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La meditazione come possibilità di autoguarigione
Una visione olistica considera la persona nella sua globalità e si propone come obiettivo quello di aiutarla a divenire consapevole dei suoi problemi e delle risorse che possiede per poter stare meglio. Risulta quanto mai affascinante una tale proposta, soprattutto in un contesto culturale come il nostro nel quale sempre più forte è la tendenza a disumanizzare l’uomo, a spezzarlo in frammenti e particelle, nonché a considerarlo vittima inconsapevole di processi intrapsichici. Per fare un esempio, la meditazione con le sue varie forme è considerata uno strumento capace di far superare la distanza tra ciò che si è e ciò che si può essere. Alcuni studiosi pensano che attraverso la meditazione l’uomo possa riappropriarsi della sua libertà spirituale.
Di per sé il comportamento meditativo è presente sia nel mondo occidentale che in quello orientale. Ma, mentre nel primo si è sviluppato in modo parallelo alla pratica della preghiera, nel secondo ha assunto una funzione sostitutiva assente nel mondo occidentale. Prenderemo ora in considerazione vari tipi di meditazione.
La meditazione trascendentale
La meditazione trascendentale viene definita come un movimento trans-religioso che sostiene l’importanza della pratica meditativa anche al di fuori da ambienti strettamente religiosi. Anzi, si direbbe che sostiene il valore assoluto della meditazione per il semplice benessere e progresso spirituale dell’umanità. E attraverso la meditazione si entra in contatto con l’oceano dell’essere che riordina la vita donando energia positiva.
La meditazione clinico-standard
Una variante della meditazione trascendentale è la meditazione clinico-standard; in essa i discepoli scelgono da soli, su un campionario di sedici proposte, il loro mantra che ripetono di continuo. Nessun riferimento viene fatto a elementi dottrinali o a contenuti di fede, come pure al trascendente, alla coscienza cosmica o all’oceano dell’essere. L’obiettivo è quello di operare una rinascita del soggetto avvalendosi di un luogo tranquillo, privo di rumori, nel quale sono presenti piante, incenso e una candela.
Il metodo Benson
Il metodo Benson, che prende il nome da un cardiologo di Boston, ha alla base la rilevazione che la meditazione, essendo un’attività che impiega poche energie, riduce notevolmente il ricambio di ossigeno. Inoltre, la meditazione rallenta il respiro e il battito del cuore e offre notevoli vantaggi fisici, tra cui il completo rilassamento dei muscoli. Perché ciò si verifichi sono necessari un ambiente tranquillo e una maggiore, rispetto alle altre tecniche, concentrazione sul proprio respiro. Inoltre, la mente non va lasciata libera di pensare durante l’esercizio, anzi, qualunque pensiero va allontanato.
Il training autogeno
Anche il training autogeno viene utilizzato nel contesto meditativo proprio perché permette di entrare in qualche contatto con parti del proprio corpo, favorendone il rilassamento e l’armonizzazione con tutto il resto. Per l’uso di tale tecnica occorre un luogo tranquillo, la luce soffusa, abiti leggeri, occhi socchiusi e una posizione comoda.
Altre proposte di meditazione
Come è facilmente rilevabile, tali tecniche di meditazione non presentano aspetti specificamente religiosi né si propongono obiettivi di tipo religioso. Soprattutto esse non sono un modo di scavalcare il corpo per accedere direttamente alla dimensione spirituale. In realtà, alla loro base c’è un ampliamento di orizzonte secondo il quale la meditazione non è soltanto un fatto spirituale ma anche somatico, non coinvolge soltanto lo spirito ma, almeno alla pari, coinvolge anche il corpo, e in tal modo viene affermato che non esiste un campo autonomo dello spirito e una realtà indipendente del corpo, ma occorre ricomporre il tradizionale dualismo spirito-materia in una sintesi unitaria che tenga conto di entrambe le dimensioni. In questo senso va ricordata anche la meditazione dinamica composta di varie fasi, in cui le prime hanno una funzione aggressiva e catartica (liberarsi dalla collera e dalla conflittualità) e le successive consentono di ritrovare lentamente l’armonia e la pace interiore a livello cosmico universale.
La meditazione sciamanica
Ma esistono anche altri metodi di meditazione che i nuovi movimenti religiosi, in modo più o meno diretto, propongono, sempre di derivazione orientale, i cui modelli paradigmatici sono lo yoga e il buddismo zen. Per esempio la meditazione sciamanica, che viene considerata la più antica forma di meditazione orientale alla quale tutte le altre hanno attinto allo scopo di provocare uno stato alterato di coscienza attraverso la trance, che porta al cosiddetto viaggio mistico nell’aldilà. Il rituale prevalentemente adottato dallo sciamano prevedeva la concentrazione sui suoni ritmici di un tamburo o attraverso le danze e i canti ritmici, però spesso anche attraverso l’isolamento e il digiuno. Oggi invece sono stati sviluppati altri metodi che prevedono stimoli ritmici di luce, musica rilassante di stile New Age, nonché tecniche ipnotiche. In tal modo verrebbero superati tutti i livelli di coscienza, si arriverebbe al cielo più alto o al dio del sole, e si riuscirebbe a lenire molti dei dolori della vita umana.
Lo yoga
Lo yoga, la cui lunga storia è legata essenzialmente alla pratica della meditazione profonda che conduce al momento sublime dell’estasi, si è sviluppato in varie tradizioni. Per esempio lo "yoga sublime" richiede poche tecniche, poche pratiche e pochi elementi rituali e, poiché pone l’accento sull’elemento meditativo puro, è adatto ai mistici e ai grandi uomini religiosi. Lo "yoga del sole e della luna" è la forma più utilizzata in Occidente. Esso è molto legato alle concezioni tantriche riguardanti la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo. Esiste poi il "kundalini yoga", nel quale si fondono elementi mitologici, cosmologici e antropologici. In un modo o nell’altro, comunque, in tutte le varie forme di yoga è presente uno schema fondamentale tipico che si articola in otto punti o stadi. Ai primi, di carattere ascetico preparatorio, seguono le tecniche per aiutare la concentrazione e il distacco dai sensi. Alla fine si trovano gli stati che realizzano il flusso non perturbato della coscienza, la coscienza unificata e la meditazione senza oggetto.
La meditazione buddista
La meditazione buddista è il cuore dell’insegnamento del Budda e presuppone un programma standard che consiste nel non parlare, non vedere, non sentire. Solo a queste condizioni è possibile la meditazione vera e propria poiché, non parlando, non vedendo, non pensando, si procede alla riunificazione tra oggetto, soggetto meditante ed atto del meditare.
Prof. Giovanni Pellegrino