MAFIA THE OLD COUNTRY PIZZU PIZZINI E BRIGANTI


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MAFIA THE OLD COUNTRY PIZZU PIZZINI E BRIGANTI
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(ITA) È vietata la diffusione delle scan senza il permesso del team Norowa.
(ENG) It is forbidden to distribute the scans without permission from the Norowa team.
(ITA) Opera originale di Redmari.
(ENG) Original work by Redmari.
I’ll be coming for your love, okay? (Harringrove, Cap 3)
Se avesse dormito un’altra notte in quel motel, avrebbe senz’altro ucciso qualcuno per nasconderlo nel contenitore del ghiaccio accanto ai distributori automatici. Forse aveva deciso di rimanere a Hawkins senza pensare bene a tutte le dovute e significative conseguenze. Però quella conversazione origliata non lo lasciava in pace. Gli risuonava in testa come un eco infinito. E la noia non aiutava. Decise così, il lunedì mattina, che avrebbe dovuto trovare un lavoro. Se voleva cercare un posto in cui vivere, doveva quanto prima avere un fondo cassa assicurato. Girò per tutta la cittadina, chiedendo a chiunque un posto di lavoro ma chi lo riconosceva lo cacciava via senza troppe scuse e chi non lo conosceva, semplicemente non aveva bisogno di una bocca in più da sfamare. Hawkins era in crisi e, per di più, era estate. All’ora di pranzo si ritrovò scoraggiato e stanco alla tavola calda che in qualche modo gli aveva dato il bentornato in quel posto. Fu nuovamente la signora a servirlo, probabilmente ricordandosi di lui o, ancor più probabile, perché fosse l’unica a gestire quel posto mezzo desolato. Nell’attesa si accese una sigaretta, che fumò avidamente come se la nicotina potesse in qualche modo confortarlo. Non aveva proprio idea di cosa fare, più i giorni passavano, più i soldi scarseggiavano. La sola idea di ritornare al motel lo metteva di cattivo umore e il fatto che non avesse alcun posto al mondo dove rifugiarsi lo faceva sentire uno schifo. Fu distratto dal rumore di stoviglie a terra e la signora mezza accasciata su uno degli sgabelli di fronte al bancone. Billy si alzò per soccorrerla, spegnendo la sigaretta nel bicchiere del caffè. La fece sedere su una delle poltrone del locale e si adoperò per portarle un bicchiere di acqua. «Sta bene?» domandò. «Cosa è successo?» Quella bevve come se non lo facesse da un secolo e poi prese un grosso respiro. «Succede che mio figlio si è suicidato e io sono troppo vecchia per mandare avanti questo dannato posto». Billy non diede modo di dimostrarle quanto potesse trarci beneficio da quella risposta, ma finse un sospiro e “mi dispiace molto per la sua perdita” le rispose. Quella fece una smorfia. “Non dispiacerti, caro. Sei molto gentile, spero tu abbia la pazienza di poter aspettare che ti cucini di nuovo la tua ordinazione” si scusò. Billy guardò il piatto a terra e si allontanò senza aggiungere altro. Raccolse i cocci e ripulì. Tornò poi dalla signora che, seppur poco convincentemente, lo aveva esortato a lasciar perdere. “Facciamo così: lei resta seduta qui e io cucino per entrambi qualcosa da mangiare. Che ne pensa?” La signora fu sorpresa. “Sei un cuoco?” “No, ma ho lavorato in un paio di tavole calde e sono piuttosto veloce ad imparare. Prometto che non le incasinerò la cucina, ci sta?” usò la tecnica del fascino, sbattendo gli occhioni blu e assumendo una posa piuttosto scomoda pur di evidenziare le forme virili dei suoi muscoli. La signora, tuttavia, non sembrava colpita – non quanto la signora Wheeler, insomma – ma gli permise comunque di mettersi alla prova con un cenno della