Capitano! A prua ci sta un pesce che canta!
Scrosciante e funesta fu quella gelida cascata torrenziale in un pomeriggio pien di nebbia e nuvole assai grige. Tinto di un rosso destino, era l'aria attorno a me, che mi accingei a raccoglier l'attimo di cui l'universo o chi per lui mi aveva servito. E senza indugio alcuno, deviai da quel che era il solito per arrivare all'ignoto, ancor più buio e funesto, ma nascosto e impaurito. Mi ci tuffai, navigai per acque smosse da aria calda, fino ad arrivare sulla fredda dolce terra. Dinnanzi a me, terra tra i piedi e polmoni ricolmi di sensazioni, l'ultima cosa c'avrei dovuto fare. Oppur la prima, per iniziar quest'altra mia vita.
Devoto io sia a ciò che mi son imposto, dedito io sia a ciò che verrà. Ordunque mani saldi e ritte, protese verso quel che a me più caro è, e sarà.
Piegami, mia volontà, ed io non mi farò freno di me stesso. Spingimi con sussulti devastanti, ed io proseguirò. Continuando ad amare. Continuando a vivere. Vivendo più vivi che mai.













