i guadagni reali dei giornalisti precari
Un tempo si diceva che "fare il giornalista era sempre meglio che lavorare". Un tempo esisteva un'alternativa: o fai il giornalista o lavori. Oggi, o fai il giornalista o altra fatica lo stesso non lavori, perché lavoro di un tempo si è estinto e gli stipendi di un tempo si sono ridotti. Si dice, ancora oggi, che "Il giornalista è il mestiere più bello del mondo". Si tratta di una espressione romantica, oggi surrealistica, con i problemi ultradecennali che nè OdG e nè Sindacato riescono a tutt'oggi risolvere in maniera definitiva. Ma quanto il sogno di fare questo mestiere e di viverci (pagarci le bollette, il mutuo e metter su famiglia) è realmente perseguibile? Nella pratica, quanto guadagnano i collaboratori a borderò? (Quando gli editori e le redazioni hanno quel minimo di etica ed onestà di inserirli e di non farli lavorare a nero). Il CGPC nei mesi scorsi ha presentato il suo studio in Campania, e i numeri che sono emersi non sono stati dei più consolanti. A Perugia, all'interno del Journalism Lab organizzato da Vittorio Pasteris, per la V° edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, vi è stato, invece, un momento di vivo ed acceso, oltre che drammatico confronto tra alcuni rappresentanti della categoria dei precari e i presidenti Natale (FNSI) e Iacopino (OdG). Su LSDI, prima, seconda e terza parte del dibattito.

