mano. Billy camminò verso la cucina fermandosi davanti al jukebox per scegliere un disco con cui intrattenere entrambi. Per fortuna la tavola calda era deserta. Scelse Animals dei Pink Floyd, non uno fra i suoi preferiti ma comunque poteva andar bene. La signora non si lamentò. Tornò una quindicina di minuti più tardi con due piatti fra le mani. Aveva cucinato della pasta, approfittando della pila d’acqua già bollente sul forno. “Oh mio dio, hai cucinato la pasta?” fu sorpresa la donna. Billy si inorgoglì posandole davanti il piatto fumante. Poi le si sedette di fronte col proprio sotto il naso. Dal profumo sembrava buono. In California aveva soltanto visto come il cuoco la preparava ai clienti, non si era mai realmente cimentato, ma era bravo a imparare soltanto osservando le persone fare qualcosa e per quell’occasione, in cui aveva un disperato bisogno di trovar lavoro, aveva optato per scommettere tutto ciò che poteva. La osservò nell’assaggio e quando questa non disse nulla continuando a mangiare, Billy iniziò a fare lo stesso. “Da dove vieni, ragazzo?” “Sono Billy Hargrove, signora. Io e la mia famiglia ci siamo trasferiti lo scorso anno dalla California”. Ci pensò un po’ e il silenzio che gli riservò la signora lo fece pentire di aver detto la verità. “Hargrove, eh. Mai sentito nominare. La pasta è buona, ti è stato insegnato bene”. “Cerca qualcuno che possa aiutarla a mandare avanti la tavola calda, signora?” andò infine al dunque. “Se solo potessi permetterlo. Mando avanti questo posto soltanto per i clienti affezionati, sai? Mio figlio Benny doveva aver fatto un patto col diavolo, perché non riesco proprio a capire come potesse campare in questo modo”. Billy annuì seccamente. D’improvviso non aveva più fame. “Se continua a gestirlo da sola, non finirà bene”. “Se stai cercando di convincermi, stai usando la tattica sbagliata, ragazzo”. Il disco dei Pink Floyd si era girato nel suo lato B e Billy si sentiva già stanco di quella musica. Si alzò per andare a cambiarla. Scelse i Talking Heads. Pyscho Killer iniziò subito a suonare nel locale, quando due camionisti entrarono nella locanda, salutando la proprietaria e sedendosi senza aggiungere altro. Billy tornò da lei, spavaldo e sicuro. “Ora cucinerò per i suoi due clienti, se gradiranno i miei patti, lei si farà aiutare da me. Prenderò quanto mi basta per poter campare e la aiuterò a far aumentare la clientela. Abbiamo un accordo?” La signora sorrise. Lo ispezionò con un sorriso inquietante. Forse qualcosa in lui l’aveva convinta. Billy le sorrise ammiccandole. “Sei ancora qui? Vai a prendere le loro prenotazioni e poi fila in cucina!”. Billy si mise subito all’opera. Fu cordiale con i clienti e operativo in cucina. Averla tutta a disposizione era un privilegio che in California non si era neppure guadagnato. Sapeva di saper cucinare e di essere capace. La stima, dopotutto, non gli era mai mancata. Nonostante ci fosse stato sempre la presenza di un padre molesto che tutto aveva fatto nella vita, tranne che incoraggiarlo. Portò ai clienti ciò che avevano ordinato, niente di davvero complicato ma ci aveva aggiunto il suo tocco per rendere speciali i loro panini, e aveva spiegato loro quale fosse la situazione. Poi li lasciò mangiare in pace, dando modo a Billy di tornare dalla signora. “Farò io la spesa ogni mattina, conosco un supermercato qui vicino che a prezzi più bassi di tutti vende cose buone-” “Ragazzo. Billy, hai detto che ti chiami! Billy, pensi che io non faccia già lì la spesa?” replicò lei osservandolo beffardamente. Billy sorrise