Scompariranno i falchi dai paesi cantava quasi nove anni fa Dimartino e le frasi sopra le mura di quei paesi sbiadiranno e dopo sgretoleranno assieme al cemento (dis)armato e quelle parole scritte con mano pesante e pensante adesso sono polvere di cementite e intonaco che volerà via e verrà inalata da cani randagi (quasi morti di freddo) e dai loro non padroni (immeritati colleghi) clochard (morti di freddo veramente) con cui condividono gli angoli dei centri non periferici ma in ogni caso marginali e margini di emarginati da guardare dall'alto verso il basso mentre sognano - o incubano - senza nemmeno fermandosi senza nemmeno chiedendosi dove sia finita l'umanità che si aveva da infanti quando si seppellivano carcasse di farfalle trovate morte sui gerani e passeri neonati caduti dalle nidificazioni torturati dai gatti come noi che precipitiamo e mi piacciono molto le millecinquecentoquattro parole che terminano con tiamo anche se non lo dico da un po' nel fiume di amore che straripa e in stra stra strapiombo come una muraglia dove ci si affaccia a fronte di una panoramica dell'Etna e subito vuoi buttarti giù ma non lo si fa mai davvero perché in fondo e a fondo mentre affondo e pure in super superficie e mentre plano o volo mi piace questo macello e sfracello di tentacoli che mi tentano con gioie (molte) e dispiaceri (molti) e mediamente con linearità (pro)positiva e me l'ha insegnato Manuel Agnelli che se c'è qualcosa di immorale è la banalità prima di diventare banale pure lui ma è il normale corso degli eventi mentre Scompariranno i falchi dai paesi...










