Трохи мемів з Твітеру. Туман майже закінчив з 2 курсом, тому контент повертається 😎✨
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Got some Zak storm initials files/ project work files given to a worker
(vía https://www.youtube.com/watch?v=FNBli68zIUY)
Hey guys, ya know that new show ZAK STORM SUPER PIRATE? YA I managed to get a hold of a bunch of episodes. I watched one. It's okay, I guess. I don't know if I'll get hooked or not, but I mean the only thing interesting right now is this guy's eyebrows you know what I mean? Also the English voice actor is just a perfect fit. I love his voice ! So you guys should totally watch this show. I'm only in it for Zak cause he's pretty kewl :D not the plot or weird talking sword. Kay bye
Catastrofi Innocenti #8
Fiamma uscì silenziosamente dalla stanza. Chiese ad una delle infermiere che avevano improvvisamente ripopolato il corridoio dove fosse il bagno e si chiuse dentro. Con gli occhi puntati al suo riflesso le parve di non riconoscersi. Aveva lo sguardo spento e la faccia pallida. Si pose una mano sul petto, cercando di rallentare il respiro. Le sembrava che improvvisamente il suo corpo avesse deciso di reagire alla vista macabra a cui aveva appena assistito. Reazione un po' ritardata, pensò vagamente distratta. Infilzò le unghie di una mano in una coscia, per calmarsi, e prese un boccone d'aria dopo l'altro. Si aspettava le lacrime che le rigavano il viso, ma una parte di lei ne rimase comunque sorpresa. Era morto. Era certamente morto. Un corpo vivo non raggiunge mai in tutta la sua vita quel colore. Quel viola non è compatibile con la veemenza con cui un cuore sano sbatte sulle costole, con la vivacità con cui il sangue, vermiglio, colora le gote per trepidazione, o con l'impetuosità con cui per la fatica i polmoni riprendono fiato. Quel colore negava tutto ciò. Era una manifestazione - la prima a cui Fiamma faceva caso- di due stati dicotomici, la cui coesistenza era impossibile. Vita, morte. Caldo, freddo. Rosso, viola.
Calabras non era mai stato presente nella sua vita. Dieci anni più grande di lei, era sparito quando lei ancora gattonava e bofonchiava qualche sillaba confusa, ed era tornato qualche mese dopo che aveva iniziato le medie. Fiamma ricordava la notte in cui era apparso sull'uscio di casa con in mano una piantina ornamentale e una bottiglia di vino rosso. “Ciao mamma,” le dette una bacio sulla guancia.“Ciao albicocca,” disse indirizzando a Fiamma un sorriso che le sembrava familiare.
“Oh, Ciro!” Esclamò la mamma con gli occhi lucidi, mentre lo stringeva in un abbraccio. Calabras la prese in braccio facendo una piroetta su se stesso e sorridendo. Quando si furono tutti calmati Calabras iniziò a rispondere alle domande che freneticamente continuava a fargli la mamma.
Catastrofi Innocenti #7
Vide tutto scorrergli di fronte come se il tempo avesse improvvisamente ripreso a scorrere normalmente, o forse un po' troppo più velocemente, e prima che le potessero dire niente, vide Calabras disteso su un letto col volto viola. Pensò che era morto, e guardando le lacrime della mamma, e il volto cupo dello zio Michele, comprese che aveva ragione. Temette per un attimo di svenire, anticipando l'ondata di dolore e sconforto che era sicura l'avrebbe investita immediatamente, ma per sua sorpresa rimase in piedi e condusse la madre disperata verso una sedia in un angolo. Ispezionò il cadavere, avvicinando la sua faccia a quella del fratello e cercando di scavare dentro di sé alla ricerca di qualche sentimento, qualcosa di più, e si raddrizzò con un espressione sorpresa e un senso di colpa che era più forte del lutto. Toccò il corpo gelido, rimanendo scioccata di fronte allo sbalzo termico che ebbe la stanza. Il freddo che aveva sino a quel momento scosso tutto il suo corpo scomparve e venne rimpiazzato dal calore afoso dell'ospedale. Si voltò verso un rumore insopportabile della stufa, e simultaneamente si accorse di rumori che prima non sentiva, o aveva completamente ignorato. Mattia stava su una sedia accanto alla finestra e lallava, borbottando qualche sillaba a caso sottovoce e guardando con curiosità i volti della famiglia. La mamma continuava a singhiozzare con il collo e la testa abbandonati contro il muro e le mani strette intorno al nulla, interrompeva il suo pianto talvolta con un suono smorzato di disperazione, che se avesse avuto più potenza e forza dietro, sarebbe stato un grido. Lo zio Michele invece teneva la bocca chiusa e il dolore a bada, ma occupava l'altro angolo della stanza, adiacente alla mamma, e batteva le nocche contro il muro alle sue spalle, producendo un lieve rumore sordo.