vispamente. “Andrò io, così lei non si affaticherà. Starà qui nel locale, almeno fino a che non si fiderà. Penserà alla gestione della cassa e io a tutto il resto”. “Solo se quei due avranno gradito ciò che gli hai preparato. E dicevo sul serio, Billy, non ho molto da offrirti”. “Sono piuttosto disperato, signora-” “Holly, chiamami Holly” “Dicevo, signora Holly” “Solo Holly” “Sono disperato e ho bisogno di un lavoro, Holly. Ho girato per tutta la città e nessuno è disposto a darmene uno. Suppongo sia per quello stronzo di mio padre e delle voci che ha messo in giro, ma sono- sono un bravo ragazzo. Ho solo bisogno di una possibilità”. Non sapeva a quante di quelle parole credesse e quante di queste la signora Holly le avesse percepite sincere. Ma era piuttosto espressiva la sua disperazione. Continuava a sorriderle sghembo come il suo solito, ma era chiaro che Billy non chiedesse altro che una chance. “Come ti ho già detto, non conosco la tua famiglia e se quello stronzo di tuo padre ha messo in giro voci su di te, è un bene che non siano arrivate fin qui. Sarei andata a prenderlo a calci nel sedere: nessun genitore dovrebbe fare questo al proprio figlio, soprattutto se si pensa alle tragedie come la mia, che ho perso un figlio senza avere nemmeno una spiegazione. Oh, basta, prima che mi rimetta a piangere! Quell’ingrato non se le merita più le mie lacrime” ironizzò con gli occhi lucidi la donna. Billy preferì il silenzio, perché sapeva benissimo che Holly non aveva idea dell'inferno che aveva patito o a quante volte anche per lui il suicidio fosse stato un'opportunità. Di salvezza. “Carl, Matthew, che ne dite? Il ragazzo può diventare il vostro cuoco?” fu destato dalla curiosità di sapere la risposta a quella domanda. Guardò i due uomini seduti a un tavolino poco distante da loro. “Direi di sì, Holly” esclamò il primo. Billy sospirò di sollievo stringendo a pugno la mano che aveva sotto il tavolino. “Soprattutto perché lui almeno ci ha fatto scegliere l’ordinazione!” rincarò il secondo. Billy guardò Holly divertito e sorpreso. “Oh, chiudi il becco Matthew, che non ti sei mai lamentato di ciò che ti offriva la casa!” replicò Holly alzandosi. Guardò Billy: “Resta, parliamo d’affari”. *** Tornare al motel fu come una vera e propria tortura cinese per Billy. Se ne rimase nella sua Camaro, parcheggiata di fronte alla propria stanza, ad ascoltare musica e a mangiare la propria cena per un tempo indefinito. Poi entrò in stanza e dopo l’ennesima doccia – cavolo era quasi finito luglio e forse l’estate stava arrivando anche a Hawkins – si mise a letto a guardare i soliti programmi spazzatura alla televisione. Con Holly erano arrivati a un compromesso. Lei non voleva approfittarsi della bontà del ragazzo e gli aveva garantito un orario di lavoro: le bastava che facesse il turno della mattina fino al pranzo, quando c’era un po’ più di gente da servire, e lei si sarebbe occupata delle restanti ore fino alla chiusura. Facevano eccezione quei giorni in cui Holly fosse stata troppo stanca, ma avrebbe comunque chiesto sempre a Billy la sua disponibilità. Il pagamento era in fondo discreto ma Billy pensò subito all’esigenza di un secondo lavoro e considerata la difficoltà che aveva avuto a trovare il primo, prima di imbattersi in Holly, decise di non andarselo a cercare. Sarebbe arrivato da sé. Così i suoi pensieri si focalizzarono sulla sua mancanza di un tetto dove sistemarsi. Pensò a Susan e a Maxine. D’altronde c’era la sua stanza, in quella casa, ma la sola idea di dover convivere con due donne e perdere l’indipendenza di