Ci sono poesie dentro di te che la carta non può sopportare.
●Camila Belèn Urenda

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Ci sono poesie dentro di te che la carta non può sopportare.
●Camila Belèn Urenda
Il miracolo.
C’era una piccola chiesa in cima a un promontorio sul mare. Quando la sua campana suonava il vento soffiava da terra, tutte le barche la sentivano e forse anche gli infedeli, sulla cosa misteriosa e lontana dall’altra parte delle onde.
Su una panchina davanti alla chiesa, illuminato dal sole stava il parroco don Tristano, grasso, roseo e arcigno. Intingeva un biscotto eretico in un caffèlatte bollente. Un gabbiano accattone si avvicinò e il parroco lo scacciò con un urlo. La porta della chiesetta si spalancò e ne uscì trafelato il suo aiutante, il giovane prete Palmiro. Magro, cereo e brufoloso per i pensieri notturni accompagnati da qualche divagazione prensile. Precipitò di corsa lungo la scaletta ornata di mirto e rosmarino e affannato gridò: - Don Tristano, don Tristano, un miracolo... - Palmiro, - disse il parroco - non disturbarmi con le solite visioni. Pensi troppo alle femmine e la testa ti si confonde. - Oh no, non è una visione. E’ tutto vero, - disse con voce rotta Palmiro - ha visto anche il giardiniere. - E cosa ha visto? - La Madonna. - La Madonna? - La nostra statuetta della Madonna, quella della nicchia nel giardino... Don Tristano lo guardò interrogativo. - E allora cosa è accaduto? - E’ accaduto che la Madonna...si è messa a fare...una cosa portentosa...la Madonna... - Piange? - No. Ride. Don Tristano sobbalzò. - Come sarebbe a dire, ride... - Ride, davvero. Venga a vedere. Ha l’allegria disegnata sul volto. E si sente il rumore, ride squillante...come una bambina... - Se è una bugia ti mando in una clinica per seminaristi onanisti - esclamò don Tristano, e con una certa eccitazione si arrampicò su per la scaletta. Ansante, aprì la porta del giardino. Traforò i rosmarini con il corpaccione. Vide la statua e...quasi svenne. Era vero. La madonnina di ceramica aveva un sorriso smagliante, con i denti in bella vista. E nell’apparire del pretone grosso e sudato, sembrò ancor più gioiosa, si udì nell’aria una lieve, ma inconfondibile risata cristallina. - Non è meravigliosa? - disse Palmiro. Don Tristano si sedette sconvolto su una panchina di pietra. - Fammi pensare un momento. Questo evento è davvero strano...sì, forse è un miracolo...ma non celestialis, anzi diabolicus. E’ opera del demonio, ecco... - Ma don Tristano, come fa a dire questo? - Sai davvero poco di chiesa e dottrina, tu! - gridò iroso il parroco. - E’ nella tradizione religiosa che le madonne piangano. Lacrime, sangue, liquidi e sieri misteriosi. Piangono per i nostri peccati. E i fedeli vengono a testa bassa, pentiti e contriti, poiché hanno fatto piangere la Vergine Maria. Questo è giusto e cristiano. Ma ridere! Di cosa ride? Ride di noi? - Ma no...forse...è felice... - Bestemmia ed eresia! - gridò don Tristano. - Come può ridere in questo mondo materialista e relativista? Dove finisce l’autorità della chiesa se anche la Madonna si mette a scherzare e folleggiare? Come possiamo condannare e minacciare castighi se lei per prima mostra quell’ebete buonumore... - Padre, - disse Palmiro, facendosi il segno della croce - lei bestemmia! - Oh, insomma, mi perdoni Iddio, ho usato un’espressione sbagliata...volevo dire che non si è mai vista una madonna ridacchiare come una donnetta qualsiasi. Ma te l’immagini? Una processione di fedeli che vengono qui e la vedono sghignazzare? Penserebbero subito: allora le cose non vanno così male, possiamo fare i nostri comodi... - Ma forse la Madonna vuole confortarci... - Non è conforto, è sabotaggio! Se non si piange e non si soffre, a cosa serviamo noi? Chi si confesserà ancora, se quel sorriso lo assolve? - Io credo che alla gente piacerà, - disse deciso Palmiro - e poi che pubblicità per la nostra chiesetta! - Ahimè... - disse don Tristano sconsolato - avevo già immaginato processioni di fedeli contriti salire su in da noi e versare oboli. Statuette della Madonna in plexiglas. Piatti, bicchieri, bottiglie di Lachrima Mariae. - Telegiornali, giornalisti e giornaliste - disse Palmiro con voce sognante. - Ma forse è suggestione, - disse don Tristano - magari è un gioco di luce, uno scherzo del sole. Ma proprio in quel momento, limpida e sonora, una risata fanciullesca attraversò l’aria. Don Tristano si fece il segno della croce. - Sentila, sentila! Una ilarità lasciva, carnale. Guardati, tu sei già schiavo del sortilegio. Ma perché non potevo avere una bella Madonna che piange sangue o aceto come tutte? Oh me disgraziato, oh me misero. Gesù, puniscila! - Padre, - disse il giovane Palmiro - lei esagera. - Esagero un cazzo - gridò il parroco con improvvisa violenza. - Prendi quella madonna ridanciana e chiudila da qualche parte. Nessuno deve sapere. Pensi se ne venisse a conoscenza il cardinale Caraffa, quello che dice che la donna è il diavolo. Viene qui e la rompe a martellate. - Ma padre... - Zitto. Guai a te...anzi, la nascondo io. Ciò detto don Tristano si caricò la madonnina in spalla, cercando di non guardarne il volto, e la chiuse in un armadio della sagrestia. Poi uscì e intimò con voce ferma a Palmiro: - Se dici solo una parola, mando al vescovo i due giornali porno che ti ho sequestrato nella cella... - Veramente erano tre - disse Palmiro. - Due o tre insomma basta, vattene, vai a lucidare i candelabri, maniaco senza fede, irrisore, relativista... Il giovane Palmiro se ne andò mogio mogio. Don Tristano si risedette davanti al mare, cercando di calmarsi, ma quel sorriso lo torturava. - Che posso fare? - disse, col cuore gonfio di pena. - Insomma, non pretendo le stigmate, ma una Madonna che ride! E doveva proprio toccare a me. E di nuovo nell’aria risuonò quella dolce risata di fanciulla. - Dio, Dio - disse don Tristano prendendosi la testa fra le mani. - Cosa ho fatto per meritarmi questo? Dio non rispose e il caffèlatte diventò freddo. - “Il miracolo” da Cari mostri, Stefano Benni.