Fiamma si avvicinò alla sventurata, prendendo in braccio il fratellino e depositandolo sulle ginocchia della madre. Dette una carezza ai volti di entrambi e poi li strinse in un abbraccio per nasconderli alla vista del morto.
Catastrofi Innocenti #6
Quando si destò dal torpore della lettura erano già le cinque, allora si rimproverò per aver perso la cognizione del tempo e si alzò dal letto per tentare di studiare. Prese il libro di letteratura latina e lesse il capitolo su Giovenale, sottolineando le informazioni sulla vita e sulla sua poetica e inorridendo di fronte alle sue invettive contro le donne nella VI satira. Guardò la pagina con senso critico e giunse alla conclusione che agli uomini del tempo facevano paura le donne intelligenti e informate, e le venne in mente la Medea di Euripide che affermava apertamente ciò. Chiuse il libro dopo due ore di studio forzato e riguardò l'orologio. Come potevano essere le nove? Si strofinò gli occhi e controllò il telefono. Le cifre che si illuminavano beffardamente sotto i suoi occhi erano le stesse. Si alzò un po' confusa e uscì dalla sua stanza. Sentì la porta sbattere dietro di sé e proseguì nel corridoio guardando nelle stanze dei due fratellini e non trovando nessuno. Iniziò a chiamarli, a chiedere se ci fosse nessuno in casa, mentre un leggero brivido le saliva lungo la schiena e le gelava le dita. Nascose le mani tremolanti sotto le ascelle e si meravigliò del freddo che faceva, andando persino a ricontrollare le camere dei suoi fratelli e la sua per vedere se aveva dimenticato la finestra aperta, ma trovò tutto chiuso. Entrò finalmente in salotto e vide delle scarpe infangate da uomo vicino al camino acceso, accanto alle scarpe di sua mamma e dei suoi fratelli. Rimase agghiacciata. Si voltò di scatto a destra e a sinistra, adesso con le braccia e le ginocchia tremanti che la scuotevano tutta, ma non vi trovò nessuno. Entrò di corsa in cucina e prese un coltello per avventurarsi fuori. Non c'erano macchine per la strada, non c'erano impronte fangose di fronte alla porta, eppure sapeva che aveva piovuto, lo sentiva nell'aria, lo vedeva sull'erba e ne aveva la prova in casa. Si girò ma trovò la porta chiusa, quindi lasciò il coltello sul tappetino di ingresso e si avviò verso l'ospedale. O almeno così ricordava di aver fatto, perché quando arrivò stava già sorgendo il sole. Si avvicinò alla reception mentre infermiere e medici volavano da tutte le parti nella stanza e parenti aspettavano ansiosi informazioni e possibili diagnosi. Le venne indicata una scala e lei la seguì senza ringraziare. Non le sembrava di aver parlato, né di aver cercato di approcciare nessuno, ma apparentemente era evidente dove dovesse andare perché la scala la portò in un corridoio verdognolo e poco illuminato completamente vuoto e silenzioso. Era quello il corridoio dove si doveva trovare. Non c'erano porte laterali e l''andito culminava, dove normalmente si sarebbe trovato un ascensore, in una grande porta bianca a doppia anta che al centro presentava dei pannelli di vetro sabbiato che lasciavano solo intravedere delle ombre sfocate che si muovevano disordinatamente all'interno. Fiamma attraversò il corridoio a rallentatore, sentendo ogni passo riecheggiare per il vano, udendo il rimbombo del suo respiro e il suono dello sbattere dei suoi denti, con la mascella tremante, rimbalzare da una parete all'altra. Quando finalmente si trovò la porta davanti non riusciva ad alzare la mano verso la maniglia per la trepidazione. Rimase per un periodo indeterminato a contemplare le sue stesse dita e a darsi coraggio per aprire la porta, ma appena riuscì a muovere il braccio questa si spalancò, e Fiamma venne investita dalle braccia di sua madre che se la tirava contro il petto.
