CIAO DIGOSjimmy pentothal / Astore / YUNG STALINmix e mast: Dimitrisu instagram @treottolaclique2video / graphics @mb.durden
"Brigatisti rapper indagati dalla procura"
"Muore la prof. che si faceva chiamare Cloe"
"Due marocchini uccidono una donna"
"Stuprata di notte, ecco cosa indossava"
Questo è, per la maggior parte, il giornalismo italiano. Non che sia direttamente colpa dei giornalisti, certo. Pur di fare notizia, alla fine, bisogna creare scandalo, perché sennò non si guadagna. I racconti delle giovani (e non) leve nel giornalismo sono scandalosi. Pagati a righe, pagati in base alla grandezza dello scandalo. Sfruttati, come chiunque.
Infatti fa notizia chi nella trap parla di politica estremista, non fa notizia chi inneggia alla violenza, al femminicidio e alla Mafia. Su quest'ultima ci sarebbe da aprire un capitolo gigante, soprattutto in relazione alla mafia. Proprio di due settimane fa, un servizio scandaloso di Report che mette sullo stesso piano chi inneggia e protegge i mafiosi nelle proprie canzoni e chi ricorda, certo, pagine grigie del nostro Paese.
Ma bisogna avere occhio critico e rendersi conto che, da un lato, la Mafia toglie a tutti. Toglie a chi, fondamentalmente non ha. E dall'altro c'è, invece, chi, nella vena artistica ci mette la rabbia sociale e la propria cultura (perché sì: citare Deluze e Guattari nei testi significa avere Cultura). E lo fa in un modo, per carità, estremo. Non condivisibile. Inadeguato.
Ma non è proprio la funzione primaria dell'arte quella di creare scalpore e imbarazzo per lanciare un messaggio di giustizia sociale e rivendicazione?Invece, qual è la rivendicazione di quei quattro rapper buffoni che fate ascoltare ai vostri figli quattordicenni? La rivendicazione materiale del borsello di Gucci? Della fama della Ferragni? Dell'ostentazione dell'immagine?
La radicalità e la brutalità scuotono le menti. Il nichilismo e la materialità le fanno sopire.









