Domani, 22 Aprile, alle ore 10.30 presso il Tribunale di via XX Settembre, si terrà l’ultima udienza contro alcuni membri del comitato 3e32 e dello spazio sociale di Casematte.
L’Asilo Occupato sarà presente, corpi e anima, per dare sostegno ai nostri compagni: gli spazi autogestiti nell’area di Collemaggio, sono, come lo è anche l’Asilo Occupato, una manifestazione di cittadinanza attiva, mossa da ideali puri, che resistono alle contaminazioni di arrivismo e cinismo che ormai hanno intossicato quasi per intero la nostra società.
Dentro Casematte, e chiunque c’è stato lo sa, appena si varca la soglia, ci si sente in famiglia: c’è odore di casa, un’atmosfera calda, protettiva e stimolante. Nel “baretto” si incrociano vite diverse, che stando a contatto riescono a mettere in discussione se stesse, per poi riconoscersi attraverso le altre. Questo tipo di socialità, spontanea e orizzontale, incrementa la crescita individuale, sia culturale che psicologica.
Casematte rappresenta la soluzione ad un bisogno umano: incontrarsi, confrontare i pensieri e non ristagnare nella propria solitudine.
In un momento come quello dell’immediato post-sisma, quando le informazioni arrivavano confuse, quando i punti di riferimento erano letteralmente crollati, quando le tendopoli prendevano sempre di più un assetto militarizzato (così come il resto della città), la parola chiave era DISTRUZIONE. L’istinto umano, il desiderio di sopravvivenza, ci impone uscire dalla distruzione, attraverso la creazione. Così, un sostanzioso gruppo di persone ha cominciato a riunirsi, mosso proprio dal bisogno di uscire dal caos della propria “terremotata solitudine” , per confrontarsi con chi stava vivendo un dramma comune e per capire come fare per non cadere a picco passivamente, lasciandosi andare al corso degli eventi. A partire dalla DISTRUZIONE questo gruppo di persone è arrivato alla CREAZIONE: Casematte è uno strumento per continuare a creare, è un punto di riferimento fisso, in una città disorientata.
Puoi andare a Casematte per goderti un pranzo in compagnia, grazie alla mensa popolare, autofinanziata e portata avanti con dedizione, puoi andare ad assistere a un dibattito, alla proiezione di un film o ad un reading poetico… Puoi riunirti con la tua associazione (visto che probabilmente stando qui all’Aquila non hai una sede) , partecipare ad assemblee cittadine; puoi andare a registrare o provare con la tua band e ti verrà offerto anche lo spazio per esibirti per la prima volta … e, appunto, puoi ascoltare un concerto, ballare, passare una serata diversa dalle solite, anche con le solite persone… Insomma, ad occhio e croce se Casematte non ci fosse, allo stato attuale, buona parte della città accuserebbe un bel senso di vuoto.
E a questo punto ci chiediamo: per quale motivo le persone che hanno reso possibile tutto questo vengono additate come criminali e messe sul banco degli imputati? Dovrebbero sentirsi sporche? In colpa?
Noi non riusciamo a trovare colpe, non tra gli imputati almeno. Le colpe, ci sembra, si localizzino più sopra le teste di chi non ha saputo guidare la città in un momento terribilmente difficile e ora vuole danneggiare chi invece ha lottato per il bene dell’Aquila e dei suoi cittadini.
Se il comitato 3e32 non avesse rivalutato l’area di Casematte, ora, al posto di quel “baretto” che sa di casa ci sarebbe un rudere di legno, corroso dal tempo e le intemperie; allo stesso modo, l’Asilo Occupato, senza le persone che ora lo animano, sarebbe l’ennesimo palazzo inagibile del centro storico, vuoto ed inquietante.
Tempo fa, parlando con un amico all’Asilo, abbiamo fatto una riflessione: i centri sociali sono un fenomeno che trascende la legge, o, auspicando in un roseo futuro, la precede. Gli spazi di aggregazione autogestiti sono un impulso popolare, rappresentano una via di sopravvivenza alla repressione, all’inadeguatezza delle Istituzioni nell’affrontare le problematiche lamentate dai propri cittadini. Forse sarebbe ora di imparare qualcosa da questi moti popolari… magari si potrebbe scoprire che quella che da molti viene definita un’ “occupazione” è in realtà la “liberazione” non solo di uno spazio, ma anche del senso civico di una comunità.
Se una città manca di punti di riferimento ed esistono degli spazi abbandonati, che potrebbero sopperire a queste mancanze, nel momento in cui le Istituzioni non fanno nulla, allora è giusto che i cittadini provvedano da sé al proprio benessere e questo è quello che hanno fatto le persone che domani verranno giudicate in Tribunale.
Gli Spazi Sociali sono un bene comune, nascono dal e per il popolo: danneggiarli significa danneggiare la cittadinanza tutta.
Casematte ha difeso L’Aquila, è tempo che L’Aquila difenda Casematte.