"Un altro" È la frase preferita del barista. Che si avvicina e che riempie il bicchiere. È generoso, ogni volta, ormai la quarta credo, aumenta di qualche millimetro l'altezza del drink, ma anche lui ha una morale "Questo è l'ultimo" mi dice "Ti pago, tranquillo" Fa una smorfia, mi osserva prendere il bicchiere e con un grugnito si allontana. La nuvola densa si crea davanti a me. "Devi smettere" Le parole mi ronzano in testa, con una voce che quasi non ricordo più. "Quando la mia lingua non ne potrà più" dico sottovoce prima di bere un altro sorso. È amaro quel miscuglio che mi scotta la lingua: tabacco e scotch. Tossico. Bevo un po' d'acqua. Spegne le fiamme. "Devi smettere" La voce ora la ricordo. O meglio, la sento. "Che ci fai qui?" "Avevo voglia di bere qualcosa" Faccio un gesto, tiro su la schiena incurvata, il barista si avvicina "Una birra, fai tu" dice la voce. "E fammi il conto, pago anche quella" Torna con una bottiglia ambrata, pago e mi alzo "Dove vai?" "A fare una passeggiata" Mi avvio all'uscita ma qualcosa mi ferma, un senso di nostalgia. "Mi accompagni?" chiedo "Certo" Sorride. Le strade sono affollate, il cielo è un pezzo di opale nera. Mi prende il braccio e si aggancia a me. "Se cadi, non ti rialzo" Sto barcollando effettivamente "Era meglio se non mi alzavo" "Rimanevi a dormire lì?" "Avrei voluto rimanere a dormire con te, come un tempo" Sorride "Bei tempi eh?" "Come stai?" chiedo "Bene, tu?" "Ubriaco" "Il te migliore" "Dici?" "Non riesci a dire le bugie" Aspetto, che il mio corpo torni ad essere diritto e non molle "Hai ragione" Camminiamo sotto quella pietra stellata, l'aria mi sposta lentamente. "Vivi ancora in quel buco?" "Era il nostro buco" "C'è ancora il quadro?" "Ovvio" È leggermente sorpresa "Non lo volevi togliere?" "Non ho mai avuto intenzione di toglierlo" Sorride "Vedi, non sai dire le bugie" Le stelle si muovono, o è forse la mia testa a muoversi "Te ne andrai?" "Molto probabilmente" "Bene" "Ne sei contento?" Mi divincolo, barcollo leggermente ma mi stacco da lei "Certo che no, sei mia moglie cristo santo" Mi osserva, i miei occhi vanno su e giù, senza mai ancorarsi a qualcosa di concreto "Dai, andiamo" mi fa Incomincia a camminare, faccio la stessa cosa Le mie gambe la raggiungono, ma mi sembra di essere sempre lontano da lei. Siamo quasi arrivati, casa nostra è qui, davanti a noi "Dammi un buon motivo per cui dovrei rimanere questa volta" Lo dice con un tono arrabbiato, ma quella rabbia non è rivolta a me, è rivolta a se stessa "Ti prego" aggiunge, come per scusarsi Ci penso, qualche istante, sarei tentato di non aprire bocca e entrare in casa ma non lo faccio, la sbronza diventa rabbia, e così parlo "Avevo bisogno di te" dico E lo dico con rabbia, sprizzante e ubriaca "Quello che è successo, quello che le è successo, dovevamo superarlo insieme, ma tu no" Gesticolavo fino alla nausea "Tu no, tu non potevi, dovevi diventare la bambola che sei, senza un'emozione reale" La sua faccia non esprimeva nulla "Lo vedo sai" Mi avvicino dirompente alla faccia di quella donna che un tempo era mia moglie "Lo vedo, quel tuo sorrisino che fai è falso, è insignificante" Grido, qualcuno si affaccia alle finestre ma mi riconosce e rientra dentro "Nostra figlia è morta!" Lo urlo, lo grido sputando saliva "E tu sei diventata impassibile, sei scomparsa, il biglietto che mi hai lasciato si portava con se la desolazione che mi ha mangiato fino ad oggi" Sono infuriato, frustato e stanco "Se ti serve un solo motivo, mia cara, se ti serve un motivo per rimanere, bene" dico "Eccolo" Mi preparo, inspiro "Fallo per me, fallo per rimediare a tutta quella tristezza che mi ha segnato da quel fottuto giorno, rimedia ai tuoi errori "Ma se non ti va bene, allora scompari, e non tornare quando ti pare e piace, e sopratutto quando sono ubriaco, perché ne ho le palle piene di dover urlare contro la donna che amo" Rimane lì, con i suoi occhi di vetro "Buonanotte" Entro in casa, chiudo la porta e giro la chiave due volte Il campanello suona, riapro il portone Le lacrime sono le prime cose che vedo, poi i suoi occhi ricolmi di tristezza, il suo sorriso finto trasformato in un'espressione di dolore e sofferenza "Posso entrare?" mi chiede piangendo a dirotto "Vuoi rimanere?" chiedo io Si asciuga le lacrime "Se tu mi vuoi" La abbraccio a me, osservando il quadro di nostra figlia "Sempre" L'opale si apre, il sole sorge.