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@cartacei
Vuoi venire con me sotto un albero a morire di caldo?
Mentre mi trovavo da solo in via Santa Maria del Gesù, gustandomi la mia focaccia da 5€ alle 22:30 di sabato sera, dopo che il clean up organizzato in spiaggia nel tardo pomeriggio è andato benissimo, ho avvertito una felicità che non sentivo da tempo. Essere lì, dopo aver reso nuovamente una carezza alla mia città, al mio mare e alla mia zona preferita, in una serata in cui la maggior parte delle persone sente l'ansia di dover fare assolutamente qualcosa, mi ha fatto riflettere su quanto sia straordinario poter guardare il mondo che gira senza dover girare forzatamente insieme a lui.
A mano a mano sparirà tutto.
Se vai al mare e ti metti le scarpette di plastica per entrare in acqua, hai già perso 10.000 punti.
Scrivere solamente delle cose belle come il gabbiano con una zampa sola che mi segue nelle diverse spiagge di Torre Faro da inizio giugno. Comprendere benissimo la caparbietà di Antonina. Tu che mi leggi le poesie e mi dici che il fiore sono io. Antonio Presti che mi chiama per nome al rito della luce. Andare al mare ogni giorno e non sentirmi più in colpa di farlo.
Meno male che c’è la poesia.
Devo concentrarmi solo sulle esperienze positive che mi accadono e lasciare andare quelle negative dai luoghi più alti del mondo. Le telefonate superflue in cui mi dicono cosa scrivere o cosa evitare, fatte da persone egoiste, devo spazzarle via dai Nebrodi o lanciarle in mare come si fa con le pietre piatte.
Alla fine sei tornata a quando ti ho conosciuta: tu e il cane scodinzolante dietro al tuo culo.
Impara il cuore, imparalo appieno
“Vuoi venire a vedere le onde del mare?”
Mi sono arreso ogni volta che negli ultimi sei mesi mi hai fatto sentire insignificante. Mi sono arreso quando, mentre affrontavo una sofferenza neurologica in una stanza, tu eri a Vienna, in qualche gita fuori porta, a ballare o chissà dove. Mi sono arreso ogni volta che mi hai ignorato deliberatamente perché eri in compagnia. Mi sono arreso quando, ancora sotto l'effetto dei farmaci anestetici, mi hai scritto che nessuno ti aveva informata della mia operazione. Mi sono arreso ogni volta che mi hai fatto sentire un rifiuto da gettare nell’indifferenziata. Mi sono arreso quando mi hai ghostato dopo avermi contattato tu stessa. Mi sono arreso in queste e in tutte le altre occasioni in cui mi hai ferito intenzionalmente, e ora non posso proprio più neanche guardarti.
Mi piace osservare, con uno sguardo sognante, le persone che si abbracciano. A volte temo di sembrare uno problematico e, perciò, cerco di mostrare indifferenza, ma il desiderio di avvicinarmi a loro e incoraggiarli a continuare a abbracciarsi in quel modo autentico è sempre presente.
Avrei voluto solo una volta che stringessi la tua mano sulla mia senza dovertelo dire. Una sola volta. Non è mai successo. Non di prenderla e tenerla così per onere, ma essere felice di averla tra la tua.
Ogni volta che mi chiedono se ho bisogno di qualcosa, penso sempre a un abbraccio, ma non lo dico mai.
2026 cose che non vanno ma tu comunque ci proverai a farle andare.
Non è un paese per empatici