quei mesi da solo, gli fece subito bocciare quella possibilità. La sua nuova esigenza era quindi trovare un appartamento e magari un altro colpo di fortuna come era stato per il lavoro. Si addormentò più serenamente, ora che aveva un lavoro, ma sapeva che aveva ancora molto da fare per poter fare sul serio sogni tranquilli. Si svegliò come sempre a notte fonda. Fumò le solite due o tre sigarette, guardò un altro po’ di televisione e si riaddormentò, ricordandosi come un mantra che nessun mostro sarebbe andato a cercarlo. Perché il suo mostro era passato a peggior vita – o almeno così si augurava. Dormì un altro paio d’ore. La sveglia presto, a cui non era abituato, lo colse del tutto impreparato e nemmeno il caffè riuscì a metterlo di buon umore. Quando salì nella sua Camaro, con una sigaretta in bocca e la musica ad alto volume, però, col pensiero di andare finalmente a lavorare, si sentì un po’ meglio. Aveva uno scopo che gli faceva tenere la mente occupata. Faceva qualcosa che, in ogni caso, gli piaceva fare e anche se non aveva un posto in cui abitare, le sue radici forse stavano iniziando a farsi spazio nel terreno. Perché proprio lì, tuttavia, doveva capirlo anche lui. Fece la spesa, come promesso a Holly, seguendo una lista che gli era stata data dalla proprietaria e comprando anche qualcosa di sua iniziativa. Andò verso la tavola calda, guidando col finestrino abbassato e gesticolando a ritmo dei Metallica. Si stava caricando. Quella giornata non era iniziata benissimo, ma poteva finire in modo grandioso. Invece no. Non ne aveva ancora idea. Ma no. Decisamente non sarebbe finita in modo grandioso. Parcheggiò davanti all’entrata e scese dall’auto, guardandosi attorno. Prese le buste e il giornale con gli annunci di appartamenti ed entrò dall’entrata di servizio dietro al locale. Si ritrovò direttamente in cucina dove Holly lo attendeva guardando il notiziario alla televisione. “Oh buongiorno caro, comprato tutto?” “Sì, Holly, buongiorno” rispose Billy. D’improvviso un po’ nervoso. Ma era bravo a non darlo a vedere. Sistemarono insieme tutto quanto e Holly gli diede le ultime indicazioni. “Ho pensato io alla pasta per i croissant, tu devi solo infornarli. Poi stai perlopiù al bancone e se qualcuno ti ordina qualcosa di più complicato, gli dici che la cucina è chiusa” fu perentoria lei. Billy sorrise divertito. “Non è un problema cucinare anche per la colazione”. Holly fece spallucce e “come vuoi tu, perderai la pazienza molto presto, in ogni caso” gli assicurò. Billy mise le mani sui fianchi e la guardò, maliziosamente, con aria di sfida. Lei lo ignorò e Billy fu deluso di non suscitare in lei le solite reazioni a cui era abituato quando si trattava di comunicare con una donna di mezza età. Holly lo lasciò consigliandogli di far presto che la gente sarebbe incominciata ad arrivare da lì a momenti e Billy annuì semplicemente, mettendosi a lavoro. I croissant erano perfetti. Dorati alla perfezione. Billy li tirò fuori dal forno con un sorriso da idiota stampato in volto. Li ordinò velocemente in un recipiente e li coprì con una teca trasparente, incamminandosi subito fuori dalla cucina. Quando li depositò sul bancone, entrarono i primi clienti. Allora, Billy iniziò a lavorare sul serio. Le ordinazioni erano di ogni tipo, ma in generale le più classiche. Gli abitudinari si erano adattati ai metodi di Holly ma quando videro Billy al loro servizio, ne approfittarono per chiedergli qualsiasi altra cosa. Così Billy si ritrovò a fare avanti e indietro per la cucina. Stancante, ma impegnativo e non aveva