descrivere l’esperienza visiva dei neonati (come degli adulti in speciali condizioni psicofisiche) dal filosofo americano William James.
La confusione è uno stato nel quale prevale l’indistinto, dove percezioni e pensieri si mescolano, la realtà è un magma fluido continuamente presente.
Prima di iniziare ad usare le categorie della mente, i concetti e gli strumenti di controllo del linguaggio, la realtà è colta in un’esperienza pura, come un “che che non è ancora un definitivo che cosa”, come si legge in A Pluralistic Universe dello stesso autore.
L’uso del linguaggio e delle categorie del pensiero, concetti e classificazioni, renderanno in seguito in grado di percepire il mondo non più come continuo scorrere, indistinta corrente esperienziale, ma come composto di oggetti discreti per i quali è possibile costruire un ordine volta per volta sensato a seconda delle esigenze in campo. L’intervento concettualizzante dell’intelletto dissiperà il ronzio e bloccherà in una serie di stasi il rigoglioso proliferare della confusione perseguendo obiettivi razionali e interessi pratici.
L’arte, indagando il profondo, assottiglia le forme razionali di presa sul mondo, apre gli schemi concettuali e ridiscute i paradigmi culturali. E così facendo ritorna in quel luogo rigoglioso e ronzante, dove la confusione è tutto l’ambiente e il materiale. Riabilita quel ronzio.
L’assenza (o la parzialità) delle categorie razionali del pensiero che le persone colpite da un disagio psichico condividono con i neonati consente alla realtà di espandersi, di attraversare il corpo e diffondersi come un tutto panico e onnicomprensivo.
Provando ad immaginare questo luogo, un giardino dove si può essere fiore e contemporaneamente albero, cielo, terra o sasso, si può tentare di comprenderne il valore e la potenzialità.
L’indistinto mostra la densità e l’origine delle cose come dei pensieri e delle categorie culturali che le definiscono.
Il linguaggio, termine ultimo della presa razionale sulla realtà, fraziona e distingue, connette e posiziona: in sintesi, costruisce il mondo a partire dall’uso che facciamo della realtà.
La ronzante confusione è pre (o post) linguistica, è corpo, cuore-pancia-occhi-mani-orecchie-bocca-naso. Ed è un corpo mitico e sconosciuto, una foresta di stimoli, di luci esplose come stelle.
Un luogo neutro, né buono né cattivo, presente nelle narrazioni di tutti i popoli, sospeso tra metafisica e immanenza, luogo di inizio o esito finale del percorso evolutivo ( Terra di mezzo, Es, Isola Bianca, Nagual, Nirvana, l’Avvolgente Infinito, Ein Sof, della Cabala ebraica, il Nulla, l’Abisso di Leopardi, il Panta Rei, l’Uno di Plotino, la Nigredo degli alchimisti).
Un bagno di significati dissolti. Una storia senza inizio o fine. Un mondo trasparente come un odore dietro le cose solide.
Una soglia tra il silenzio e le parole, tra il sonno e la veglia. Un margine dove tutto accade contemporaneamente.
Insomma un luogo rigoglioso e magnificente da cui attingere energia pura.
La prospettiva dalla quale, quindi, si è guardato alla costruzione di questa mostra è stata quella di insistere sul valore positivo e potenziale della confusione, preferendo osservare attraverso la lente della poesia la condizione del disagio o della malattia mentale. Senza trascurare il dolore ma cercando di illuminare il varco che dalla ferita può condurre a una nuova scoperta di sé e alla guarigione.
Gli artisti hanno dato inizio alla ricerca che li ha poi condotti a realizzare gli interventi presentati nella mostra osservando alcuni quadri realizzati dagli utenti dei laboratori di arte del Dipartimento di Salute Mentale Ulss n. 6, San Felice, di Vicenza per elaborare a partire da un dialogo dentro le forme dell’arte le loro opere.
Si tratta pertanto di installazioni concepite con approccio site specific e pratiche di partecipazione. Le forme comprendono performance, azioni collettive, ambienti sonori, video e installazione site specific secondo il linguaggio e la sensibilità di ciascun artista.
Tutti gli interventi nel loro complesso si propongono di far emergere il senso di potenzialità compreso negli stati di sospensione del comportamento razionale. L’arte come strumento di indagine e riarticolazione del disordine si pone al confine fra i due mondi. Confine percorribile, ponte e luogo di significati inattesi.
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Si ringraziano gli autori dei quadri: Enrico Romano, Mauro De Munari, Ivano Campesan e Michele Sgarbossa