Catastrofi Innocenti #5
Quando Fiamma varcò la soglia venne investita dall'odore di vomito rancido e dovette trattenersi dal rimettere anche lei. L'odore l'aveva temporaneamente stordita ma quando riprese i sensi sentì le grida del fratellino piccolo provenire dal salone. Posò lo zaino e si alzò le maniche, prendendosi un momento da sola per prepararsi ad un pomeriggio intero da badante, e poi entrò in salone. Prese Mattia che piangeva tutto moccicoso e bavoso, lo cullò un attimo sorridendogli e bisbigliandogli cavolate dolci, e con un fazzoletto trovato a caso gli asciugò il viso. Lo mise silenzioso nella culla, sperando che ciò fosse abbastanza per calmarlo, e quando uscì dalla stanza ebbe un momento di speranza che andò distrutto al suo primo grido. Quando rientrò in salone vide Calabras disteso sul suo vomito. Guardò la scena con disgusto ma non aspettò neanche un secondo prima di piegarsi e raccattare il fratello da terra. Lo alzò sentendolo borbottare qualcosa e zittendolo aggressivamente, e quando lui ebbe un altro conato di vomito lo colpì sulla schiena perché buttasse fuori tutto e si liberasse. Era pesante ma riuscì a trascinarlo fino alla loro stanza e a crearsi un passaggio tra le cartacce e le cartine per terra. Lo stese sul tappeto, prese un cuscino e glielo piegò sotto alla testa dopo averlo girato di lato. Stette a guardarlo per assicurarsi che la posizione laterale avrebbe retto e poi ritornò nell'altra stanza per pulire la bile. Quando finì passò da Mattia e vide che stava dormendo, poi da Calabras ed anche lui era uguale. Entrò in cucina, buttò i guanti e tirò fuori il cellulare vedendo due chiamate perse da Andrea. Si tastò gli occhi con i palmi delle mani tirando un sospiro e cedendo nelle spalle cercando di rilassare tutti i muscoli, e con gli occhi arrossati e un altro sospiro sulle labbra chiamò la mamma.
La chiamata fu diretta e breve. La mamma sarebbe rimasta a lavoro fino a tardi e le ricordava che aveva messo la pasta al forno sul bancone e di lasciargliene un po'. Fiamma rimase zitta e solo quando la madre ebbe finito di parlare le disse che Calabras aveva vomitato quelli che sembravano chicchi di caffè e che avrebbe chiamato lo zio Michele per chiedergli cosa fare. La mamma rimase ad ascoltarla e non parlò subito quando finì, poi le ordinò di non chiamare Michele ché sarebbe andata lei appena poteva trovare un momento buono, dato che lavoravano accanto. Chiusero la chiamata senza salutarsi e rimasero entrambe a guardare il telefono con occhi tempestosi.
Fiamma entrò in camera sua, lanciò le scarpe a caso per la stanza e si buttò sul letto pensando a niente e a tutto contemporaneamente. Mentre contemplava il soffitto rievocava la vista del vomito sanguinolento del fratello, ricordava l'odore, che nonostante fosse passata almeno mezz'ora le rimaneva ancora impresso nelle narici, e soffocava l'impulso di piangere. Si mise a sedere sul letto, sforzandosi di non crogiolarsi nelle possibilità macabre a cui il disastro che aveva dovuto pulire alludeva e tirò fuori il libro che stava leggendo. Ragione e sentimento di Jane Austen l'aveva catturata e trasportata in un mondo che, seppur non fosse ideale per un carattere come quello di Fiamma, l'affascinava tantissimo. Presto si immedesimò nei panni delle due sorelle, provando inconsciamente il desiderio di avere una sorella e l'amarezza per la solitudine che soffriva, e si indignò di fronte al comportamento di Willoughby e al suo doppio gioco disgustoso leggendo la lettera che aveva inviato alla povera Marianne, dovette posare il libro per calmarsi e con incredulità sgranò gli occhi guardandosi allo specchio per assicurarsi della partecipazione a tale ridicolezza del proprio riflesso. Wow, continuava a ripetersi, facendo una smorfia confusa di stupore e meraviglia e abbandonando il libro sul letto, lasciando l'indice a tenere il segno, per riflettere per un po' su tutti gli indizi che magari aveva ignorato sul reale carattere di quel personaggio. Non ne ritrovò nessuno, perciò, dopo essere tornata indietro e aver riletto famelicamente la parte dell'incontro tra lo spregevole Willoughby e la vivace e povera Marianne, e dopo aver cercato di interpretare il tono del narratore per cogliere possibili sfumature e allusioni ad un tale esito del loro amabile rapporto, Fiamma riprese il filo e si buttò sul letto con un cipiglio ancora sul volto.