desiderato altro. In California girava per i tavoli, prendeva ordinazioni, portava le ordinazioni, ammiccava alle signore e ci provava con le ragazzine. Offriva da bere ai ragazzi, bevendo assieme a loro. Ed era così che si faceva la sua clientela. Lì, invece, seppur l’ambiente fosse meno caotico, Billy era comunque piuttosto occupato a gestire, da solo, tutto quanto. Holly era alla cassa e lo guardava di tanto in tanto, probabilmente domandandosi quando sarebbe stato il momento in cui avrebbe tagliato la corda. Il lato positivo fu che non aveva neppure il tempo di fumare. Non che avesse intenzione di smettere, ma i soldi scarseggiavano e forse fumare qualche sigaretta in meno gli avrebbe giovato. A Hawkins, a differenza della California, parlava molto di meno e diceva quelle due o tre parole in croce che necessitavano per garantire un servizio. Era grandioso, visto la sua poca propensione, attuale, a farsi degli amici. Ed era tutto grandioso, in realtà. Era impegnato, nessun pensiero in testa se non seguire le ordinazioni e portarle a termine, e il risveglio traumatico era solo un lontano ricordo. Sentiva che quella giornata stava proprio prendendo un’ottima piega, ed erano solo le nove. Fu un tantino ottimista. Un po’ troppo. Lo capì quando una voce irruppe nel locale silenziando quasi il vociare sommesso della clientela. Fu una esclamazione. Anzi, una imprecazione. «Cristo santissimo!» Billy alzò immediatamente lo sguardo per cercare chi avesse appena pronunciato il nome – del figlio – di Dio invano. La giornata si guastò non appena si imbatté nello sguardo incredulo e sconcertato di Steve Harrington, che per accertarsi fosse veramente Billy quello dietro al bancone si era perfino tolto i suoi immancabili ray-ban neri. Cristo, se quell’essere vivente sapesse ogni volta rovinargli ogni cosa. «Steve! Ma che ti prende?» lo rimproverò Holly, guardandolo con cipiglio. Harrington, che aveva guardato dritto negli occhi di Billy fino a quel momento, con una mano sul cuore – probabilmente per lo spavento – si girò a guardare la proprietaria e fece una smorfia imbarazzata. «Mi dispiace, Holly. Mi dispiace… ma da quando eri alla ricerca di personale?» le domandò lui. Billy guardò la proprietaria e poi il bicchiere che aveva appena lavato. Decise di depositarlo assieme agli altri e di continuare come se niente fosse successo. Anche se era successo tutto. Con Steve Harrington che era piombato nel locale in cui aveva iniziato a lavorare, il suo primo giorno, era successo fottutamente di tutto. Sentiva già la palla di neve rotolare giù e diventare una valanga che non avrebbe potuto evitare. «Non ero alla ricerca di personale. Cos’è? Ti dispiace che non sia più io a servirti, Steve?» lo prese in giro lei. Steve ridacchiò ancor più imbarazzato, passandosi una mano fra i capelli e gesù cristo Billy doveva smetterla di osservarlo. Indossava un completo elegante e wow era abbastanza strano, visto che l’aveva sempre visto indossare abiti più casual. «Certo che mi dispiace, Holly. Tu sei la mia cuoca preferita, secondo te perché vengo tutte le mattine a far colazione da te?» «Credevo che il motivo fosse il fatto che fossi sempre troppo in ritardo a lavoro, per poterti permettere di cucinare qualcosa a casa» replicò lei. Steve ridacchiò ancora, gettando uno sguardo verso Billy che fece in tempo a ignorarlo. «Già, anche per quello» concluse, poi. Sembrò inizialmente recalcitrante ad avanzare verso il bancone e quasi propenso a fuggire di lì od optare per uno dei tavoli ma alla fine si avvicinò e gli si sedette di fronte. Guardò prima Holly, per accertarsi che non lo stesse più osservando, e sicuro della sua distrazione mentre faceva il conto a due camionisti, Steve parlò direttamente a Billy: «Che diavolo ci fai tu qui?» uscì fuori come una accusa. Billy ghignò a un piattino. Subito dopo lo guardò negli occhi, divertito e folle come ai bei vecchi tempi: «Ci lavoro. Capisco che tutto ciò su cui hai puntato nella vita è il tuo bel faccino, ma credo che sia piuttosto semplice intuire che chi sta dietro al bancone di una tavola calda solitamente è chi lavora nella suddetta tavola calda» lo prese in giro. Harrington roteò gli occhi al cielo. «Cosa ci fai qui a Hawkins» specificò Steve ignorando l’offesa. Billy fece spallucce, mise da parte il piattino appena lavato e posò le mani sul lavandino. Mostrò uno dei suoi migliori sorrisi, anche se l’arrivo di Harrington lì gli aveva decisamente fatto tornare il cattivo umore, e si dimostrò come l’impertinente provocatore che era sempre stato: «Mio padre è morto. Cosa vuoi ordinare?» Steve Harrington rimase senza parole e chiusero quel minuto e mezzo di sguardi silenti ma ben espliciti quando proprio lui si ridestò tirandosi dritto con la schiena e mostrandogli l’espressione infastidita che non vedeva da ben sei mesi. O qualcosa di più. Billy sorrise smagliante. «Ordinare? Da te? Niente, grazie» optò acidamente, alla fine. Billy alzò un sopracciglio. «Arrivederci, quindi. La strada per l’uscita la conosci molto bene, o devo indicartela?» «Billy Hargrove, cristo santo» affermò Harrington, esasperato. «Proprio io, ma non fartela nei pantaloni. Sono venuto in pace, Harrington». «Chissà perché ma stento a crederlo» sospirò il moro. Billy sghignazzò divertito. «Sei tu che sei entrato nel posto in cui lavoro, fosse stato per me avremmo potuto anche non doverci incontrare mai». Steve era esterrefatto. Gli mise il broncio. «Questo è la mia tavola calda-» «Ah, funziona così con la tua famiglia? Solo perché possedete metà Hawkins vi credete i padroni di tutto quanto?» «Non intendevo questo- solo che-» Steve Harrington si risparmiò di confidarsi con Billy. Grazie a Dio. Billy gli fece il verso: «Cosa? King Steve, cosa fa imbronciare quel bel faccino che ti ritrovi?» Steve negò e alzò gli occhi al cielo, già esausto di avere a che fare con lui. «King Steve, ancora con questa storia? Cristo santo, Hargrove, perché non cresci?» «Ti ho chiesto l’ordinazione, qualcosa come cinque minuti fa, sei tu che stai facendo il moccioso offeso soltanto perché lavoro in questo posto» gli fece notare intelligentemente Billy. Steve lo guardò dritto negli occhi, prima di inforcare il proprio paio di occhiali. «Sai che c’è? Vado a sedermi ai tavoli. Un cappuccino, un toast col bacon e… i pancakes. Sciroppo a parte» ordinò andandosene senza attendere alcun segnale dall’altro, né senza ringraziare o chiedere con cortesia. Non che Billy se lo aspettasse, certo. Billy poté solo reagire con una smorfia di disgusto. Quello era un pessimo modo di fare colazione. Però si divertì a preparargliela. Sul cappuccino, soprattutto, riversò tutta la sua creatività. Con la schiuma e il cacao fece una bella rappresentazione artistica di ciò che voleva comunicargli dopo quel breve scambio di parole ed era veramente curioso di scoprire quale sarebbe stata la reazione di Harrington, Mister Permalosità. Gli portò tutto con un vassoio e glielo posò sul tavolo, «Strozzati, Harrington» gli augurò ironicamente, ritirandosi velocemente al bancone. Poi, dalla sua postazione, lo guardò inopportunamente e con un sorrisetto molesto stampato in viso che aumentò notevolmente quando Steve si rese conto dell’opera d’arte nel suo cappuccino. Un dito medio lo salutava, mandandolo laddove Billy, per questione professionale, non aveva potuto mandarlo a gran voce. «Che gran figlio di put-» aveva iniziato Steve, esasperato, interrompendosi quando Holly passando di lì lo aveva guardato allibita, probabilmente a causa di quel comportamento così scortese. Forse Holly era stata abituata a conoscere un altro Steve Harrington. Ma fino a quando Billy Hargrove avesse lavorato in quel posto e Steve avesse continuato a frequentarlo – e dopo quell’incontro da suicidio credeva proprio di averlo convinto a non farlo – Holly avrebbe fatto prima a rassegnarsi a vedere ciò che Billy riusciva a tirar fuori da Steve Harrington: il suo peggio. E in generale da chiunque altro lo conoscesse in quella cittadina. Per un momento sperò che Steve fosse l’unico a far visita a quel posto – dannazione, data la distanza dal centro credeva quasi impossibile far un incontro con un viso conosciuto, eppure aveva dovuto ricredersi immediatamente. Proprio per colpa di Steve Harrington. La vita faceva proprio schifo col suo tempismo. Soltanto quando Steve abbandonò la tavola calda, senza dirgli nulla e anzi fingendo che non ci fosse, Billy ebbe la più brutta delle rivelazioni: ora chiunque avrebbe saputo del suo ritorno. Quella consapevolezza gli fece finire un pacchetto di sigarette. Alla faccia del risparmio!
E’ un modo comodo di vivere quello di credersi grandi di una grandezza latente.
- Italo Svevo ( La coscienza di Zeno)
3. La felicità, la trovata pubblicitaria dall’alba dei tempi
Scusate il ritardo del terzo capitolo, ma come accennato in precendenza, non posso scrivere un capitolo ogni giorno, per problemi di tempi, mentre se avrò più tempo, ne scriverò anche due magari.
Allora, tutto nasce così, con la felicità di venire al mondo, da li ogni pensiero felice, esiste per far si che se ne vada nel momento del bisogno. Lo vivi tutti i giorni, specialmente se stai perdendo ogni giorno la felicità, perché dobbiamo essere sinceri, in questa vita, in questo mondo, la felicità non sono i momenti, ma le persone. La felicità sono le persone, quelle che entrano a far parte della tua vita, ma inevitabilmente non fanno altro che andarsene, perché la tua troppa felicità, ti ha portato ad aver paura di perderla e quindi di perdere la persona che ti ha portato questa felicità, perché è inevitabile che nel ciclo della vita, le persone nascono e muoiono, come nei rapporti personali, le persone arrivano e vanno via, ma ricordate, rimpiazzare le persone non significa essere felici, le persone non si rimpiazzano mai! Viviamo in un epoca in cui le cose rotte, il più delle volte vengono buttate, passiamo il tempo a lamentarci, senza fare nulla, ricordando un tempo in cui eravamo felici con quelle persone che sono cambiate, riflettiamo sul perché della vita, sui motivi per cui siamo soli, su tante cose, senza far nulla...vorremmo far qualcosa, correre dalle persone che amiamo, ma siamo pargoli che hanno paura di inciampare, dovremmo amare di più e pensare di meno. Nonostante ciò, le persone vanno via, le persone scompaiono, per un motivo o per un altro, le persone ti vengono tolte, ogni giorno, qualcuno se ne va, chi per amore, chi per malattia, chi per vecchiaia, chi per lavoro, chi perché morto per colpa di stragi o per pura casualità, in qualsiasi caso le persone vanno via..proprio per questo affermo che, la felicità è la trovata pubblicitaria dall’alba dei tempi.
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